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Più soldi alla classe media: all’Italia serve un nuovo boom economico

In Italia la storia non insegna mai nulla. Eppure guardare quello che è successo quaranta o cinquant’anni fa potrebbe essere molto istruttivo per capire il momento storico che il Paese sta vivendo oggi. Prendiamo ad esempio il cosiddetto boom economico tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. L’Italia usciva da una crisi pesantissima, la ricostruzione dopo la guerra, avvenuta anche grazie agli aiuti americani del Piano Marshal, era stata lunga e faticosa. Ma nella classe media italiana si respirava un clima di fiducia e tanta voglia di ricominciare.

boom economico
La 500 è il simbolo principale del miracolo economico italiano

L’immagine simbolo del boom economico italiano è la Cinquecento. Ad un certo punto l’automobile, che fino a poco prima era considerata un bene di lusso accessibile a pochissime persone, divenne un bene di largo consumo. Impiegati, insegnanti, militari, operai ebbero la possibilità di acquistare una automobile con cui potersi spostare liberamente per andare fuori città, per una gita o addirittura per una vacanza. Le strade italiane si riempirono di Cinquecento e questo fu la fortuna dei proprietari della Fiat, gli Agnelli.

Lo stesso discorso si può fare per la Vespa, anch’essa simbolo di un periodo di grande rinascita economica per l’Italia.

Ma quale era stato il punto cruciale di questa svolta? Cosa aveva portato questo improvviso benessere in una nazione in profonda crisi? Lo Stato aveva incentivato la Fiat o la Piaggio con benefici economici perché producessero più automobili o più motociclette?

Assolutamente no.

La svolta che portò al boom italiano fu invece l’aumento del potere economico della classe media italiana, che rappresentava la maggior parte della popolazione. Impiegati, insegnanti, militari e operai ricevettero dei consistenti aumenti salariali che gli permisero di acquistare un maggior numero di beni di consumo, dall’automobile al televisore, e addirittura di permettersi una vacanza estiva.

Fu questo che portò nuova linfa alle imprese italiane che videro allargarsi a dismisura la platea dei consumatori e, la Fiat ne è l’esempio lampante, furono costrette ad investire e assumere nuova manodopera per aumentare la produzione e far fronte alle nuove richieste.

Sicuramente lo stesso effetto moltiplicatore non sarebbe stato possibile con una semplice agevolazione agli imprenditori. Basti questa domanda: se la famiglia Agnelli avesse ricevuto semplicemente dei benefici per produrre più automobili a chi le avrebbe potute vendere se non fossero aumentate le disponibilità economiche della classe media italiana? Sarebbero rimaste ad invecchiare nelle fabbriche.

Un nuovo boom economico

Oggi il ceto medio italiano è nuovamente in grandissima difficoltà. Le statistiche ci raccontano che spesso le nuove povertà in Italia sono rappresentate da persone che, pur avendo un lavoro, non riescono a mantenere la propria famiglia o pagare il mutuo o l’affitto di casa.

La classe media italiana, che rappresenta il 95% circa della popolazione, non riesce a far fronte ai bisogni primari per la sussistenza. Non avendo in soldi necessari per sopravvivere le famiglie italiane devono giocoforza rinunciare a cambiare il televisore, il frigorifero o la lavatrice e devono accontentarsi di una automobile vecchia e mal funzionante. Di conseguenza le imprese non hanno richiesta sufficiente, non investono, diminuiscono la produzione e sono costrette a licenziare i dipendenti, creando ancora più povertà in un circolo vizioso che sembra non finire.

È dunque assurdo, in un contesto del genere, pensare che la crisi economica italiana si possa combattere aiutando esclusivamente gli imprenditori e stanziando miliardi di euro per agevolare le imprese. Semplicemente perché – basta guardare quanto è avvenuto cinquant’anni fa durante il boom economico – un aumento degli investimenti e della produzione non ha alcuna utilità se non ci sono i consumatori che comprano i prodotti. Ed è spesso inutile anche incentivare internazionalizzazione della produzione se la parte più rilevante del mercato italiano, quella che dovrebbe principalmente acquistare i tuoi prodotti, è ormai moribonda.

Ed è ancora più assurdo che, nonostante i proclami contrari della nostra politica, si continuino ad aumentare le tasse (l’IVA è destinata a salire al 24%) e si rendano i beni al consumo sempre più cari per i consumatori.

L’unico risultato di questo scellerato modo di agire è quello di arricchire singoli imprenditori che nella maggior parte dei casi portano denaro all’estero o finiscono per delocalizzare le loro aziende. E nello stesso tempo di ridurre sempre di più il potere d’acquisto delle famiglie che nel frattempo diventano sempre più povere.

In poche parole le politiche economiche e fiscali viste in questi ultimi anni stanno favorendo esclusivamente la recessione. L’unica via di uscita da questa crisi è invece quella di partire dal basso ed aumentare nuovamente il potere economico della classe media. Solo un aumento generalizzato della capacità d’acquisto del ceto medio italiano potrebbe innescare un circolo virtuoso in grado di propagarsi beneficamente a tutto il sistema produttivo, creando benessere, ricchezza, posti di lavoro e soprattutto fiducia nel futuro.

Un nuovo boom economico di cui l’Italia ha un disperato bisogno.

Naturalmente, poiché non è possibile aumentare i salari, la maggiore disponibilità economica della classe media potrebbe derivare soltanto da una notevole riduzione della pressione fiscale e da politiche tributarie diametralmente opposte a quelle attuate finora.

Con una precisazione: ciò che l’Erario incassebbe in meno da una diminuzione delle imposte dovute dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, sarebbe compensato dalle imposte corrisposte dalle imprese per effetto dell’inevitabile aumento del loro volume d’affari conseguente all’aumento della domanda di beni e servizi da loro prodotti.

Una politica di questo genere porterebbe nel lungo periodo alla fine della crisi economica. Se i nostri politici, invece di apparire nei salotti televisivi, studiassero soluzioni alla crisi e riuscissero a comprenderne le cause sarebbe un vero miracolo. Un nuovo miracolo economico.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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