Archive for: febbraio 2014

La scuola del maestro Alberto Manzi

Non rinunciate mai, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, ad essere voi stessi. Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere. Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o “addomesticare” come vorrebbe. E’ un brano tratto dalla breve lettera che il maestro Alberto Manzi scrisse per accomiatarsi dai suoi alunni di quinta elementare. La Rai ha ricordato con una fiction andata in onda nei giorni scorsi la figura del maestro d’Italia che, conducendo ogni giorno dal 1959 al 1968 la trasmissione “Non è mai troppo tardi”, con la sua lavagna e i suoi gessetti insegnò a leggere e a scrivere a milioni di italiani. E che durante la sua carriera scolastica educò tanti ragazzi a diventare onesti cittadini e ad usare la propria testa senza farsi condizionare. Leggi di più

La rivoluzione di Francesco Di Giacomo

Mi ricordo Francesco Di Giacomo a Cagliari, in una delle tante Feste dell’Unità che all’inizio degli anni Ottanta venivano organizzate alla Fiera internazionale. Probabilmente era una sera di fine estate, ma pioveva. Mi pare piovesse sempre quando insieme ai miei amici percorrevo a piedi tutta Cagliari, da piazza Giovanni, per andare a sentire i concerti. Anche quando aveva suonato Fabrizio De Andrè, qualche sera prima, aveva piovuto. Il palco era riparato da un grande gazebo bianco: loro suonavano e tutti noi ascoltavamo sotto la pioggia. Pioveva anche quando aveva suonato Antonello Venditti con il pianoforte bianco. E noi, sotto, a prendere acqua a scascionate. D’altronde a diciott’anni, dopo esserci imboscati scavalcando gli altissimi cancelli della Fiera o, nella migliore delle ipotesi, aspettando l’apertura di un cancello sul retro, non pretendevamo assolutamente nulla di più. I nostri sogni e il nostro entusiasmo bastavano e avanzavano per superare qualsiasi intemperia. Leggi di più

Zedda, Renzi e il gioco dei pacchi

Correva il novembre 2011: il sindaco di Firenze Matteo Renzi, in ascesa come implacabile rottamatore del Partito Democratico, in una intervista al mensile Style del Corriere della Sera, individuava il giovane sindaco di Cagliari Massimo Zedda come un papabile ministro di un suo futuribile governo. Il consigliere regionale di Sel, che aveva battuto a sorpresa il decano del Pd sardo Antonello Cabras nelle primarie del centrosinistra per poi sconfiggere nelle elezioni di quel maggio il candidato del Popolo delle Libertà Massimo Fantola, era secondo il rottamatore l’emblema della politica giovane e scanzonata in grado di rinnovare i palazzi del potere. Ma Zedda, a quella ipotesi futuribile, disse quel che dicono al dottore i concorrenti temerari del gioco dei pacchi: ringrazio per l’offerta e vado avanti. «Ringrazio il sindaco di Firenze Matteo Renzi ma ho promesso alle cagliaritane e ai cagliaritani - senza dimenticare tutti coloro che pur non residenti a Cagliari hanno contribuito alla mia elezione - che mi sarei impegnato per la città - dichiarò Zedda ai media locali - Ho promesso che mi sarei dedicato a questo nonostante le difficoltà, i tagli al bilancio e le poche risorse disponibili, e sono onorato di fare quello che faccio».

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L’insostenibile legalità del gioco d’azzardo

Lo scenario è sempre squallido, in ogni parte d’Italia, patria del gioco d’azzardo. Sale giochi, sale scommesse, bar, tabacchi, pizzerie, ristoranti più o meno di classe. Dentro, varie tipologie di persone. Dal neopensionato che si gioca la liquidazione ai giovani nullafacenti. Dai padri di famiglia disperati perchè non riescono a dar da mangiare ai figli ai tanti, troppi, ragazzini di tredici-quattordici anni che all’uscita di scuola spendono al bar la loro paghetta con il miraggio di una vincita facile per comprarsi un cellulare nuovo, un paio di scarpe di marca o un videogioco per la playstation. Il gioco d’azzardo, business che paradossalmente cresce soprattutto nei periodi di crisi economica, è una vera e propria emergenza sociale e spesso viene preso sottogamba e analizzato soltanto per la sua portata economica. Leggi di più

Formazione, nuove opportunità per i giornalisti

E’ partita anche in Sardegna, seppure con leggero ritardo, la Formazione professionale continua dei giornalisti per il 2014. Dopo il primo incontro tenuto lo scorso 6 febbraio a Cagliari da Padre Francesco Occhetta sul giornalismo politico e i rapporti tra informazione e democrazia, 130 partecipanti tra professionisti e pubblicisti, l’Ordine dei giornalisti sardi ha dato una accelerata per la predisposizione del piano trimestrale dell’offerta formativa che dovrà essere presentato entro il 28 febbraio all’Ordine nazionale che dovrà ratificarlo previo parere del Comitato tecnico scientifico. Nei giorni scorsi si è tenuta una riunione congiunta tra Odg e le altre associazioni di categoria sarde, chiamate a dare un contributo alla pianificazione degli incontri ciascuna per il suo settore di appartenenza. Con il contributo di Ucsi, Unione Cronisti sardi, Ussi, Arga (giornalisti agricoli) e giornalisti pensionati , ha iniziato a prendere corpo la programmazione per il periodo aprile – giugno che fornirà un’ampia gamma di corsi, convegni e seminari, tutti rigorosamente gratuiti. Leggi di più

