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Destagionalizzazione del turismo: il caso dei chioschi di Castiadas

Destagionalizzazione. Quante volte abbiamo sentito i nostri amministratori pronunciare questa parola o l’abbiamo letta nelle pagine di cronaca regionale e di economia? Per rilanciare il turismo in Sardegna è necessaria la destagionalizzazione ovvero bisogna allargare una stagione turistica che si limita ai mesi tra maggio e ottobre quando le spiagge sarde sono più o meno piene di turisti.

Infatti qualche coraggioso imprenditore ha deciso di andare oltre e non limitare la sua attività ai mesi prettamente estivi. E’ il caso di Massimo Ferrara, titolare dello stabilimento Maklas di Castiadas, che per la prima volta quest’anno ha tenuto aperta la sua struttura anche nei mesi invernali.

La decisione è stata presa a ragion veduta. Qualche anno fa, in ottemperanza al decreto Salva Italia che aveva liberalizzato orari e periodi di apertura delle imprese turistiche e balneari, la Regione Sardegna  (assessorato agli Enti Locali) aveva emanato un provvedimento che consentiva ai titolari delle concessioni demaniali marittime con finalità turistiche e balneari la destagionalizzazione della loro attività e la possibilità di estendereil servizio ai clienti per tutto l’anno.

Una scelta particolarmente azzeccata per una regione come la Sardegna che – se si eccettuano le temperature rigide di questi giorni – può tranquillamente tenere aperti i propri esercizi turistici tutto l’anno, come avviene ad esempio al Poetto di Cagliari.

La destagionalizzazione del turismo in Sardegna

Il comparto dei balneari in Sardegna è particolarmente strategico: circa 600 imprese con l’occupazione diretta di 4mila addetti più l’indotto che operano – come si vedrà – all’interno di un quadro normativo particolarmente complesso dove la legislazione regionale si interseca a quella nazionale e comunitaria.

Dopo la liberalizzazione avvenuta nel 2012 il Consiglio regionale non è stato fermo. Nell’aprile 2015 è stata emanata la legge regionale  n° 8, con cui, probabilmente sulla scorta del solito finto ambientalismo di chi mette mille divieti sulle coste e nel frattempo non disdegna la villetta in riva al mare, è stata messa una pietra sopra la cosiddetta destagionalizzazione.

L’articolo 17 della legge 8 ammette infatti senza alcun limite temporale la realizzazione delle strutture a servizio della balneazione solo ed esclusivamente nei litorali urbani (che però non sono stati ancora definiti dalla Regione), mentre negli altri casi le permette solo nel periodo compreso tra i mesi di aprile e ottobre.

In particolare nei comuni in cui non è stato ancora predisposto il Pul (il Piano di Utilizzo dei Litorali, praticamente sconosciuto alla maggior parte dei comuni sardi) è ammesso, per una durata non superiore a novanta giorni, solo il “posizionamento di strutture amovibili a servizio della balneazione nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia marina e negli ambiti contigui ai litorali, ricompresi nella fascia dei 2.000 metri dalla linea di battigia marina”.

La norma regionale ha dunque messo in un cassetto i buoni propositi di destagionalizzazione del turismo in Sardegna previsti dal decreto nazionale Salva Italia imponendo – almeno sulla carta – a tanti imprenditori della balneazione di smontare i propri chioschi in ogni stagione.

destagionalizzazione
Lo stabilimento Maklas di Castiadas durante la scorsa stagione estiva: il titolare ha deciso di tenere aperta la struttura per tutta la stagione confidando nel decreto Salva Italia

Nei giorni scorsi – la notizia è apparsa sulle cronache locali del quotidiano L’Unione Sarda – il Comune di Castiadas ha intimato ai titolari di una concessione con il chiosco “di provvedere allo smontaggio nel più breve tempo possibile e comunque non oltre giorni 45 dalla ricezione della notifica”.

In pratica gli imprenditori balneari della zona dovranno smontare le strutture entro la fine del mese: se non ottempereranno alla rimozione – si legge nel provvedimento che, riporta il quotidiano, in premessa fa proprio riferimento alla legge regionale 8 del 2015 (“in assenza del Pul è ammesso, per una durata non superiore a 90 giorni, il posizionamento di strutture amovibili”) – “la situazione costituisce presupposto di avvio del procedimento di decadenza della concessione demaniale“.

Ovviamente la complicata questione sarà risolta per vie legali. Ma non si può fare a meno di osservare la schizofrenia di un sistema normativo che a quanto pare riesce ad andare contro gli interessi della Sardegna e di chi con coraggio vuole impegnarsi persino quando la legge nazionale parrebbe essere favorevole.

Di queste contraddizioni si sono accorti gli esponenti di Forza Italia in Consiglio regionale che, lo scorso giugno, hanno presentato una proposta di legge (primo firmatario l’ex sindaco di Alghero Marco Tedde) che modifica la legge 8 del 2015 in modo da permettere a tutti i titolari di concessioni balneari di operare 12 mesi l’anno anche nei Comuni sprovvisti di Pul, superando dunque la soglia attuale dei 90 giorni. La modifica è particolarmente importante perché sono ancora pochissimi i Piani di utilizzo del litorale approvati in Sardegna e la Giunta regionale non ha ancora definito l’ambito dei cosiddetti litorali urbani.

Nell’attesa che la proposta di legge venga esaminata il Consiglio regionale ha emanato lo scorso 7 dicembre la legge 33 che pare avere congelato la questione prorogando fino al 31 dicembre 2018 l’entrata in vigore delle norme della legge 8 per il posizionamento delle strutture a servizio della balneazione in assenza di Piano di Utilizzo dei Litorali con finalità turistico ricreativa.

Nella speranza di una normativa più chiara che non penalizzi come spesso accade gli imprenditori che con sacrificio portano avanti la loro attività, l’auspicio è che questa proroga venga applicata da tutti i comuni della Sardegna. Anche da quello di Castiadas che forse, in una situazione di estrema incertezza normativa, avrebbe fatto meglio a risparmiarsi un provvedimento fortemente penalizzante per imprenditori che – con difficoltà – stanno cercando di destagionalizzare l’offerta turistica della Sardegna.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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