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Circa il 90 per cento dei giovani italiani si informa soltanto su facebook e legge la realtà soltanto attraverso la lente digitale della Rete. Basta questo dato, reso noto nell’ultimo rapporto Ucsi Censis, per comprendere la profonda crisi dell’informazione così come l’abbiamo tradizionalmente intesa. Chiusi nel loro mondo, i nostri figli postano foto su Instagram o soprattutto su Snapchat, il social network di ultima generazione che cancella immediatamente i contenuti diffusi, guardano video su YouTube, chattano nei gruppi Whatsapp. Negli smartphones che mettiamo in mano ai nostri ragazzi fin dall’età di sette otto anni arrivano con violenza i messaggi veicolati da un sistema mediatico che vorrebbe proporgli un modello di vita improntato unicamente al divertimento, al disimpegno e alla trasgressione. E noi li osserviamo impotenti mentre si estraniano da un mondo che sembra interessargli sempre meno. Rifiutano la politica e i suoi meccanismi a volte perversi, non comprendono le complicate regole dell’economia. La maggior parte di loro vive il presente senza minimamente curarsi di quel che succede intorno.

Durante la tre giorni di scuola organizzata ad Assisi dall’Ucsi, l’Unione dei giornalisti cattolici, il tema del rapporto tra media e minori è stato approfondito e analizzato a lungo. Le cosiddette “agenzie educative” (scuola, chiesa, istituzioni, forze dell’ordine) hanno fatto un accorato appello al mondo dei media responsabilizzando il ruolo fondamentale dei comunicatori.

La sfida educativa nell’era digitale

Ma quanto noi adulti che ci occupiamo di informazione siamo in grado di difendere la nostra risorsa più preziosa? Quanto noi adulti, così abili nello smanettare sui tablet e così attivi sui social network, siamo in grado di tutelare i ragazzi che, con il loro entusiasmo e la loro curiosità, sono la nostra unica speranza di costruire un mondo migliore?

Quanto sappiamo ascoltarli e parlare il loro linguaggio?

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Fumetti e digitale

In questo momento storico la più grande sfida per chi si occupa di informazione è quella di riuscire ad interessare i ragazzi. Riuscire ad appassionarli, ad attirare la loro attenzione su una realtà complessa che, ancorché impegnativa e difficile, deve essere conosciuta, interpretata e assimilata per essere migliorata.

La grande sfida del giornalismo digitale è quella di riuscire a far passare tra i ragazzi un altro messaggio: che il mondo non è solo fatto dello squallore e delle brutture che purtroppo popolano i nostri tg e le pagine dei giornali, ma è fatto anche di bellezza e soprattutto di verità. E che la vita non è fatta solo di divertimento e trasgressione, ma anche di impegno e di sacrificio, elementi necessari per poi ottenere soddisfazioni e vittorie autentiche.

La grande sfida è quella di riuscire a condividere bellezza e non solo violenza e brutture.

Ecco perché una scuola di formazione per giovani giornalisti come quella dell’Ucsi che si è appena conclusa ad Assisi assume una vitale importanza. Il mondo dell’informazione ha grande bisogno di un ricambio generazionale. Non solo nella forma, ma soprattutto nei contenuti e nel linguaggio. E a bisogno di giovani giornalisti coscienti, motivati e impegnati che intendano la professione come un servizio per la collettività e sappiano finalmente parlare la stessa lingua dei ragazzi.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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