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Un altro piano di rinascita o politici più capaci?

L’ennesima mobilitazione organizzata mercoledì scorso a Cagliari da Cgil, Cisl e Uil riporta alla mente il famoso “Congresso del popolo sardo per la Rinascita” organizzato dalle Camere del Lavoro della Cgil nel maggio 1950. La Sardegna devastata dalla seconda guerra mondiale doveva ripartire e in quel convegno, presieduto da Emilio Lussu, iniziava la rivendicazione del Piano straordinario di Rinascita previsto dal famoso articolo 13 dello Statuto sardo, che avrebbe dovuto risollevare le sorti dell’economia isolana. La speranza era tanta in quel periodo. Si parlava di interventi per modernizzare l’agricoltura e gli allevamenti sardi, di cooperazione tra le piccole imprese, di programmazione dal basso, di decentramento e tante altre cose, belle e democratiche. La Sardegna produttiva, quella fatta di contadini e minatori, povera gente che viveva in un’isola dove mancavano le strade e dove in tante case non c’era neppure l’acqua potabile, credeva fosse arrivata finalmente l’ora della rivincita e del riscatto. Leggi di più

I politici sardi e la bandiera dei quattro mori

Ognuno di noi ha una bandiera nel cuore seguita con buona fede e onore, ma tutti dobbiamo ricordare che vi è una bandiera comune consegnataci dal voto dei sardi nella quale c’è scritto Sardegna“. Queste parole sono state pronunciate il 28 maggio 1949 dal primo presidente del Consiglio regionale della Sardegna, il sardista Anselmo Contu. In quel periodo lo Statuto sardo, simbolo di un’autonomia conquistata con grande fatica grazie al sacrificio dei tanti sardi morti nella seconda guerra mondiale, era stato appena approvato dalla Assemblea Costituente. Già da allora il risultato ottenuto dalla contrattazione con lo Stato era molto al di sotto delle attese. La politica isolana continuava ad avere una sorta di complesso di inferiorità, frutto di una colonizzazione durata centinaia di anni. Ma, al di là di questa atavica sottomissione allo straniero, in quasi sessantacinque anni da quella prima assemblea regionale la politica sarda è mai riuscita a sventolare a Roma il vessillo della autonomia sarda? Leggi di più

Le reliquie di Don Bosco arrivano in Sardegna

Don Bosco. «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Questo è un brano del sogno che Don Bosco fece da bambino. Un uomo maestoso gli indicava una folla di ragazzini: alcuni giocavano, altri ridevano, altri ancora bestemmiavano. Secondo quell’uomo il piccolo Giovanni avrebbe dovuto essere il loro capo, insegnargli il rispetto e l’amore. Ma lui, il futuro don Bosco, non si sentiva all’altezza. Era solo un povero ragazzo ignorante e non sarebbe mai riuscito a parlare di religione a quei monelli. Allora quell’uomo maestoso gli indicò una donna (sua madre) che sarebbe stata la sua maestra. Era maestosa e vestita di abiti splendenti, e gli disse: «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare». Il seguito è abbastanza noto: quell’adolescente divenne un gigante della spiritualità e profuse tutto se stesso per l’educazione dei ragazzi, soprattutto quelli più difficili. Un impegno che ha portato alla fondazione, 150 anni fa, dell’opera salesiana ormai presente in tutto il mondo. Un esempio per tutti quelli che credono che il futuro di questa società sia riposto esclusivamente nella cura che riceveranno le generazioni future. Tra due anni, nel 2015, si celebrerà il bicentenario della morte di Don Bosco e fra qualche giorno, dopo aver attraversato i cinque continenti in preparazione della ricorrenza, le reliquie di Don Bosco approderanno in Sardegna. Dall’11 al 15 ottobre l’urna con le reliquie del santo percorrerà l’isola partendo da Cagliari per poi salire a Lanusei e, successivamente, raggiungere il nord dell’isola. Leggi di più

Papa Francesco non lasciarci soli

Papa Francesco non lasciarci soli. Le prime parole ascoltate da Jorge Mario Bergoglio in terra di Sardegna sono state il grido di dolore di uno dei quattocentomila cassintegrati sardi. Probabilmente un padre di famiglia dai cui occhi fuoriusciva, potentissima, la rabbia di una terra mal governata per anni. E la paura di non poter dare un futuro ai propri figli. Papa Francesco ha poi ascoltato le parole piene di emozione di un’imprenditrice sociale cagliaritana che con la sua azienda si arrabatta per cercare di far lavorare persone disagiate, ex tossicodipendenti o ex carcerati che la stragrande parte delle volte trovano chiuse le porte del lavoro. Infine ha sentito il grido di dolore della campagna sarda, un tempo settore portante dell’economia isolana, ora vista dai giovani come uno sbocco di lavoro arcaico e privo di futuro. Al di là delle bandierine bianche e gialle, dei picchetti ufficiali in giacca, cravatta e fascia tricolore e dell’enorme entusiasmo suscitato nelle cinquecentomila persone accorse a Cagliari per accoglierlo, Papa Francesco ha trovato una Sardegna stremata. In ginocchio. Non è un caso che la visita a Cagliari segua a pochissima distanza quella a Lampedusa: due isole, ha detto il Papa, accomunate da una grande, enorme sofferenza. Leggi di più

