La comunicazione ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società. Com’è bello vedere persone impegnate a scegliere con cura parole e gesti per superare le incomprensioni, guarire la memoria ferita e costruire pace e armonia. Le parole possono gettare ponti tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, i popoli. E questo sia nell’ambiente fisico sia in quello digitale”. E’ uno stralcio del messaggio di Papa Francesco per la Cinquantesima Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, dal titolo Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo.

Del messaggio di Papa Bergoglio sulle comunicazioni sociali e dell’enorme responsabilità dei mass media, che soprattutto oggi hanno il dovere di creare dei ponti e favorire l’incontro e l’inclusione in un momento di grande scontro su temi etici di importanza epocale, parlerà a Cagliari Padre Francesco Occhetta, gesuita, scrittore della storica testata “La Civiltà Cattolica” e consulente ecclesiastico nazionale dell’Ucsi, l’Unione Cattolica Stampa Italiana.

L’incontro con Padre Occhetta (Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo) si terrà giovedì 11 febbraio alle 18 presso l’Aula Magna della Pontificia Facoltà teologica della Sardegna in via Sanjus 13, a Cagliari. L’evento è promosso dall’Ucsi Sardegna in collaborazione con l’Ufficio per le Comunicazioni sociali della Diocesi di Cagliari.

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Il messaggio del Papa per la Giornata delle Comunicazioni sociali

Parole e azioni, si legge nel messaggio del 24 gennaio di Papa Francesco, possono “aiutarci ad uscire dai circoli viziosi delle condanne e delle vendette, che continuano ad intrappolare gli individui e le nazioni, e che conducono ad esprimersi con messaggi di odio. La parola del cristiano, invece, si propone di far crescere la comunione e, anche quando deve condannare con fermezza il male, cerca di non spezzare mai la relazione e la comunicazione”.

Faccio appello a quanti hanno responsabilità istituzionali, politiche e nel formare l’opinione pubblica, affinché siano sempre vigilanti sul modo di esprimersi nei riguardi di chi pensa o agisce diversamente, e anche di chi può avere sbagliato – scrive il papa nel messaggio per le Comunicazioni sociali -. È facile cedere alla tentazione di sfruttare simili situazioni e alimentare così le fiamme della sfiducia, della paura, dell’odio. Ci vuole invece coraggio per orientare le persone verso processi di riconciliazione, ed è proprio tale audacia positiva e creativa che offre vere soluzioni ad antichi conflitti e l’opportunità di realizzare una pace duratura”.

Ma attenzione. La comunicazione presuppone prima di tutto l’ascolto. “Comunicare significa condividere, e la condivisione richiede l’ascolto, l’accoglienza – afferma il Papa -. Ascoltare è molto più che udire. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione; ascoltare, invece, rimanda a quello della comunicazione, e richiede la vicinanza. L’ascolto ci consente di assumere l’atteggiamento giusto, uscendo dalla tranquilla condizione di spettatori, di utenti, di consumatori. Ascoltare significa anche essere capaci di condividere domande e dubbi, di percorrere un cammino fianco a fianco, di affrancarsi da qualsiasi presunzione di onnipotenza e mettere umilmente le proprie capacità e i propri doni al servizio del bene comune. Ma avverte Bergoglio: “Ascoltare non è mai facile. A volte è più comodo fingersi sordi”.

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