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Maschile e femminile: la felicità sta nell’essere diversi e complementari

Una mamma femminista di seconda generazione, desiderosa di educare il proprio figlio in modo che crescesse senza pregiudizi e stereotipi, aveva regalato al piccoletto una barbie nella speranza che il dono aiutasse suo figlio ad essere sensibile e gentile. Ricevuta la bambola, il bimbo l’aveva immediatamente impugnata come un fucile iniziando a far finta di sparare e lasciando la mamma interdetta. Questo episodio, peraltro abbastanza noto, dimostra che i bambini hanno una innata predilezione per alcune attività e alcuni giochi rispetto ad altri semplicemente perché hanno attitudini diverse e conformazioni psicofisiche differenti. Per questo – andando oltre gli stereotipi che da anni la nostra cultura ci propone ed andando oltre la sessualità fluida e ambigua propagandata dai media in questo momento storico – la complementarietà tra maschile e femminile è e sarà sempre il principio fondamentale che regola la vita umana.

Maschile e femminile – Un dono e una risorsa per l’educazione in famiglia, è il titolo di un interessante incontro che lo psichiatra e psicoterapeuta Tonino Cantelmi, professore di Psicopatologia presso la Pontificia Università Gregoriana, presidente nazionale della Comunità del Diaconato in Italia e autore di numerosi saggi sull’argomento, ha tenuto nei giorni scorsi a Cagliari, nell’Aula magna della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna.

maschile e femminile
Tonino Cantelmi, professore di psicopatologia alla Pontificia Università Gregoriana, ha parlato a Cagliari della complementarietà tra maschile e femminile

La relazione magistrale del professor Cantelmi stata un lungo viaggio multimediale che, partendo dai più comuni e datati stereotipi sui comportamenti maschile e femminile, è giunto ad una verità inoppugnabile: nonostante oggi la cultura dominante proponga nei suoi messaggi un mix sessuale ambiguo e fluido, la felicità degli esseri umani è racchiusa nella complementarietà e nella reciprocità tra uomo e donna, entità irrimediabilmente diverse nel modo di pensare e di affrontare le situazioni. Perché come diceva Giorgio Gaber nel celebre monologo “Secondo me la donna”, “dallo scontro-incontro tra un uomo e una donna si muove l’universo intero e senza due corpi differenti e due pensieri differenti non c’è futuro”.

Professor Cantelmi, quanta verità c’è dietro gli stereotipi che raccontano in modo spesso grossolano il mondo maschile e quello femminile?

Noi non difendiamo ovviamente gli stereotipi, che sono frutto della società e della cultura e spesso sono fonte di discriminazione, sofferenza e dolore. Nel rapporto tra maschile e femminile gli stereotipi devono essere sicuramente abbattuti. Tuttavia queste rappresentazioni ci indicano qualcosa perché affondano le loro radici in autentiche differenze neurobiologiche tra uomini e donne, come dice Gaber “di pensiero e di corpo”, che fanno sì che il maschile e il femminile abbiano un proprium specifico nella cui complementarietà probabilmente si delinea un orizzonte di autentica felicità. Dunque riscoprire il maschile e il femminile nella loro autenticità è davvero utile per questo momento sociale che stiamo vivendo, un momento di grande confusione dove la proposta alternativa è quella di un mix di identità fluide indefinite, ambigue, varie e solipsistiche. Riscoprire il maschile e femminile nella propria autenticità e favorire la complementarietà e la reciprocità è probabilmente la risposta migliore.

Perché secondo lei in questo momento c’è una grande propaganda per dimostrare il contrario?

In realtà tutto nasce negli anni 60, dal tentativo di abbattere le discriminazioni sessiste e le ingiustizie. Quindi nasce da un’esigenza di giustizia ed io credo che questo non vada trascurato. Il tentativo di polverizzare il maschile e il femminile come risposta all’ingiustizia nasconde però un’altra ingiustizia. Non rispettare le differenze è secondo me l’ingiustizia dei nostri tempi.

Molti risponderebbero alle sue argomentazioni dicendo che il gender non esiste. Secondo lei cosa è il gender?

Esistono molti studi che sono confluiti in qualcosa che chiamiamo “teoria del gender” che non è esattamente ben definito, ma che ha tuttavia importanti risvolti filosofici, antropologici, etici e anche giuridici. Anche se non esiste esattamente una definita teoria del gender esiste una teoria culturale del gender che secondo me è molto significativa.

Nei suoi libri parla diffusamente dell’attività della Organizzazione Mondiale della Sanità soprattutto sui bambini.

L’OMS propone degli standard educativi per la sessualità dei bambini a partire dai tre anni. Noi abbiamo studiato questi standard che ci sembrano in alcuni casi fuorvianti o addirittura errati sul piano scientifico e quindi ne abbiamo contestato alcuni aspetti scientifici. Proponiamo una visione in cui la sessualità non sia staccata dalla persona e dalla relazione. Siamo consapevoli che sia necessario procedere nell’educazione sessuale, ma chiediamo il rispetto della persona umana. Fondamentalmente come dice Papa Francesco nella Amoris Laetitia diciamo sì alla giusta educazione sessuale ma no ad una educazione sessuale che si limita a un invito a proteggersi o a un sesso solipsistico oppure a discapito della relazione. E’ importante fornire percorsi di educazione sessuale, ma che siano percorsi antropologicamente rispettosi della persona umana.

Si parla anche di masturbazione precoce: questo ha creato molte polemiche …

L’aspetto della masturbazione viene affrontato in maniera troppo precoce e slegato da un contesto di senso e di significato. Il libro “Nati per essere liberi” affronta tutta la proposta dell’OMS e ne vede gli aspetti positivi laddove ci siano, ma anche i tanti aspetti a nostro parere scientificamente non provati o addirittura negativi.

Qual è la vostra proposta concreta?

La nostra proposta concreta si configura in un progetto che si chiama Pioneer (se ne parla anche in questo articolo). E’ un progetto di sviluppo della persona rispettoso dei suoi tempi e dei suoi modi e del maschile e del femminile, contro le discriminazioni. Si tratta di un progetto di educazione psicoaffettiva e psicosessuale che proponiamo già a partire dai 3-4 anni.

Quindi per i bambini. E per i genitori?

Il progetto Pioneer prevede inevitabilmente anche il coinvolgimento dei genitori. Abbiamo bisogno di genitori consapevoli ed educati ad educare.

Secondo lei si uscirà da questa situazione?

Io vedo tante cose positive. Il vero problema è la felicità dell’uomo e credo che queste siano tutte forme di ricerca della felicità, alcune infelici ed altre invece più utili. Soltanto la costruzione armoniosa di una persona la può davvero predisporre alla felicità.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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