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Zedda, Renzi e il gioco dei pacchi

Correva il novembre 2011: il sindaco di Firenze Matteo Renzi, in ascesa come implacabile rottamatore del Partito Democratico, in una intervista al mensile Style del Corriere della Sera, individuava il giovane sindaco di Cagliari Massimo Zedda come un papabile ministro di un suo futuribile governo. Il consigliere regionale di Sel, che aveva battuto a sorpresa il decano del Pd sardo Antonello Cabras nelle primarie del centrosinistra per poi sconfiggere nelle elezioni di quel maggio il candidato del Popolo delle Libertà Massimo Fantola, era secondo il rottamatore l’emblema della politica giovane e scanzonata in grado di rinnovare i palazzi del potere. Ma Zedda, a quella ipotesi futuribile, disse quel che dicono al dottore i concorrenti temerari del gioco dei pacchi: ringrazio per l’offerta e vado avanti. «Ringrazio il sindaco di Firenze Matteo Renzi ma ho promesso alle cagliaritane e ai cagliaritani - senza dimenticare tutti coloro che pur non residenti a Cagliari hanno contribuito alla mia elezione - che mi sarei impegnato per la città - dichiarò Zedda ai media locali - Ho promesso che mi sarei dedicato a questo nonostante le difficoltà, i tagli al bilancio e le poche risorse disponibili, e sono onorato di fare quello che faccio».

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Renzi, una vittoria carica di responsabilità

Nei commenti del dopo-voto di domenica nel Partito democratico e tra gli osservatori politici sembrava regnasse l’incredulità. Nessuno, neppure chi le aveva organizzate, si aspettava che in questi tempi di antipolitica due milioni e mezzo di italiani andassero a votare sborsando addirittura due euro per quel grande esercizio di democrazia popolare che sono le primarie. Ma ragionando a freddo e considerando quel che è successo nelle ore immediatamente successive nella maggior parte delle città italiane, l’entusiasmo è probabilmente un po’ scemato. Due milioni e mezzo di persone (circa il quintuplo degli iscritti al Pd) hanno creduto alla proposta di Matteo Renzi che, sicuramente in modi più ammiccanti e rassicuranti, dice più o meno quello che Beppe Grillo va urlando da qualche anno in giro per le piazze italiane: meno costi della politica e più lavoro, riforma drastica del Parlamento. E soprattutto rottamazione della vecchia politica clientelare e largo ai giovani. Ma tante, tantissime persone perbene - non soltanto facinorosi estremisti - nelle stesse ore sono scese in piazza in tante città italiane per manifestare la loro rabbia contro una politica che negli ultimi tempi ha dimostrato di pensare a tutto meno che agli interessi della gente.
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This work by Alessandro Zorco is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.5 Italia.