Archive for: dicembre 2013
Te Deum e giornalisti senza speranza
Anche la realtà più dura può essere raccontata senza perdere di vista la speranza e l’ottimismo. E le tenebre che stanno avvolgendo una società messa in ginocchio da una crisi economica e morale senza precedenti non devono impedire ai giornalisti di vedere e raccontare i germogli di bene, i gesti onesti e i tanti esempi di persone che – pur tra mille difficoltà – lottano per la giustizia e la verità. E’ questo il messaggio che l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, ha lanciato ai giornalisti sardi che oggi hanno celebrato il Te Deum organizzato come ogni anno a Cagliari dall’Ucsi Sardegna.
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Tanti auguri scomodi per tutti
Auguri. Riprendendo le belle e attualissime parole di Don Tonino Bello, sacerdote pacifista, a tutti noi l’augurio di uno scomodo Natale di riflessione.
Esempi positivi che rendono la società migliore
Nell’Italietta delle lobby e dei prepotenti esistono fortunatamente esempi di persone che dicono no alla strafottenza e all’ingiustizia. Esempi di legalità e di coerenza che rendono la nostra società un po’ migliore. Se spesso per i cattivi maestri che approfittano della loro posizione per rubare la fiducia altrui è meglio anche evitare di fare i nomi, per questi esempi positivi è invece il caso di fare nome e anche cognome. Sono persone coraggiose e il loro destino, visto che la maggior parte delle volte la solidarietà è una parola vuota, è quello di essere lasciati soli dai colleghi omertosi e cacasotto che preferiscono non mettersi contro i poteri forti. Ecco invece, in perfetta sintonia con il clima natalizio che ci spinge ad essere positivi e propositivi, alcuni esempi di persone veramente coraggiose. Leggi di più
La società degli sciacalli
Riporto con particolare ribrezzo l’episodio di cronaca di cui parlano oggi i quotidiani sardi. Ad Orosei, paese del nord est della Sardegna devastato dall’alluvione dello scorso 18 novembre, gli sciacalli sono entrati nottetempo in una fabbrica di laterizi distrutta dall’alluvione portando via un migliaio di euro, un furgone e altre attrezzature da lavoro. Complimenti: un colpo a regola d’arte. Fin qui non c’è nulla di strano: siamo abituati alla gente che ruba. La particolarità, in questo caso, è che il titolare di quella piccola fabbrica di Orosei si era tolto la vita pochi giorni dopo l’alluvione per la disperazione di aver perso tutto e l’azienda – grazie all’impegno dell’altro titolare – si era rimessa lentamente al lavoro dopo quel drammatico evento seguito all’alluvione. Leggi di più
La corruzione che uccide la fiducia nel futuro
Da un anno a questa parte ci dicono che la corruzione in Italia costa circa 60 miliardi di euro: il 3 per cento del prodotto interno lordo. La stima pare risalga ad uno studio sui costi economici della corruzione nel mondo realizzato nel 2004 dalla Banca Mondiale in cui si valutava che le mazzette distribuite nel nostro pianeta avessero il valore di circa 1 trilione di dollari, il 3% del Pil mondiale all’epoca. Per analogia, si è stimato che anche la corruzione per le tangenti in Italia avesse un valore del 3% del Pil in modo da arrivare al valore approssimativo di 60 milioni. Un trilione è una cifra astronomica che fa pensare ai corruttori come zio Paperone che nuota tra le monete d’oro nel suo deposito. Ma, trilioni a parte, quanto costa veramente la corruzione? Quanto costano questi Paperoni di bassa lega che navigano nei soldi pubblici mentre - attesta l’Istat- un cittadino su tre non sa come pagarsi la bolletta o il mutuo di casa? Quanto costano alla collettività la corruzione e il sistema clientelare? Molto. Perché chi ruba denaro pubblico non sta solo rubando soldi. Sta uccidendo una cosa ben più preziosa, immateriale, intangibile. Un valore che - come sanno bene gli economisti - è essenziale per la rinascita della nostra economia: la fiducia. Leggi di più
Vincere la povertà per far ripartire l’economia
Deprivazione materiale severa. Così l’Unione Europea definisce la povertà assoluta. In pratica questa definizione si traduce in enormi difficoltà a pagare le bollette della luce e dell’acqua, l’affitto o il mutuo di casa. Difficoltà a riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Deprivazione materiale severa significa andare in tilt quando c’è da affrontare una spesa imprevista superiore a 800 euro, non potersi permettere una bistecca o un po’ di pesce almeno una volta ogni due giorni. Significa non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa (la metà degli italiani è in questa condizione), non potersi permettere un televisore a colori, non potersi permettere una lavatrice, non potersi permettere un’automobile e non potersi permettere un telefonino. Insomma non potersi permettere di vivere decentemente. Leggi di più
Economia: per il rilancio dell’Italia serve più equità sociale
“La legge di stabilità del bilancio statale non serve a nulla se non viene accompagnata anche da una stabilità del bilancio dei cittadini. Sono loro infatti i veri responsabili - nel bene e nel male - dell’economia nazionale. Per questo, soprattutto in questo periodo di crisi è profondamente sbagliato che la ricchezza ristagni presso pochi soggetti i cui bisogni sono del tutto limitati: perché l’economia e i consumi italiani ripartano veramente è necessario che il denaro sia messo nella disponibilità del maggior numero di persone. In questa direzione devono essere indirizzati i provvedimenti del legislatore che deve sforzarsi di perseguire un obiettivo fondamentale: l’equità sociale”. Oggi Blogosocial ospita un contributo dell’avvocato Ugo Zorco basato sulla premessa che una maggiore giustizia sociale e un maggior senso di responsabilità da parte delle fasce economiche più agiate e più fortunate potrebbero risollevare le sorti della nostra economia. Le soluzioni prospettate sono semplici: un’obbligo per chi ha acquisito il diritto a un reddito o una pensione alta di rimettere in circolo la ricchezza per creare posti di lavoro; la pensione come scelta di vita definitiva e non più come escamotage per incassare congrui assegni e poi continuare a tranquillamente lavorare rubando il posto ai giovani che sono costretti ad emigrare; la riduzione dei costi della politica, anch’esso un tema di cui si parla molto senza risultati concreti. L’unica speranza di una ripresa dell’economia italiana non è certo una sconsiderata azione sulle tasse che già stanno spremendo le famiglie, ma è che più persone possibile siano messe in condizione di lavorare, mettere su famiglia e produrre reddito attraverso i propri consumi. Magari di prodotti italiani e ancor meglio della propria regione. Leggi di più
Fondazione Sardinia e il sogno di una rinascita
La profonda crisi economico sociale che la Sardegna vive in questi anni, con tante aziende che chiudono e una disoccupazione eccezionale che sta espellendo tante preziosissime forze giovanili, sta suscitando un importante dibattito nell’Isola. L’alluvione che ha colpito la nostra regione qualche settimana fa ha evidenziato, oltre alla lunga crisi economica e sociale, anche una gravissima emergenza idrogeologica causata da una pianificazione territoriale programmata spesso in modo quasi criminale. La ridente Olbia, vittima nel corso degli anni di un’urbanizzazione selvaggia, con i suoi morti che gridano vendetta, con le sue strade e i suoi ponti distrutti, è l’esempio lampante degli errori passati e attuali e delle tante occasioni sprecate per uno sviluppo ecosostenibile della nostra regione. Dopo aver ricevuto la mail con gli aggiornamenti delle proposte della associazione culturale Fondazione Sardinia ho deciso di dare un contributo alla discussione sull’improcrastinabile necessità di un vero e proprio New Deal per la Sardegna. Leggi di più



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