Salesiani Cagliari

Nella Torino dell’Ottocento c’erano quattro carceri minorili. Don Giuseppe Cafasso, il sacerdote che poi diventerà il santo dei condannati a morte perché portava l’ultimo conforto ai ragazzi destinati alla forca, aveva chiesto a un giovane don Bosco di accompagnarlo a far visita a quei ragazzi di sedici-diciassette anni che stavano sprecando la loro vita ristretti in un carcere. Anche da quella visione, da quei ragazzi emarginati, abbandonati perché considerati difficili, messi all’angolo da una società poco incline al recupero e dimenticati, nasce la grande avventura di don Bosco e dei salesiani. Una avventura molto attuale ancora oggi, epoca in cui l’emarginazione e la solitudine dei giovani è diventata più subdola, solo perché spesso si camuffa dietro lo schermo di un telefonino o di un ipad.

Festa don BoscoRagione, religione e amorevolezza. Sono questi i principi su cui don Bosco ha fondato la sua vocazione di educatore, applicati fin dal primo istante nell’oratorio torinese di Valdocco dove don Bosco ha iniziato a prendersi cura dei suoi ragazzi per prevenirne le sbandate e curarne le ferite dopo ogni caduta. La ragione, per don Bosco, significa credere nell’uomo e nella sua capacità di apprendere, e si contrappone all’istintività. La religione, invece, orienta l’uomo verso Dio e lo rende capace di amare. Ma con equilibrio: la ragione, secondo don Bosco, ha sempre la precedenza. Infine l’amorevolezza, parola che non si trova nel vocabolario, ma sta alla base di qualsiasi azione educativa, è la capacità di far sentire amati i ragazzi. Come un padre ama i propri figli. “Per don Bosco i giovani hanno bisogno di due mani – ha spiegato don Gianni Ghiglione, salesiano di Torino, tra maggiori esperti della pedagogia di don Bosco e della spiritualità di San Francesco di Sales, durante la Messa celebrata domenica all’istituto salesiano don Bosco – una mano “amica” che sia in grado di prendersi cura di loro e tirarli fuori dalle difficoltà nel momento del bisogno, una mano “adulta” che sia in grado di guidarli nel processo di crescita in modo da diventare onesti cittadini e buoni cristiani.

L’imprinting di don Bosco

mostra don boscoForse è per questo che l’imprinting dell’educazione salesiana, caratterizzata anche dalla bella abitudine, introdotta dallo stesso don Bosco, di chiedere ai ragazzi più grandi di seguire la crescita dei più piccoli, è qualcosa che rimane per tutta la vita. Se sabato scorso hanno fatto festa i giovani alunni degli istituti salesiani cagliaritani e i loro docenti, domenica – giornata della solennità del santo, morto all’alba del 31 gennaio 1888 – è stata la giornata dei cooperatori e soprattutto degli ex-allievi salesiani che, in tanti, sono tornati nell’istituto di viale fra Ignazio, punto di riferimento sin dagli anni Cinquanta dei ragazzi cagliaritani che la domenica frequentavano l’oratorio.

In occasione della festa è stata allestita una piccola mostra con i lavori eseguiti dagli studenti dell’istituto sotto la guida dei docenti della scuola d’Arte Artemisia. I festeggiamenti si sono poi conclusi domenica pomeriggio con il raduno dei ragazzi di tutti gli oratori cittadini alla parrocchia di San Paolo.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *