Quirra, Alfano: i poligoni non sono servitù militari

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Quirra. Nessun dato scientifico attendibile attesta una molteplicità di persone ed animali nati con difformità fisiche nella zona del poligono interforze di Quirra né sono pervenute segnalazioni in questo senso all’Osservatorio del Ministero della Difesa. Il Governo italiano è stato tranciante: nonostante l’indagine avviata coraggiosamente dal procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi, nonostante le analisi dei veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei, nonostante le tante indagini giornalistiche non è possibile correlare i misteri di Quirra con le attività svolte all’interno della zona militare.

Rispondendo qualche giorno fa ad una interrogazione del deputato sardo di Sel Michele Piras, il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano ha annunciato che lo Stato ha intenzione di valorizzare i  territori militari sardi (è stato stanziato un finanziamento di ben 25 milioni di euro in tre anni, dal 2013 al 2015, per la bonifica dei poligoni di Quirra, Capo Frasca e Capo Teulada) e forse di dismettere qualche ettaro di terra per ridimensionarli, ma non ha assolutamente alcuna intenzione di liberare le enormi aree dell’isola stuprate dalle esercitazioni belliche.

Anzi: Il sottosegretario Alfano è andato oltre. E ha liquidato l’epocale battaglia della regione sarda contro le servitù militari (ricordiamo per inciso che con oltre 35 mila ettari di territori vincolati la Sardegna è la regione italiana più gravata dalle servitù) spiegando che “i poligoni non sono aree soggette a servitù militare, ma rientrano a pieno titolo nel patrimonio del demanio militare dello Stato”.

Interpellato esplicitamente sulla questione della ridefinizione dei vincoli militari e la dismissioni dei poligoni, il rappresentante del Governo Letta ha poi spiegato candidamente che: 1) il poligono di Quirra ha “caratteristiche di unicità essenziale nel panorama nazionale  per la sua capacità di soddisfare le esigenze di sperimentazione necessarie all’acquisizione di “sistemi d’arma complessa” e per garantire la sicurezza delle popolazioni civili durante le esercitazioni militari vista la sua vicinanza al mare; 2) anche gli altri due poligoni sardi, Capo Teulada e Capo Frasca, sono essenziali per attività addestrativo-sperimentali dei militari italiani impegnati nelle missioni all’estero. Dunque per il Governo i tre poligoni non si toccano.

Quirra: la replica di Piras

La risposta del Governo è stata disarmante e lascia un senso profondo di rabbia”, ha commentato Piras. “Ancora una volta si nega l’evidenza del drammatico impatto ambientale, si minimizzano gli effetti nefasti delle esercitazioni militari sulla salute delle popolazioni locali e non si riscontra alcuna apprezzabile apertura sul tema della dismissione – almeno parziale – e delle bonifiche”. Il deputato di Sel ha poi fatto un appello a tutte le istituzioni isolane per una battaglia per il ridimensionamento delle servitù militari nell’Isola e per la programmazione di azioni concrete finalizzate alla bonifica dei territori distrutti dalle esercitazioni, alla riconversione civile delle economie locali, allaa rivendicazione della sovranità e al riconoscimento formale dei danni ambientali e alla salute causati da oltre cinquant’anni di occupazione ed attività militare.

Tematiche queste care, tra gli altri, al battagliero comitato sardo Gettiamo Le Basi e all’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico.

Il prossimo 26 luglio i rappresentanti di Sel nella Commissione Difesa visiteranno il Poligono insieme al deputato Giulio Marcon, storico esponente dei movimenti pacifisti mentre meno di u  mese fa sono stati a Quirra anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle che fanno parte delle Commissioni alla Difesa di Senato e Camera.
 guidati da Roberto Cotti e Emanuela Corda (capigruppo del M5S nelle due commissioni).

Esercitazioni a Quirra

Evidentemente, nonostante le rassicurazioni del Governo, in pochi sono veramente convinti che nella zona di Quirra non sia successo nulla.

4 COMMENTI

  1. Mi spiace, ma l’affermazione di Alfano è corretta. Dal punto di vista giuridico i poligoni NON sono servitù militari. I poligoni (e altra installazioni militari di vario tipo) sono demanio militare, le servitù sono i territori confinanti con le varie installazioni, che sono sottoposti a tutta una serie di limitazioni e vincoli d’uso (v. Legge 898 del 1976).

    • Laura, grazie per la tua precisazione. La posizione del Governo, come dici tu, è sicuramente corretta dal punto di vista giuridico. Eppure, nella sostanza la Sardegna si ritrova purtroppo con ettari ed ettari di territorio (in molti casi coste) deturpati dalle esercitazioni militari e scippati all’utilizzo comune. Il perché la nostra regione sia strategica dal punto di vista delle esercitazioni e dell’addestramento dei militari è stato spiegato abbastanza chiaramente dal sottosegretario Alfano, ma il fatto che nei Poligoni sardi possano essere testate nuove armi che poi spargeranno morte in tutto il mondo è una cosa che a me personalmente non va proprio giù.

      • Sono assolutamente contro l’occupazione militare del territorio, da questo punto di vista ci troviamo più che d’accordo. Essendomi occupata per ragioni di studio delle servitù militari in Sardegna volevo solo far notare che il titolo dell’articolo è in qualche modo fuorviante. Alfano non ha fatto altro che ribadire (certo, nell’interesse suo e delle posizioni politiche del suo governo, in modo strumentale) quello che è un dato di fatto, ovvero la distinzione giuridica tra demanio e servitù militari. Sarebbe stato meglio, forse, smascherare questo giochino di parole e definizioni normative e sottolineare che bisogna intendere l’asservimento in senso etimologico, come un territorio servo degli interessi e delle esigenze militari. Ribadire che, a prescindere che si tratti di poligoni, depositi carburante, punti di ormeggi per sottomarini o aree civili in regime di servitù, la nostra isola è oberata dalla presenza militare ed è necessario liberarsene al più presto.

        • Dal punto di vista giuridico e formale non posso ovviamente controbattere il tuo giusto rilievo. Ma sono contento del fatto che, nella sostanza, concordi sul fatto che la Sardegna abbia dato abbastanza sotto il profilo dell’asservimento alle esigenze militari del Governo italiano. La tua puntualizzazione, come giustamente sottolinei, è però servita non solo a chiarire la situazione dal punto di vista giuridico ma anche a far capire quanto sia strumentale e, se mi permetti, arrogante la posizione del Governo che non ha alcuna intenzione di liberare gli spazi adibiti alle attività militari in Sardegna.

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