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Equitalia, l’aggio delle cartelle non è dovuto

L’aggio esattoriale, la percentuale aggiuntiva dell’8% (prima era del 9%) che Equitalia addebita ai contribuenti nelle sue cartelle di pagamento, non solo è incostituzionale come la Consulta ha già avuto modo di dichiarare, ma rappresenta anche un “aiuto di Stato” ai sensi delle norme dell’Unione Europea: non è dunque dovuto e come tale può essere censurato direttamente dai giudici nazionali. E’ una sentenza storica quella emanata recentemente dalla Commissione tributaria di Milano, perché potrebbe dare uno scossone al sistema tributario nazionale aprendo la strada a una marea di rimborsi a favore dei contribuenti italiani. Rimborsi ai quali potrebbe essere tenuta anche l’Agenzia delle Entrate che ha il compito di controllare l’operato di Equitalia, ente monopolista per la riscossione dei tributi in Italia, che rischia di essere costretta a restituire ai contribuenti italiani tanti soldi con un danno erariale di proporzioni clamorose.

L’aggio delle cartelle Equitalia

EquitaliaL’aggio applicato da Equitalia era già stato riconosciuto incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 1993, ma da allora niente era cambiato. Finora le somme aggiuntive sono state sempre calcolate nelle cartelle esattoriali.

La sentenza numero 5454/29 del 2015 della Commissione tributaria di Milano – riportata dal quotidiano Italia Oggi – è andata notevolmente oltre. I giudici tributari hanno ritenuto assolutamente sproporzionato il compenso che Equitalia si attribuisce in ogni cartella esattoriale per l’attività di recupero dei crediti che consiste nella redazione e nella spedizione della cartella di pagamento (nella fattispecie presa in esame le spese di riscossione erano addirittura di 300 mila euro per una cartella da 6 milioni).

Ma oltre alla violazione del principio di capacità contributiva di cui all’articolo 53 della Costituzione italiana – l’aggio viene determinato con modalità che prescindono dall’effettiva attività di riscossione (violazione che però deve essere censurata dalla Corte Costituzionale) – la sentenza della Commissione Tributaria di Milano è rivoluzionaria perchè censura l’aggio esattoriale applicato da Equitalia soprattutto sotto il profilo del diritto dell’UE.

La Commissione ha riscontrato infatti la violazione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TfUe) a cui tutte le amministrazioni, i Parlamenti nazionali degli Stati membri e i giudici devono uniformarsi.

In ottemperanza all’articolo 6 del Regolamento numero 1 del 2003, secondo cui “le giurisdizioni nazionali sono competenti ad applicare gli articoli 81 e 82 del trattato europeo”), i giudici tributari hanno stabilito che l’aggio esattoriale applicato nelle cartelle di Equitalia è un aiuto di Stato in contrasto con l’articolo 107 del Trattato funzionamento dell’Unione europea (TfUe).

Equitalia, essendo costituita in forma di società commerciale, è infatti un’impresa che non può beneficiare di finanziamenti che possano condizionare la libera concorrenza.

Le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato prevedono che ai giudici nazionali possano essere sottoposte controversie nelle quali essi siano tenuti ad interpretare e a applicare la nozione di aiuto di cui all’articolo 107, paragrafo 1, TFUE, al fine di valutare se un provvedimento statale, adottato senza seguire il procedimento di controllo preventivo di cui all’articolo 108, paragrafo 3, TFUE, rientri o meno in questa fattispecie.

Visto che la Corte Costituzionale e la Corte europea non avevano mai deciso in questo senso, la Commissione Tributaria di Milano ha preso l’iniziativa con questa sentenza storica. Questa decisione apre infatti la strada a una serie infinita di ricorsi e istanze di rimborso da parte dei contribuenti che per ottenere i risarcimenti potranno adire le Commissioni Tributarie della loro regione. Con effetti che potrebbero essere devastanti per la tenuta dell’intero sistema erariale italiano.

Ancora una volta ho avuto ragione a contestare sempre in tutti i miei ricorsi l’aggio di Equitalia”, commenta l’avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, che riporta la notizia della sentenza sulla sua pagina facebook. “Questa sentenza storica conferma che i compensi che questa società pretende, come dicevo da anni, non sono dovuti perché contrari alla normativa dell’Unione Europea. Ora chi li ha pagati li potrà chiedere indietro a Equitalia e all’Agenzia delle Entrate che non ha esercitato il dovuto controllo sulla società monopolista della riscossione. Facendo fronte unito insieme ai 5 stelle, come abbiamo fatto fino ad ora nei confronti di Equitalia e Agenzia, faremo valere i diritti di tutti contro questo sopruso continuato a danno della popolazione”.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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