corte penale internazionale aja

L’Ufficio del Procuratore della Corte penale Internazionale dell’ Aja ha comunicato lo scorso 1° Febbraio di aver ricevuto il ricorso con cui il Movimento Sardegna Zona Franca ha chiesto una indagine contro i responsabili dell’attuale situazione sociale, economica e demografica in cui versa la Sardegna, ipotizzando i crimini di genocidio e crimini contro l’umanità. Nella missiva del procuratore della Corte dell’ Aja si legge che l’ufficio garantirà la massima attenzione al ricorso presentato dal segretario nazionale del Movimento, Francesco Scifo, e dalla presidente Maria Rosaria Randaccio. Pur rimarcando che la ricezione del ricorso non significa necessariamente che l’inchiesta sarà aperta, il procuratore della Corte internazionale assicura comunque che qualsiasi decisione in merito al ricorso sarà comunicata per iscritto insieme alle motivazioni che la giustificheranno. Ciò vuol dire che il procedimento davanti alla Corte dell’ Aja ha avuto inizio e che il caso Sardegna sarà esaminato nel merito.

Adesso chi non ha indagato, chi non ha fatto, chi non ha tutelato la salute pubblica sarà chiamato a dare la sua giustificazione sulle migliaia di sardi che si sono ammalati e sono morti – scrive l’avvocato Francesco Scifo nella sua pagina facebook. “Noi siamo l’unico movimento che si batte a mani nude contro il potere. Qualunque sia”.

La denuncia alla Corte dell’ Aja

Corte penale AjaNella denuncia, redatta in tre lingue (italiano, inglese e francese) e presentata il 29 dicembre 2015, il segretario politico dei Movimento Sardegna Zona Franca Francesco Scifo aveva chiesto al Procuratore della Corte penale internazionale dell’ Aja di aprire un’indagine contro ignoti per individuare e perseguire penalmente per i crimini di cui agli artt. 6) e 7) dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (genocidio e crimini contro l’umanità, appunto) i soggetti responsabili dell’attuale situazione economica, sociale e demografica della Sardegna, nonché dell’inquinamento ambientale e delle mancate bonifiche delle aree inquinate che insistono sul territorio dell’isola.

In Sardegna – scriveva Scifo nel documento – viene attuato o in ogni caso non viene impedito dalle autorità nazionali italiane e da quelle regionali e locali, un crimine di genocidio con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso: il gruppo minoritario dei sardi”.

Dal punto di vista giuridico ipotizzare questi crimini, ancorché eclatanti, ai danni della popolazione sarda è giustificato delle stesse norme dello Statuto di Roma che regolano l’attivitò della Corte penale internazionale dell’ Aja.

Il crimine di genocidio (previsto dall’articolo 6 dello Statuto) verrebbe integrato dagli “atti diretti a cagionare gravi lesioni all’integrità fisica o psichica della comunità appartenente alla minoranza linguistica sarda, sottoponendo deliberatamente la stessa a condizioni di vita tali da comportarne la distruzione fisica, totale o parziale”. In base all’articolo 7 dello Statuto di Roma i crimini contro l’umanità ipotizzati nel ricorso sarebbero invece degli “atti diretti a provocare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi danni all’integrità fisica e alla salute fisica e mentale della popolazione della Sardegna”.

E in effetti affermare che il sistema profondamente ingiusto e clientelare che vige da decenni nella nostra regione abbia contribuito a devastare il tessuto sociale ed economico della nostra regione distruggendo fisicamente e psicologicamente un’intera popolazione non è poi così peregrino.

Quanti sono stati in Sardegna gli amministratori della cosa pubblica che sono stati capaci di valorizzare l’enorme patrimonio della nostra regione? O che sono riusciti ad utilizzare a dovere le tante risorse pubbliche che negli anni la Sardegna ha avuto a disposizione per creare sviluppo e posti di lavoro? E che sono riusciti a tutelare il territorio e difendere la salute della popolazione?

Valutare dal punto di vista penale il comportamento di chi, nel corso degli anni, ha governato la Sardegna per verificare se ha davvero lavorato per il bene della popolazione oppure se, viceversa, ha commesso atti diretti a cagionare lesioni all’integrità fisica o psichica dei sardi e atti diretti a provocare gravi sofferenze o danni alla loro salute fisica o mentale non è per nulla una assurdità. Anzi, dovrebbe essere un atto dovuto, vista la situazione in cui versa la nostra regione. In ogni caso ora la parola passa alla Corte Penale Internazionale dell’ Aja.

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Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

Un pensiero su “Corte dell’Aja: al via il procedimento per il genocidio dei sardi”
  1. …Sarebbe opportunuo inserire tra i motivi tramite i quali si sta perpetrando il GENOCIDIO e la DIASPORA dei SARDI, anche il non tanto nascosto impegno a stoccare nei nostri territori, LE SCORIE NUCLEARI da tutta Europa, cosa che sarebbe il coperchio sulla BARA che sarà questa nostra unica PATRIA SARDA….La sola soluzione sarebbe la LIBERATZIONE dal giogo italo-usa e getta….

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