Category: Società

Ecco come cambia la famiglia in Sardegna

E’ sempre meno frequente in Sardegna la famiglia allargata tradizionale con tanti figli e i nonni che vivono sotto lo stesso tetto. La trasformazione culturale, economica e sociale dei tempi moderni ha portato anche nell’isola il proliferare di piccole famigliole con al massimo un figlio, di single e persone anziane che vivono da sole. Il risultato è che, grazie anche agli effetti del baby boom degli anni Sessanta che a quanto pare in terra sarda si è fatto particolarmente sentire, la Sardegna ha visto lievitare maggiormente che il resto della penisola il numero delle nuove famiglie, aumentate del 21,4% negli ultimi dieci anni (contro un dato nazionale del +18,6%). Gli ultimi dati demografici registrano inoltre un netto calo di residenti (negli ultimi quattro anni sono diminuiti addirittura di 38mila unità) e un progressivo e inesorabile invecchiamento della popolazione isolana. Leggi di più

Fuso orario, il sonno spagnolo e quello italiano

Fuso orario. E’ solo un problema di fuso orario. Quando non riesci ad alzarti dal letto, caracolli in bagno con gli occhi semichiusi e camminando a tentoni tenti di svegliare tuo figlio che deve andare a scuola. Quando il sonno ti assale a tradimento nel pomeriggio e per rimanere sveglio devi trangugiare un ettolitro di caffè. O quando stremato dopo una giornata estenuante crolli russando sul divano incurante di Bruno Vespa e dei suoi plastici. La colpa è sempre del fuso orario. Lo hanno capito bene gli spagnoli che hanno presentato in Parlamento una proposta di legge per portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio e permettere alla popolazione di dormire di più e “regolarizzare” la propria vita. Svegliarsi troppo presto e dormire meno del tempo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità – secondo i relatori della legge spagnola – abbassa la produttività e aumenta le assenze e gli incidenti sul lavoro. Leggi di più

Gioco d’azzardo, tante adesioni alla proposta Idv

Gioco d’azzardo. La prima adesione di peso, dopo quella del presidente dell’Anci Cristiano Erriu, è arrivata dal sindaco di Sassari Gianfranco Ganau. Poi c’è stata quella del primo cittadino di Nuoro, Alessandro Bianchi. Anche Massimo Zedda, a Cagliari, si è dimostrato attento al problema del gioco d’azzardo: qualche giorno fa, su insistenza dei rappresentanti dell’Italia dei Valori (Giovanni Dore e Ferdinando Secchi), la sua Giunta ha infatti deliberato l’adesione del Comune di Cagliari al Manifesto dei sindaci contro il gioco d’azzardo. Il no al gioco d’azzardo sale dal basso. Oltre i sindaci, la lotta contro la ludopatia sta coinvolgendo anche la Chiesa. Tanti sacerdoti in prima linea contro il gioco d’azzardo, quelli che spesso assistono le famiglie distrutte da questa piaga (che in Italia interessa tre milioni di persone in maniera quasi patologica), hanno compreso le ragioni dell’Italia dei Valori sottoscrivendo la proposta di legge di iniziativa popolare che prevede il divieto di qualsiasi forma di gioco d’azzardo tranne quelli tradizionali come il Lotto e le scommesse sportive. Fortunatamente anche tanti gestori di locali pubblici sardi stanno esercitando l’obiezione di coscienza rifiutando di sistemare slotmachine e giochi affini all’interno dei loro esercizi. Leggi di più

Gioco d’azzardo, la Chiesa si schiera con IdV

Gioco d’azzardo. Bis. C’è la vecchietta. Che quando arrivano i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate per controllare gli incassi della slot si aggrappa alla macchina perché vuole giocare ancora per recuperare tutto quello che ha sperperato. C’è l’imprenditore. Che per il suo vizio del gioco d’azzardo manda in fallimento la sua fabbrichetta e rovina i suoi dipendenti e le loro famiglie prima di andare a curarsi all’estero in una comunità di recupero. C’è il politico. Quello ingordo. Quello che i soldi non gli bastano mai. E allora gioca. Gioca per averne altri. Ma poi c’è soprattutto lui. Lo sfigato. Il disoccupato, il cassintegrato. Con moglie e figli da sfamare. Quello che, appena ricevuto l’assegno di disoccupazione se lo gioca subito perché non può continuare sempre così e la fortuna prima o poi deve girare. Ma che a furia di giocare si rovina la vita e rovina quella dei suoi cari.

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Gioco d’azzardo, storie di ordinaria disperazione

Gioco d’azzardo. “Da qualche anno la mia vita era diventata un pericoloso gioco d’azzardo. Un passaggio cieco sopra un crinale da cui non riuscivo più a distinguere il bene dal male. Mi presento. Il mio nome è Roberto. Prima ero felice: avevo un lavoro fisso, una moglie, un bambino da curare. Avevo sempre sognato la serenità che viene da una coscienza pulita, dal non aver nulla da nascondere. Dal poter guardare negli occhi le persone che ami. Nei momenti liberi portavo mio figlio al parco di Terramaini per insegnargli a giocare a pallone sul prato. Da ragazzo ero bravo a calcio. Il pallone faceva sempre quello che volevo io, spalle alla porta riuscivo a girarmi e segnare da qualsiasi posizione. Non avevo un tiro forte, ma chissà perché riuscivo quasi sempre a piazzare la palla all’incrocio dei pali o all’angolino basso, dove il portiere non poteva arrivare”. Leggi di più

Papa Francesco e la star Madonna

Papa Francesco e la cantante Madonna. Due notizie in rapida sequenza. Apparentemente lontane anni luce, ma significative. Le ha date questo pomeriggio il Tg3. La prima: una ripresa della telefonata di Papa Francesco al diciannovenne studente universitario padovano che – dopo l’efferato assassinio del fratello (titolare di alcune pompe di benzina a Pesaro) – all’inizio di agosto aveva scritto al Pontefice dicendogli che non riusciva a perdonare Dio per quell’enorme sofferenza. La seconda: l’inaugurazione della palestra romana di Madonna, con la superstar che ha fatto attendere per quattro ore frotte di followers sognanti, cinque dei quali sono stati sorteggiati per incontrare la venerata star. Leggi di più

Dieci comandamenti, approdo a Cagliari

Dieci comandamenti a Cagliari. E’ finita con le candele accese ad illuminare la notte e i cuori e tanti ragazzi che ballavano le canzoni del Rinnovamento nello Spirito Santo. Per ricordare che la fede è soprattutto libertà da tutto ciò che è male e gioia di vivere con il desiderio di orizzonti e cose sempre nuovi e più alti. E che «l’uomo è fatto per l’infinito».

Tema della serata Dieci Piazze per dieci Comandamenti, che sabato scorso si è vissuta a Cagliari, era il decimo e ultimo comandamento: Non desiderare la roba d’altri. Tema forte, soprattutto in una società come quella sarda in cui spesso prevalgono l’invidia, l’egoismo e l’individualismo. Tema che è stato declinato attraverso un percorso di parole e musica che ha fornito interessanti spunti di riflessione su come questo precetto biblico possa e debba essere messo in pratica.

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Dieci Comandamenti a Cagliari

Non desiderare la roba d’altri. Con l’ultimo dei Dieci Comandamenti sabato 29 giugno approderà a Cagliari la rassegna Dieci Piazze per Dieci Comandamenti. Nell’Arena Grandi Eventi del quartiere Sant’Elia, a partire dalle 20.30, si parlerà, con musica, cultura, danza e tante testimonianze, di come in questo periodo l’invidia, il possesso, l’avarizia e l’attaccamento ai beni materiali stiano condizionando la vita di tutti noi. E di come il modello consumistico ci stia proponendo una falsa idea di uguaglianza e omologazione dei diritti.

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