Category: Politica

Immagina una sanità insana, vuoi?

La nostalgia ha tanti volti e tante espressioni. A volte si ha nostalgia di un amore idealizzato. O di un momento della vita in cui le cose andavano a meraviglia: grande forma fisica, sport, lavoro fisso, famiglia Mulino Bianco. Oppure di un luogo lontano in cui si sono trascorsi momenti spensierati. Ognuno di noi ha i suoi luoghi della memoria dove incontra le persone care e assapora i momenti più belli della vita. Ebbene, prova a lasciar scorrere la fantasia e immagina, in un qualsiasi Paese del mondo, la nostalgia di un operatore ospedaliero che ricorda i bei tempi andati in cui negli ospedali si cucinava per i degenti. Prima che il servizio sanitario nazionale esternalizzasse le mense.
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Zedda, Renzi e il gioco dei pacchi

Correva il novembre 2011: il sindaco di Firenze Matteo Renzi, in ascesa come implacabile rottamatore del Partito Democratico, in una intervista al mensile Style del Corriere della Sera, individuava il giovane sindaco di Cagliari Massimo Zedda come un papabile ministro di un suo futuribile governo. Il consigliere regionale di Sel, che aveva battuto a sorpresa il decano del Pd sardo Antonello Cabras nelle primarie del centrosinistra per poi sconfiggere nelle elezioni di quel maggio il candidato del Popolo delle Libertà Massimo Fantola, era secondo il rottamatore l’emblema della politica giovane e scanzonata in grado di rinnovare i palazzi del potere. Ma Zedda, a quella ipotesi futuribile, disse quel che dicono al dottore i concorrenti temerari del gioco dei pacchi: ringrazio per l’offerta e vado avanti. «Ringrazio il sindaco di Firenze Matteo Renzi ma ho promesso alle cagliaritane e ai cagliaritani - senza dimenticare tutti coloro che pur non residenti a Cagliari hanno contribuito alla mia elezione - che mi sarei impegnato per la città - dichiarò Zedda ai media locali - Ho promesso che mi sarei dedicato a questo nonostante le difficoltà, i tagli al bilancio e le poche risorse disponibili, e sono onorato di fare quello che faccio».

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La voce dell’elettore sardo

Manca una settimana al voto in Sardegna. I cittadini sono chiamati a scegliere i loro rappresentanti per la soluzione dei gravi problemi che affliggono la nostra regione. I candidati proposti dai tanti partiti, i politologi di sostegno, gli economisti e i giornalisti di corrente (sono rari quelli imparziali) sono in piena campagna elettorale per convincere l’elettore ad esprimere il suo voto in loro favore.

Per poter al meglio esercitare il suo diritto di scelta civica, l‘elettore ha necessità di conoscere da ciascun candidato non l’elenco più o meno esaustivo dei problemi che affliggono la Sardegna (quelli purtroppo sono conosciuti da tutti e non occorre che siano continuamente ricordati), ma come intende concretamente risolverli.

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I giovani e il futuro della politica

«La crisi economica e morale che sta attraversando la società è un’enorme opportunità per chi ha meno di vent’anni perché si cercano persone competenti per la classe dirigente del futuro: sfruttatela». Lo ha detto qualche giorno fa il giornalista conduttore di Ballarò Giovanni Floris, durante la presentazione del suo ultimo libro “Oggi è un altro giorno. La politica dopo la politica” nel liceo Asproni di Nuoro in cui ha studiato il padre Bachisio e al quale la famiglia di Floris ha dedicato una borsa di studio. Certo, sarebbe una bella lezione per tutti che in questo momento storico i nostri ragazzi riscoprissero la bellezza intrinseca della politica per cercare di rinnovare questa società egoista e corrotta che noi adulti abbiamo contribuito a regalargli. Armato di buoni propositi dopo la lettura della cronaca dell’incontro nuorese di Floris ho provato a chiedere a mio figlio quattordicenne: “Miki, ti piacerebbe da grande fare il politico?”. Mi ha fulminato rispondendomi: “XD LOL”. Che significa “Laughing out loud” o “Lots of laughs”. In tutti e due i casi vuol dire che il soggetto si sta sbellicando dalle risate!

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Elezioni in Sardegna, in arrivo 60 nuovi posti di lavoro

Millecinquecento candidati per sessanta posti. Non è il solito concorso pubblico per funzionario amministrativo di secondo livello con i posti già assegnati. Non è la selezione che ti tenti per scrupolo anche se sai che non ti prenderanno mai perché tanto non hai agganci. Qui si parla di politica. Quella con la p maiuscola. Questo non è un semplice posto di lavoro. E’ il posto della vita. E’ un posto in Consiglio regionale. Settemila euro lordi al mese più altri millecinque-duemila se riesci a proporti anche per un incarico aggiuntivo in Commissione o come questore, una diaria mensile se per caso abiti fuori Cagliari e rimborsi e prebende di vario tipo. Mica mammole. Qui si svolta veramente. Pensa che alla fine riesci ad andare pure in pensione perché dopo sei mesi e un giorno scatta anche il vitalizio. Chi lo avrebbe detto: di questi tempi addirittura la pensione! Leggi di più