La voce dell’elettore sardo

Manca una settimana al voto in Sardegna. I cittadini sono chiamati a scegliere i loro rappresentanti per la soluzione dei gravi problemi che affliggono la nostra regione. I candidati proposti dai tanti partiti, i politologi di sostegno, gli economisti e i giornalisti di corrente (sono rari quelli imparziali) sono in piena campagna elettorale per convincere l’elettore ad esprimere il suo voto in loro favore.

Per poter al meglio esercitare il suo diritto di scelta civica, l‘elettore ha necessità di conoscere da ciascun candidato non l’elenco più o meno esaustivo dei problemi che affliggono la Sardegna (quelli purtroppo sono conosciuti da tutti e non occorre che siano continuamente ricordati), ma come intende concretamente risolverli.

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La democrazia e la crisi del giornalismo

Se anche ai tempi di Gesù Cristo in mezzo alla folla che gridava “Crucifige” si fosse levata qualche voce contraria in grado di riportare tutti alla ragione forse la storia dell’umanità sarebbe potuta andare diversamente. Invece in quella folla inferocita non c’era alcun posto per il dissenso. Usa l’esempio del “Crucifige” di Gustavo Zagrebelski, Padre Francesco Occhetta, per ribadire l’importanza enorme di una stampa libera e capace di esprimere il dissenso. Di una stampa democratica che riprenda il ruolo spesso dimenticato di cane da guardia che sta alle calcagna del potere. Ruolo sempre più lontano dalla nostra realtà di tutti i giorni dove tanti giornalisti contrattualizzati sono succubi degli interessi economici di cui sono portatori i loro datori di lavoro e i tantissimi precari da due euro a pezzo che non possono raccontare tutta la verità perché privi delle coperture legali per potersi difendere da eventuali querele. Leggi di più

Omofobia, ecco le nuove regole per i giornalisti

Esiste una linea sottile tra la giusta condanna di qualsiasi forma di omofobia, che rispetta le scelte di vita e l’orientamento sessuale di ciascuno, e la libertà di manifestare il proprio pensiero sulla vita, sulla procreazione e sulla sessualità. Una linea che deve essere ben presente a chi fa informazione su questi temi sensibili e a chi ne detta le regole. Il Codice deontologico e la Carta dei doveri dei giornalisti sanciscono l’inderogabile obbligo di rispettare la dignità di ogni persona e non discriminare nessuno per razza, religione, sesso, condizione mentale o fisica, opinione politica. Ma le prescrizioni a tutela della libertà sessuale e contro l’omofobia rischiano adesso di diventare molto stringenti. Lo scorso 11 dicembre 2013 il ministero delle Pari opportunità ha presentato un documento, Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT, che stabilisce dieci regole che il giornalista è tenuto a rispettare quando parla di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali: LGBT. Per ora si tratta di semplici “consigli” per «comunicare senza pregiudizi» su queste tematiche, ma in futuro potrebbero diventare dieci veri e propri comandamenti anti-omofobia che il giornalista sarà tenuto a rispettare per non incorrere in una sanzione disciplinare. Leggi di più

I licenziamenti e l’immagine di Sardegna 1

Cinque giornalisti su dieci, quattro cameraman, due dipendenti della produzione, un tecnico e un amministrativo. L’emittente televisiva cagliaritana Sardegna 1 ha deciso di licenziare 13 lavoratori, esattamente la metà dei suoi dipendenti complessivi. Dopo le tante proteste dei dipendenti in mobilitazione permanente da più di quattro mesi, che in questi mesi hanno cercato di difendere con i denti il loro posto di lavoro, oggi è prepotentemente entrata in scena l’azienda.

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Il calcio torna in oratorio con la Junior Tim Cup

#IlBulloèunapalla. E’ questo l’hastag sui social network contro il fenomeno del cyberbullismo, una piaga sempre più dilagante tra i ragazzi. La lotta al cyberbullismo quest’anno è il tema principale della Junior TIM Cup 2013-2014, il torneo di calcio a sette Under 14 che per il secondo anno di seguito impegnerà i ragazzi delle parrocchie italiane. Obiettivo della manifestazione - promossa da Lega Serie A, TIM e Centro Sportivo Italiano - è proprio quello di restituire al calcio il volto pulito che lo ha reso lo sport più amato al mondo, ma soprattutto sensibilizzare i ragazzi ai valori della correttezza, del rispetto e della lealtà, non solo sui campi da calcio ma anche nella vita quotidiana e nei loro rapporti di amicizia, anche quelli sui social network.

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This work by Alessandro Zorco is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.5 Italia.