Edilizia, bisogna puntare sulle ristrutturazioni

Edilizia. Dopo il boom di costruzioni registrato nei primi dieci anni del 2000 oggi in Sardegna si costruiscono sempre meno edifici. Ma esiste un enorme patrimonio di immobili pubblici e privati che stanno cadendo a pezzi abbandonati a se stessi. Ruderi diroccati e addirittura interi paesi fantasma sono molto frequenti soprattutto nell’interno dell’isola ma spesso e volentieri campeggiano sinistramente anche nei centri storici delle città capoluogo di provincia. Su quasi 500 mila edifici residenziali esistenti in Sardegna, circa 160mila sono stati costruiti prima degli anni Sessanta e ben 100mila versano attualmente in pessimo stato di conservazione. Di contro il comparto dell’edilizia, tradizionalmente uno tra i settori portanti dell’economia sarda, sta colando a picco e per il settimo anno consecutivo registra numeri terrificanti. Secondo il 12° rapporto sul Mercato delle costruzioni in Sardegna - presentato a Cagliari dalla Cna – il settore è in piena caduta libera: calano vertiginosamente gli investimenti, il volume d’affari, le imprese e gli occupati. Leggi di più

Zona Franca in Sardegna, il Comitato insorge

Zona franca più vicina in Sardegna? La commissione Autonomia del Consiglio regionale ha varato ieri un progetto di legge nazionale che modifica il titolo terzo dello Statuto sardo, consente alla Regione di disporre esenzioni e agevolazioni per imprese sui dazi doganali e in pratica prevede anche il riconoscimento della zona franca fiscale. Sembrerebbe una grande vittoria per i sardi, ma questo provvedimento rischia di rivelarsi un boomerang. Il centrodestra esulta e parla di un netto passo avanti verso la richiesta di istituzione della zona franca integrale. Ma il progetto di legge non piace al Comitato Zona franca Sardegna che lamenta di non essere neppure stato sentito dalla commissione. “Questa legge è un pasticcio”, spiega Francesco Scifo, uno dei leader del Comitato insieme alla dottoressa Maria Rosaria Randaccio, “perché attribuisce le competenze in materia di zona franca al Parlamento italiano che non approverà mai una legge di questo genere“. In questo modo, secondo il comitato per la zona franca, la Sardegna rischia di perdere anche le prerogative conquistate con il decreto 75 del 1998 a causa di un provvedimento che contraddice anche la legge n. 20 approvata lo scorso agosto dal Consiglio regionale. Leggi di più

Buggerru, un ricordo dei moti del 1904

Buggerru, 4 settembre 1904. Quasi tremila minatori sardi che lavorano in stato di semischiavitù nelle miniere si ribellano ai soprusi padronali e decidono di incrociare le braccia. I dirigenti della società francese che gestisce la miniera e le terre circostanti con la connivenza dei potentati pubblici sulcitani chiedono l’aiuto delle autorità piemontesi che, dalla vicina Iglesias, mandano a Buggerru due compagnie di fanteria. Lo scontro conseguente si conclude con un bilancio di tre morti e decine di feriti, ma l’indignazione che accompagna questa ingiustizia verso i minatori sardi porta alla proclamazione del primo sciopero nazionale tenutosi il successivo 16 settembre 1904. Domani – nel giorno del 109° anniversario - Cgil, Cisl e Uil ricorderanno i tragici fatti di Buggerru con un corteo al termine del quale sarà depositata una corona di fiori nella piazza teatro dell’eccidio. Leggi di più

Continuità territoriale o libera concorrenza?

Dopo aver seguito per anni la cronaca regionale e avere scritto innumerevoli articoli sui trasporti da e per la Sardegna mi viene il dubbio che, così come è organizzata, la continuità territoriale sia come la fantozziana corazzata Potemkin: una c****a pazzesca. Teoricamente è giusto il riconoscimento per i cittadini sardi del diritto a viaggiare alle stesse condizioni del resto degli italiani. Ma questo sta avvenendo effettivamente? O quella che chiamiamo continuità territoriale è solo una presa in giro?

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Incendi in Sardegna e rilevamento satellitare

Incendi in Sardegna. Dopo i roghi che la settimana scorsa hanno devastato più di ottomila ettari di boschi e macchia mediterranea a Laconi, Nurallao, Ghilarza e Sinnai, la Sardegna conta i danni: un allevatore in coma, mille persone evacuate, tanti animali morti. Alcuni dei centri colpiti dai roghi stanno avviando le procedure per chiedere al Governo lo stato di calamità naturale e gli indennizzi. Ma anche quest’anno si ha la sensazione della cronaca di una devastazione annunciata. Da anni i discorsi sono sempre gli stessi: mancano i mezzi di soccorso aerei e soprattutto manca un adeguato sistema di prevenzione. Fa rabbia poi la questione delle centraline di rilevamento automatico degli incendi, mai utilizzate dopo essere costate alla Regione oltre cinquanta miliardi di vecchie lire. Eppure in Sardegna il sistema di rilevamento a raggi infrarossi esiste: il Piano antincendi 2011-2013, oltre le vedette a terra, prevede infatti un monitoraggio satellitare a raggi infrarossi che oltretutto la Regione può usare gratis.

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Piano paesaggistico: Sardegna tra ambiente e primarie

Piano paesaggistico. Ugo Cappellacci lo aveva promesso durante la vittoriosa campagna elettorale del 2009 e ora, alla vigilia delle prossime elezioni, lo ribadisce: il Piano Paesaggistico regionale varato da Renato Soru sarà modificato entro i primi mesi del 2014. Pare che da mesi, nel silenzio generale rotto oggi da un’inchiesta pubblicata dalla Nuova Sardegna, una task force esterna alla Regione sia al lavoro per revisionare le norme emanate nel novembre 2004 da Renato Soru, che al tempo rappresentarono un esempio di amministrazione virtuosa per tutta Italia. Oggi, con la campagna elettorale alle porte, si ripropone lo stereotipo ormai noto: centrodestra che apre le porte alle imprese edili, con il rischio di spalancarle anche ai cementificatori e agli speculatori, e centrosinistra abbarbicato a difesa degli splendidi tesori ambientali, identitari e culturali della Sardegna. Leggi di più