L’assicurazione Inail non penalizza in alcun modo le associazioni di volontariato e le cooperative sociali che ricevono viceversa una prestazione di lavoro da parte di persone condannate alla sanzione del Lavoro di Pubblica Utilità. Eustachio Vincenzo Petralla, dirigente a riposo dell’ufficio della Esecuzione penale esterna, interviene con alcune importanti precisazioni in merito all’articolo Esecuzione penale esterna: tegola Inail sulle associazioni di volontariato che nei giorni scorsi ha dato voce ai timori delle associazioni sarde in merito agli adempimenti richiesti dall’istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Innanzitutto perché – spiega – la questione della assicurazione Inail non riguarda tutte le persone che espiano una pena in misura alternativa, ma solo coloro che sono condannati alla sanzione del Lavoro di Pubblica Utilità.

L’assicurazione Inail

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L’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari

La sanzione del Lavoro di pubblica utilità – precisa il dott. Petralla a proposito della assicurazione Inail – “è una sanzione penale, prevista anche per gli imputati che chiedono la messa alla prova, che prevede che il reo svolga un “lavoro gratuito in favore” di enti pubblici e privati, come riparazione del danno causato dalla sua condotta illecita (naturalmente si tratta di trasgressioni di lieve o lievissima entità – guida in stato di ebbrezza, furti di lieve entità, etc.). Tale “lavoro” può essere coerente con le sue capacità professionali (un elettricista che tiene la manutenzione, l’avvocato che dà consulenza legale, il muratore che ripara l’intonaco, il meccanico che fa la manutenzione delle ambulanze, il contadino che coltiva il giardino, il medico che fa assistenza sanitaria, lo studente che fa ripetizione ai bambini, l’impiegato che aiuta nella gestione amministrativa, etc.), oppure avere una valenza diversa, purché utile all’associazione o all’ente (aiutare nelle pulizie, aiutare nel trasporto degli infermi o disabili, tinteggiare una scuola, riordinare un magazzino, archiviare degli atti, etc.).

Quindi è inesatto dire che le associazioni e le cooperative attuano le convenzioni a titolo gratuito – evidenzia l’ex dirigente dell’UEPE -. In tal modo si suggerisce al lettore una deduzione suggestiva: non solo le associazioni accolgono le persone al Lavoro di Pubblica Utilità senza ricevere nessun compenso, quasi che debbano assicurare interventi assistenziali che comportino “una spesa” caricata sui loro già magri bilanci, ma si chiede loro anche di accollarsi la spesa dell’assicurazione che dovrebbe essere sostenuta dal ministero della giustizia.

In realtà – osserva l’ex dirigente della Esecuzione Penale Esterna – lo spirito della sanzione è esattamente il contrario: per un ente, associazione o cooperativa, la presenza di una persona in Lavoro di Pubblica Utilità non deve comportare un onere ma una utilità; per questa ragione la norma prevede che si possa svolgere anche presso associazioni di volontariato, perché ne traggano un utile a sostegno alla loro attività.

In cambio la legge prevede che l’ente o l’associazione si faccia carico dell’assicurazione antinfortunistica che devono stipulare tutti coloro che utilizzano una prestazione lavorativa, anche se a titolo gratuito (DPR 1124/1965 – Tutela antinfortunistica dei lavoratori).

L’obbligo di assicurazione antinfortunistica per il L.P.U. – e solo di tali persone – non è una novità introdotta quest’anno, ma è sempre stato vigente ed è sempre stata posta a carico dell’ente o associazione (art. 2 Decreto Ministeriale 26 marzo 2001 in Gazzetta Ufficiale n. 80 del 05-04-2001 e art. 3 Decreto ministeriale 8 giugno 2015, n. 88).

In questo caso è indubitabile che si tratti di prestazione lavorativa e non di attività volontaria, perché il reo non può interromperla a sua discrezione come può fare il volontario e, pertanto, la copertura assicurativa antinfortunistica la fornisce l’INAIL.

Quindi l’obbligo non è stato introdotto dai commi 86 e 87 della finanziaria citati nell’articolo che, invece, proprio per andare ancora di più incontro alle esigenze del privato sociale ha previsto, su proposta dei ministeri della giustizia e del lavoro, un fondo di 3 milioni per coprire le spese che sarebbero state sostenute dalle associazioni per l’assicurazione INAIL dei Lavoratori di Pubblica Utilità.

La circolare INAIL, cui l’articolo attribuisce la decisione di imporre il nuovo balzello, in realtà detta le modalità per accedere al fondo e invita le sedi zonali a dare il sostegno amministrativo alle associazioni per aiutarle negli adempimenti richiesti.

Proprio per incentivare l’impiego dei Lavoratori di Pubblica Utilità, l’INAIL ha previsto una tariffa agevolata e simbolica, che ammonta a 0,87 € pro die per complessivi € 250 circa nel caso di sanzioni che richiedano l’impegno giornaliero per tutto l’anno, di fatto inesistenti, perché il reo deve continuare a svolgere la sua vita sociale e di lavoro. La spesa, peraltro, è fiscalizzata. E questa assicurazione non è aggiuntiva a nessun’altra, poiché nessun’altra polizza le associazioni devono sottoscrivere per i L.P.U.

Le pare un impegno insostenibile visto che l’associazione deve ricevere in cambio, come dice la legge, una prestazione lavorativa gratuita?

Non mi pare, quindi, che ci siano dei volenterosi che vogliono fare e “il muro della burocrazia” che gli pone ostacoli, ma invece grande attenzione ai fabbisogni del privato sociale, senza però escludere anche la tutela dei diritti delle persone in esecuzione della pena del L.P.U.

Ora che è un po’ più chiaro il quadro di quello che le associazioni devono ricevere e di cosa devono offrire in cambio, perché c’è il rifiuto di stipulare l’assicurazione antinfortunistica a tutela della persona che svolge il lavoro di pubblica utilità nonostante la relativa spesa sia stata totalmente fiscalizzata e quindi, paradossalmente, le associazioni ne trarrebbero un ulteriore risparmio rispetto all’assicurazione che dicono di pagare? Come mai il fondo di 3 milioni istituito dalla finanziaria, risulta quasi del tutto inutilizzato?

Io apprezzo molto il volontariato, so quanto sia utile alla società, ma a volte non capisco certe posizioni che hanno il sapore del rifiuto “a prescindere” o nascondono chissà quali altri timori. Può darsi che, sempre stando attenti a non generalizzare, anche tra le associazioni di volontariato ci sia qualcosa che non va per il giusto verso”.