Correva il novembre 2011: il sindaco di Firenze Matteo Renzi, in ascesa come implacabile rottamatore del Partito Democratico, in una intervista al mensile Style del Corriere della Sera, individuava il giovane sindaco di Cagliari Massimo Zedda come un papabile ministro di un suo futuribile governo. Il consigliere regionale di Sel, che aveva battuto a sorpresa il decano del Pd sardo Antonello Cabras nelle primarie del centrosinistra per poi sconfiggere nelle elezioni di quel maggio il candidato del Popolo delle Libertà Massimo Fantola, era secondo il rottamatore l’emblema della politica giovane e scanzonata in grado di rinnovare i palazzi del potere. Ma Zedda, a quella ipotesi futuribile, disse quel che dicono al dottore i concorrenti temerari del gioco dei pacchi: ringrazio per l’offerta e vado avanti. «Ringrazio il sindaco di Firenze Matteo Renzi ma ho promesso alle cagliaritane e ai cagliaritani - senza dimenticare tutti coloro che pur non residenti a Cagliari hanno contribuito alla mia elezione - che mi sarei impegnato per la città - dichiarò Zedda ai media locali - Ho promesso che mi sarei dedicato a questo nonostante le difficoltà, i tagli al bilancio e le poche risorse disponibili, e sono onorato di fare quello che faccio».
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Papa Francesco non lasciarci soli
Papa Francesco non lasciarci soli. Le prime parole ascoltate da Jorge Mario Bergoglio in terra di Sardegna sono state il grido di dolore di uno dei quattocentomila cassintegrati sardi. Probabilmente un padre di famiglia dai cui occhi fuoriusciva, potentissima, la rabbia di una terra mal governata per anni. E la paura di non poter dare un futuro ai propri figli. Papa Francesco ha poi ascoltato le parole piene di emozione di un’imprenditrice sociale cagliaritana che con la sua azienda si arrabatta per cercare di far lavorare persone disagiate, ex tossicodipendenti o ex carcerati che la stragrande parte delle volte trovano chiuse le porte del lavoro. Infine ha sentito il grido di dolore della campagna sarda, un tempo settore portante dell’economia isolana, ora vista dai giovani come uno sbocco di lavoro arcaico e privo di futuro. Al di là delle bandierine bianche e gialle, dei picchetti ufficiali in giacca, cravatta e fascia tricolore e dell’enorme entusiasmo suscitato nelle cinquecentomila persone accorse a Cagliari per accoglierlo, Papa Francesco ha trovato una Sardegna stremata. In ginocchio. Non è un caso che la visita a Cagliari segua a pochissima distanza quella a Lampedusa: due isole, ha detto il Papa, accomunate da una grande, enorme sofferenza. Leggi di più


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