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Il turismo internazionale salva la stagione in Sardegna

Un turista straniero che arriva in vacanza in Sardegna spende in media 420 euro per il viaggio (solitamente in aereo), 44 euro a notte per l’alloggio, 18 euro al giorno per mangiare al di fuori della struttura che lo ospita e circa 83 euro al giorno per le attività di svago e relax (musei, escursioni e intrattenimenti vari). Per gli acquisti la sua spesa media è invece di circa 118 euro, ben al di sotto dei quanto accade in regioni come la Sicilia, l’Emilia Romagna o la Toscana. La maggior parte della spesa dei turisti stranieri in Sardegna, circa il 70%, se ne va dunque per il vitto e l’alloggio. L’indotto beneficia molto poco della massiccia presenza dei turisti stranieri, la cui presenza sta salvando la stagione turistica sarda, come al solito penalizzata dalla stagionalità e dall’incapacità di differenziare l’offerta valorizzando, oltre le spiagge, anche l’interno dell’isola. I dati sono stati forniti dal centro studi della Cna Sardegna che ha elaborato i risultati dell’indagine mensile sul turismo internazionale nelle regioni italiane diffusi nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia.

Nei primi otto mesi del 2013 il numero delle presenze straniere in Sardegna è aumentato di circa 90 mila unità e gli arrivi internazionali nelle strutture ricettive per motivi di carattere vacanziero sono passati da 544 a 606 mila. Tra gennaio e agosto sono arrivati nell’isola circa 1,216 milioni di turisti stranieri, in leggera diminuzione rispetto all’anno passato. Sono invece aumentati i viaggiatori giunti nelle strutture ricettive sarde, passati da 158 mila a oltre 175 mila.

L’elaborazione della  Cna regionale conferma dunque che il turismo internazionale sta salvando la stagione estiva in Sardegna in questi periodi di crisi. Ma anche il trend che vede una progressiva riduzione dei periodi di permanenza dei turisti nell’isola (dalle circa 11 notti di 2007 e 2008, alle 9 del 2012) e la  netta riduzione della spesa media giornaliera sostenuta dalle famiglie in arrivo nell’isola, diminuita negli ultimi anni di 10 euro al netto delle spese di viaggio: da 102 euro del 2011 a circa 91 euro dei primi otto mesi del 2013. Un dato che si spiega con la riduzione della capacità di spesa delle famiglie ma anche con la riduzione dei prezzi praticata dalle strutture ricettive dell’Isola nel tentativo di contrastare il calo prolungato della domanda soprattutto nazionale.

Turismo internazionale in crescita

Turismo internazionale Sardegna
La caratteristica roccia dell’elefante a Castelsardo

«Il turismo internazionale continua ad essere una risorsa importante per la Sardegna che si contrappone al calo fisiologico delle presenze di turisti italiani», commentano Bruno Marras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario della Cna regionale, sottolineando come le difficoltà economiche nazionali si siano riflesse fisiologicamente sulle dinamiche del settore turistico sardo. Secondo i dati dell’Istat, la diminuzione degli arrivi nelle strutture alberghiere e complementari (campeggi e villaggi, alloggi in affitto, agriturismi e bed & breakfast) è infatti da imputare quasi esclusivamente alla marcata contrazione dei flussi nazionali, mentre – dopo che nel 2011 si era  registrato un record  di oltre 885 mila arrivi – la quota assorbita dal turismo internazionale ha tenuto nel 2012 raggiungendo il 43%, sia in termini di arrivi, sia di presenze. «Siamo di fronte a una domanda sempre  più internazionale che sostiene l’ambizione della Sardegna di diventare meta sempre più popolare per il turismo internazionale nel Mediterraneo».

I dati elaborati dalla Cna mettono comunque in evidenza una serie di criticità del settore turistico che impediscono alla Sardegna di sfruttare le potenzialità offerte dal crescente turismo internazionale: scarsa differenziazione dell’offerta, stagionalità, forte concentrazione territoriale, elevati costi di trasporto e alloggio.

Le stime di Bankitalia dicono che ben il 47% dei circa 487 milioni di euro spesi dai viaggiatori stranieri giunti nel 2012 in Sardegna per le vacanze, pari a circa 230 milioni, si riferiscono alle sole spese di alloggio: un dato inferiore in Italia solo a Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. In pratica, viaggio e alloggio rappresentano quasi il 70% delle spese sostenute dai turisti internazionali, mentre appare molto ridotta la quota rimanente distribuita tra le altre attività dell’indotto turistico (appena il 30%).  Indotto che include la ristorazione esterna alle strutture ricettive (14%); commercio (10%) e altre attività collegate a svago e intrattenimento (tra cultura, escursioni, musei, spettacoli, noleggi, si arriva appena al 7%).

La condanna della stagionalità

«Il turismo internazionale sardo – spiegano Marras e Porcu – è ancora troppo stagionale e si limita a un’offerta turistica balneare localizzata lungo le aree costiere e in brevi periodi dell’anno: circa un quarto delle presenze di turisti internazionali in Regione si concentra nel mese di agosto, un dato decisamente superiore alla maggior parte delle altre regioni italiane. La presenza di un grande patrimonio paesaggistico e ambientale – proseguono i vertici della Cna – tende a sviluppare attività prevalentemente indirizzate al suo sfruttamento immediato ma distoglie l’attenzione verso attività di studio, ricerca e sperimentazione finalizzate al miglioramento e alla promozione di nuove forme di offerta. Si pensi solo alle nuove forme di turismo ecologico, del benessere, del turismo culturale, sportivo, storico e paesaggistico, oggi marginali se non assenti nell’offerta turistica regionale. Bisogna viceversa affinare strategie di marketing e di promozione legate all’utilizzo delle nuove tecnologie per ampliare e diversificare il bacino di utenza e sfruttare maggiormente le opportunità offerte dallo sviluppo dei collegamenti aerei a basso costo. Per questo è fondamentale incrementare la vocazione all’innovazione, aumentando e favorendo la spesa in ricerca e sviluppo investendo sulla formazione, investendo sui giovani, valorizzandone le idee e promuovendo la nascita di imprese ad alto contenuto tecnologico. In altre parole, investendo in tutto quello che oggi, purtroppo, ancora manca alla Sardegna e a tutta l’Italia».

Insomma la crescita del turismo internazionale nei mesi estivi non è sufficiente: per sfruttare tutte le potenzialità della nostra regione occorrono idee più innovative.

 

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

1 COMMENTO

  1. Il problema del turismo stagionale è antico, per vivere di turismo in Sardegna occorre cambiare mentalità e aprirsi a nuove idee anche nei settori di nicchia che possono aiutare a vivere di turismo fuori stagione.

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