Mussolinia e le teorie della sinistra sarda

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La bizzarra teoria secondo cui i migranti sarebbero la panacea per ripopolare le zone sperdute e incolte della Sardegna ricorda la storia del celebre comune di Mussolinia. L’attuale Arborea era stata inaugurata esattamente 87 anni fa, il 29 ottobre 1928, con il nome di Villaggio Mussolini dal Duce, che per costruirla aveva fatto arrivare una colonia di migranti provenienti dal veneto. Una colonia, quella veneta, che ha trovato terreno fertile nella cittadina arborense di Mussolinia integrandosi perfettamente con la popolazione autoctona. Oggi la sinistra vorrebbe ripetere l’esperimento sociale di Mussolinia impiantando un ceppo di migranti proveniente dal nord Africa nelle zone interne ed incolte della Sardegna.

Lo aveva detto qualche mese fa il segretario regionale del Partito Democratico ed europarlamentare Renato Soru e lo ha ribadito ieri il presidente del Consiglio Regionale Gianfranco Ganau, assicurando ad un gruppetto di migranti (che peraltro chiedevano di accelerare le pratiche per ottenere il diritto d’asilo e poter lasciare l’isola) che la massima assemblea sarda è pronta e ha le sensibilità giuste per costruire una società colorata e multietnica, degna di una civiltà moderna, accogliente e progressista. A smentirlo, dopo poche ore, ci ha pensato la levata di scudi del centrodestra isolano che ha ricordato come solo lo scorso anno quasi settemila sardi abbiano dovuto abbandonare la Sardegna per cercare fortuna e lavoro altrove.

La nuova Mussolinia della sinistra

Non sono uno di quelli che dicono che necessariamente i sardi debbano avere la precedenza. Anche perché, avendo visto tante persone mediocri con pedigree rigorosamente autoctono ricoprire posizioni di rilievo, credo fermamente che quei posti di rilievo sarebbero stati ricoperti più proficuamente e onestamente da chi, con la pelle nera, è costretto a elemosinare qualche euro per strada o al semaforo.

Eppure, al di là della poco appassionante contesa tra salviniani e antisalviniani, c’è una considerazione essenziale che mi porta a pensare che la nuova Mussolinia propugnata dal centrosinistra sardo sia un’idea fallimentare. E che il ceppo nord africano non abbia alcuna possibilità di attecchire nel centro Sardegna devastato dalla crisi. Come invece il ceppo veneto ha finito per attecchire a Mussolinia.

Non è importante sapere se i migranti rifiutano gli alberghi a cinque stelle con piscina o pretendono di mangiare solo quello che la loro religione gli consente di mangiare buttando il resto per strada, cosa che fa comunque imbestialire molti.

Importa sapere che queste persone appena mettono piede in Sardegna se ne vogliono immediatamente andare via.

Perché vogliono andare via? Perché chi arriva per vie traverse in Sardegna non considera la nostra regione una terra su cui puntare per scommettere sul proprio futuro?

Su questo la politica sarda dovrebbe interrogarsi.

Perché settemila giovani solo lo scorso anno sono stati costretti a scappare per cercare fortuna fuori dalla Sardegna? E perché chi arriva vuole subito scappare?

La qualità della vita non deve essere soltanto un bello slogan per l’Expo di Milano. La Sardegna ha bisogno di azioni concrete che diano respiro ad una economia boccheggiante che premia sempre e solo chi è potente e lascia a terra i più deboli. Non abbiamo bisogno di assistenzialismo e di carità pelosa. Abbiamo bisogno di sviluppo, di posti di lavoro, di pari opportunità. Allora sì che si potrà pensare ad una società multiculturale e multirazziale. Perché ora come ora se sei nero, anche se hai dodici lauree l’unico posto per te è in mezzo alla strada o ad un semaforo a vendere fazzoletti. E questa non è integrazione. Questa è solo ipocrisia. Per questo l’ipotesi di una nuova Mussolinia targata Pd rischia di essere soltanto l’ennesima trovata pubblicitaria.

2 COMMENTI

  1. Impossibile non essere d’accordo con te, Alessandro. Però è anche impossibile credere che Soru e Ganau siano di sinistra. Forse sono ben mascherati, ma non di sinistra.
    Circa i nordafricani che “finiscono” in Sardegna, è vero che non la scelgono come meta per viverci o per creare il proprio fututro. Probabilmente sono anche informati che Sardegna non è diversa da Mali o Senegal o Eritrea o Siria. Solo che qui la “guerra” e la “fame” uccidono lentamente, gradualmente, un poco al giorno. Ma il giorno del lento “omicidio” per la maggioranza di noi inizia con la nascita, e per salvarsi, migliaia di sardi che non vogliono farsi uccidere se ne vanno, come i nordafricani che se ne vanno dall’Africa. E vuoi che i Ganau e i Soru abbiano anche solo pensato a tentativi di soluzione del problema migranti? – Qui ci vorrebbe una risata sardonica! –
    Sono io stesso un ex migrante, e dopo 50 anni di lavoro fuori della Sardegna sono voluto ritornare a casa. Beh, qualcuno – dei sardi “privilegiati” – mi ha chiamato “migrante di ritorno”, con un certo fastidio. Ed è facile capire il perché: non ho riconosciuto e non riconosco “primati” ai printzipales, che anzi ritengo responsabili delle disastrose condizione della Sardegna. Quei printzipales vogliono proprio la Sardegna che c’è, non un’altra. Figuriamoci se pensano a soluzioni per i nuovi migranti!
    O figuriamoci se pensano ad un “autogoverno”. Pensano a fare correttamente gli ascari di Roma, nulla più.

    • Aldo, condivido il tuo commento dalla prima all’ultima riga. E dico anche io: come non essere d’accordo con te? Qui in Sardegna moltissime persone hanno tutto l’interesse che le cose non cambino di una virgola. E purtroppo a patire questa situazione sono soltanto i più deboli, quelli che non hanno le mani in pasta e sperano di andare avanti esclusivamente con il loro lavoro e le loro forze. Quelli che, come te che hai dovuto passare 50 anni lontano dalla tua terra, non vogliono padroni. Ma le cose dovranno cambiare prima o poi…

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