La corruzione che uccide la fiducia nel futuro

Da un anno a questa parte ci dicono che la corruzione in Italia costa circa 60 miliardi di euro: il 3 per cento del prodotto interno lordo. La stima pare risalga ad uno studio sui costi economici della corruzione nel mondo realizzato nel 2004 dalla Banca Mondiale in cui si valutava che le mazzette distribuite nel nostro pianeta avessero il valore di circa 1 trilione di dollari, il 3% del Pil mondiale all’epoca. Per analogia, si è stimato che anche la corruzione per le tangenti in Italia avesse un valore del 3% del Pil in modo da arrivare al valore approssimativo di 60 milioni. Un trilione è una cifra astronomica che fa pensare ai corruttori come zio Paperone che nuota tra le monete d’oro nel suo deposito. Ma, trilioni a parte, quanto costa veramente la corruzione? Quanto costano questi Paperoni di bassa lega che navigano nei soldi pubblici mentre - attesta l’Istat- un cittadino su tre non sa come pagarsi la bolletta o il mutuo di casa? Quanto costano alla collettività la corruzione e il sistema clientelare? Molto. Perché chi ruba denaro pubblico non sta solo rubando soldi. Sta uccidendo una cosa ben più preziosa, immateriale, intangibile. Un valore che - come sanno bene gli economisti - è essenziale per la rinascita della nostra economia: la fiducia. Leggi di più

Vincere la povertà per far ripartire l’economia

Deprivazione materiale severa. Così l’Unione Europea definisce la povertà assoluta. In pratica questa definizione si traduce in enormi difficoltà a pagare le bollette della luce e dell’acqua, l’affitto o il mutuo di casa. Difficoltà a riscaldare adeguatamente la propria abitazione. Deprivazione materiale severa significa andare in tilt quando c’è da affrontare una spesa imprevista superiore a 800 euro, non potersi permettere una bistecca o un po’ di pesce almeno una volta ogni due giorni. Significa non potersi permettere una settimana di ferie all’anno lontano da casa (la metà degli italiani è in questa condizione), non potersi permettere un televisore a colori, non potersi permettere una lavatrice, non potersi permettere un’automobile e non potersi permettere un telefonino. Insomma non potersi permettere di vivere decentemente. Leggi di più

Fondazione Sardinia e il sogno di una rinascita

La profonda crisi economico sociale che la Sardegna vive in questi anni, con tante aziende che chiudono e una disoccupazione eccezionale che sta espellendo tante preziosissime forze giovanili, sta suscitando un importante dibattito nell’Isola. L’alluvione che ha colpito la nostra regione qualche settimana fa ha evidenziato, oltre alla lunga crisi economica e sociale, anche una gravissima emergenza idrogeologica causata da una pianificazione territoriale programmata spesso in modo quasi criminale. La ridente Olbia, vittima nel corso degli anni di un’urbanizzazione selvaggia, con i suoi morti che gridano vendetta, con le sue strade e i suoi ponti distrutti, è l’esempio lampante degli errori passati e attuali e delle tante occasioni sprecate per uno sviluppo ecosostenibile della nostra regione. Dopo aver ricevuto la mail con gli aggiornamenti delle proposte della associazione culturale Fondazione Sardinia ho deciso di dare un contributo alla discussione sull’improcrastinabile necessità di un vero e proprio New Deal per la Sardegna. Leggi di più

Renzi, una vittoria carica di responsabilità

Nei commenti del dopo-voto di domenica nel Partito democratico e tra gli osservatori politici sembrava regnasse l’incredulità. Nessuno, neppure chi le aveva organizzate, si aspettava che in questi tempi di antipolitica due milioni e mezzo di italiani andassero a votare sborsando addirittura due euro per quel grande esercizio di democrazia popolare che sono le primarie. Ma ragionando a freddo e considerando quel che è successo nelle ore immediatamente successive nella maggior parte delle città italiane, l’entusiasmo è probabilmente un po’ scemato. Due milioni e mezzo di persone (circa il quintuplo degli iscritti al Pd) hanno creduto alla proposta di Matteo Renzi che, sicuramente in modi più ammiccanti e rassicuranti, dice più o meno quello che Beppe Grillo va urlando da qualche anno in giro per le piazze italiane: meno costi della politica e più lavoro, riforma drastica del Parlamento. E soprattutto rottamazione della vecchia politica clientelare e largo ai giovani. Ma tante, tantissime persone perbene - non soltanto facinorosi estremisti - nelle stesse ore sono scese in piazza in tante città italiane per manifestare la loro rabbia contro una politica che negli ultimi tempi ha dimostrato di pensare a tutto meno che agli interessi della gente.
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La polemica sui seminterrati in Sardegna

«E’ criminale consentire l’abitabilità dei seminterrati soprattutto nelle zone a rischio di esondazione». Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, sentito dalla Commissione Ambiente della Camera per fare il punto sull’alluvione che lo scorso 18 novembre ha devastato la Sardegna, ha posto con forza il problema dell’abitabilità dei piani seminterrati dopo la tragedia di Arzachena dove è stata decimata una intera famiglia che viveva in uno scantinato e quella di Uras, nell’Oristanese, in cui a morire nelle stesse condizioni è stata una donna. Le parole di Gabrielli seguono a distanza di qualche giorno l’infelice dichiarazione dell’eurodeputata del Pdl Laura Comi, che aveva attribuito la disgrazia avvenuta in Sardegna all’ignoranza delle norme elementari sulla sicurezza, suscitando la rivolta del popolo sardo. Ma, al netto delle polemiche politiche, il nodo della questione posta dai tragici avvenimenti della settimana scorsa è quello dell’opportunità o meno di rendere abitabili i piani seminterrati e del modo più giusto di regolamentare queste situazioni. Leggi di più

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This work by Alessandro Zorco is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.5 Italia.