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Costanza Miriano: la donna “sottomessa” è una donna libera e realizzata

Per intervistare Costanza Miriano bisogna avere una buona dose di pazienza e resistenza. Bisogna aspettare che si diradi la lunga fila di ammiratrici che, tra un autografo e l’altro le fanno regali e le confidano le proprie vicissitudini come se fossero amiche da una vita. Perché con i suoi libri e soprattutto con il suo seguitissimo blog, in cui racconta con semplicità e autoironia la sua vita familiare e i valori in cui crede, la Miriano è riuscita a costruire una vera e propria comunità che la segue e interagisce con lei sui social network. Nel suo ultimo volume, parafrasando Tolkien, l’ha chiamata Compagnia dell’agnello, perché è un gruppo che trova il suo collante nella fede cristiana applicata alla vita matrimoniale e al complicato rapporto tra uomo e donna. Insomma fede applicata alla vita di tutti i giorni, che per una mamma di quattro figli, per giunta giornalista tv, significa trovare gli equilibrismi per riuscire in qualche modo a coniugare la Messa quotidiana con la correzione dei compiti, la preparazione del pranzo e della cena, il servizio televisivo in Vaticano e, perché no?, la scelta di un trucco con cui farsi bella per il marito.

Quattro libri all’attivo – Sposati e sii sottomessa (che le ha procurato un mare di polemiche e persino una denuncia per incitamento alla prevaricazione delle donne in Spagna dove il volume è stato a lungo censurato), Sposala e muori per lei, Obbedire è meglio e il recente Quando eravamo femmine – Costanza Miriano è una donna estremamente alla mano. Alta, slanciata, bionda, è molto timida, ma è consapevole che a volte è necessario vincere la timidezza e scendere in campo. Così, visto che glielo ha chiesto il fondatore del Cammino Neocatecumenale Kiko Arguello, per ben due volte la Miriano ha finito per parlare dal palco del Family Day a Roma davanti a un milione di persone.

miriano
Costanza Miriano durante l’incontro che si è tenuto all’Istituto salesiano Don Bosco di Cagliari

Temprata dalle fatiche quotidiane, la Miriano non ha dunque risentito affatto di un tour de force in Sardegna in cui, nei giorni scorsi, ha tenuto in poche ore due incontri pubblici dal titolo La bellezza dell’essere veri uomini e vere donne, il primo nel pomeriggio ad Oristano e il secondo a tarda sera a Cagliari, in un gremito salone dell’Istituto salesiano don Bosco.

Farle qualche domanda con un po’ di calma è stato possibile solo a notte inoltrata, dopo l’ennesimo assalto dei tanti fans (soprattutto ragazze) per i quali Costanza Miriano è diventata un vero e proprio punto di riferimento.

Costanza Miriano, che significa essere veri uomini e vere donne?

Siamo veri uomini e vere donne sotto lo sguardo di Dio. Non c’è un modo migliore per costruire una vera umanità che costruire il nostro rapporto con Dio. E’ lui che illumina davvero i nostri gesti e le nostre scelte. Credo che il massimo della virilità, ad esempio, sia un uomo davvero consegnato a Dio. E così è per la donna.

Nei suoi libri parla di una donna sottomessa. Cosa vuol dire?

La mentalità dominante nel mondo vuole che uomo e donna siano totalmente autodeterminati e possibilmente svincolati dalle relazioni, sempre padroni della propria vita e liberi dal dover rendere conto a chicchessia delle proprie scelte. Questa è un’idea di uomo falsa e ingannevole perché siamo esseri in relazione. Obbediamo sempre a qualcosa o qualcuno. Siamo sempre sottomessi a qualcosa o qualcuno. Possono essere le nostre passioni o le nostre emozioni, può essere il peccato. Ma possiamo scegliere di obbedire a Dio. Una donna sottomessa, per me, è una donna che consegna la propria interiorità a Dio e rinuncia alle proprie pretese sull’uomo riuscendo ad amarlo nel modo più maturo. La sottomissione di cui parlo io vorrebbe essere più simile a una colonna che sostiene un edificio che non a quella di uno zerbino su cui ci si pulisce i piedi. Una donna sottomessa è una donna profondamente libera e realizzata.

Ma perché tutte queste polemiche?

Il problema è che se questa cosa la dice una cristiana scatena subito l’allergia. Ne ha scritto ad esempio Cinzia Sasso, una collega di Repubblica, moglie del sindaco di Milano Pisapia, che ha deciso di rinunciare al proprio lavoro per rimanere a casa a preparare i cocktails e i vestiti al marito. La sua è stata salutata come una scelta di libertà. Se invece lo dice una cristiana subito scatta l’idiosincrasia. In realtà stiamo dicendo la stessa cosa, cioè che la donna si realizza pienamente nell’aiutare la vita.

