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Prima del fallimento della politica c’è il fallimento della comunicazione: i reggenti non sentono ciò che dice il popolo e non spiegano alla gente cosa stanno facendo. Cosi si presenta il sisma della fiducia, così si misurano le scosse di una catastrofe: una catastrofe della comunicazione politica e della disponibilità al dialogo tra governo e popolo.

Oggi i sardi non credono più che questa politica regionale sia in grado di attuare uno sviluppo eco-compatibile e liberare la Sardegna sia delle servitù militari che dalle servitù industriali. I sardi non credono più a una soluzione prossima e concreta delle tante vertenza ancora aperte, come a Olmedo, Villacidro, Olbia, Arbatax, Macomer e Portovesme e cosi via. I sardi non credono più in una riforma sanitaria. Anzi, a fronte del disastro della sanità pubblica e della chiusura di molte strutture sanitarie nei territori, si convincono sempre più che l’assistenza sanitaria peggiorerà e che le cure mediche saranno sempre più costose.

La disoccupazione giovanile si attesta al 56%. Nell’isola si registra un tasso di disoccupazione generale pari al 17% (e non del 15% come inizialmente si era prospettato), una percentuale di gran lunga superiore alla media italiana, che si aggira intorno all’11%. Il tasso di occupazione è sceso dal 51,2% al 50,5% e finché questi dati si manterranno  costanti, nessun piano di sviluppo può essere considerato serio.

Il fallimento della politica

Bandiera sarda e ipocrisia fallimento della politica
La bandiera dei quattro mori

Quando la stragrande maggioranza della popolazione crede l’esatto contrario di quanto viene assicurato e promesso da chi ricopre un ruolo di garante del bene pubblico, allora la politica deve fermarsi un attimo ed iniziare seriamente a riflettere. Bloccare quanto aveva programmato e ascoltare quello che dice la gente, le sue sofferenze, le sue speranze e le sue richieste. Deve avere anche la forza ed il coraggio di rivedere e ripensare i suoi progetti. E ricominciare da capo.

Quando la popolazione non è convinta di quanto la politica gli propone, allora ha fallito la comunicazione politica, ha fallito la politica stessa. Allora quel filo sottile, quel rapporto tra governanti e governati si spezza. Quando si governa sordi e ciechi, allora si mina, si insidia la democrazia. Ma loro non vogliono capire o almeno così sembra. Governare in modo autistico, irreale, senza alcuna considerazione della realtà, dall’alto verso il basso, è diventato metodo.

Lo chiamavano progetto di sviluppo sostenibile, una politica economica di ispirazione Keynesiana. Aumenti, cioè, di spesa pubblica per investimenti per l’occupazione, con conseguente incremento dei consumi e una drastica riduzione della precarietà dei rapporti di lavoro. Pensare però a un aumento di interventi pubblici come una seria possibilità per una ripresa della crescita in presenza di una drastica precarietà dei posti di lavoro è pura illusione. Il risultato, quello che potremmo definire l’amara realtà nella nostra regione, ci viene indicato dal costante dilagare dei rapporti di lavoro precari: un popolo che muore di povertà e di inquinamento.

Presidente del Movimento per la Sardegna – Sardi nel mondo

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