In questo periodo sembrano prevalere dei modelli antropologici che stanno allontanando l’uomo dalla realtà. Ha fiducia nel futuro?

Ho tanta fiducia perché so che è Dio che guida la storia e so che…non prevalebunt. I modelli che stanno cercando  di imporci sono talmente  grossolanamente sbagliati che presto ci si renderà conto di questi errori.

Quando ha deciso di scendere in campo per difendere i valori cristiani?

In realtà come è successo tante volte nella mia vita, mi ci sono trovata davanti. Avevo sempre provato il desiderio di scrivere, ma avevo bussato sempre alle porte sbagliate. Poi un collega mi ha offerto una casa editrice e non ho fatto nulla per cercarla, un sacerdote mi ha chiesto di aiutarlo perchè doveva tenere degli incontri sul gender e infine Kiko mi ha chiesto di salire sul palco del Family Day. Sono tutte cose che non ho in alcun modo cercato e organizzato. Si vede che il Signore non ne ha trovata una peggio. Come dice una mia amica suora, Dio non ha trovato una più scalcagnata e scombinata di me (ride, ndr).

Eutanasia, gender, utero in affitto: secondo lei opporsi è una questione di fede o una questione di giustizia?

E’ una questione umana che precede la fede, ma ne è il sostrato. Non c’è bisogno di essere credenti per capire che l’utero in affitto è una bestialità, è una violenza incredibile contro il bambino e spesso anche contro la donna, perché alcune donne sono consenzienti perché pagate, ma in molti casi sono spinte dalla necessità. In una società civile deve prima venire l’interesse del più debole, quindi quello dei bambini che hanno diritto a crescere con la mamma nel cui grembo si sono formati. Non c’è bisogno di essere cristiani, basta essere un po’ sopra le bestie. Invece oggi si divinizzano le bestie mentre l’aborto è considerato un diritto. Ormai abbiamo divinizzato l’animale e svenduto l’uomo.

E’ molto attiva sulla Rete: secondo lei è possibile trovare un dialogo sui social network su questi temi così divisivi?

No. Io posto dei contenuti che mi fa piacere condividere e che essendo pubblici tutti possono vedere. Ma se la gente commenta insultandomi o provocandomi in modo non costruttivo io blocco e banno. Non sono per il dialogo a tutti i costi. Anche perché ho una vita, un lavoro, un marito e quattro figli: non mi posso mettere a discutere con tutti. Tra amici e followers mi seguono 35mila persone. Se uno vuole mipiaciare lo faccia, se no pazienza.

Nei suoi incontri in giro per l’Italia trova ragazzi consapevoli oppure no?

Incontro ragazzi veramente in gamba. Sono veramente grata a Dio che suscita ancora nuove vite e ragazzi così pieni di domande e assetati di assoluto, di verità e bellezza. Invece la cosa contro cui combatto anche a casa è la dipendenza dalla tecnologia che secondo me ci sta giocando una generazione. Noi genitori e noi educatori dobbiamo aiutare i nostri ragazzi ad usarla in modo intelligente perché il rischio della dipendenza è concreto e vero. In realtà il mio vero lavoro nella vita è ritrovare telefoni che ho nascosto dimenticandomi poi dove li ho messi …

Lei è una giornalista. Ha trovato difficoltà nell’essere una giornalista cristiana militante?

Sì, ma ho fatto pace con questo ruolo. Per molti anni ho lavorato al Tg3, quindi in un ambiente molto lontano dai miei valori, ma ho sempre saputo che il mezzo è del mondo e che il principe del mondo è un altro. In tutte le situazioni, anche quelle più difficili si può cercare di testimoniare la propria fede. Certo, finché non proclamerò l’Angelus da Piazza San Pietro sarà sempre un compromesso con il messaggio del mondo (ride, ndr). Ma ci si può provare sempre. Poi oggi la Rete offre molte possibilità di esprimere le proprie idee.

Magari a volte basta semplicemente l’esempio…

Una volta una collega mi disse che comprava venti copie del mio libro per diffonderle tra le amiche: il titolo la faceva inorridire, però ero l’unica collega sorridente in una palazzina di tre piani.

Come, secondo lei, i ragazzi possono difendersi da un sistema mediatico che propone ormai solo un modello di pensiero?

Tenendo attivo il cervello, leggendo, informandosi e formandosi. Approfittando delle opportunità della Rete che sono anche tante e positive e formando una cultura positiva in noi e in quelli su cui possiamo avere qualche ascendente. Credo che la proposta culturale sia talmente deludente e poco saporita per i ragazzi che quando assaporano qualcosa di buono in realtà lo sentono. I giovani hanno un grande intuito per la finzione e per la falsità.

Come interessarli?

Investendoci il nostro tempo e stando insieme a loro. I ragazzi hanno bisogno di tempo e di dedizione. Genitori, insegnanti, educatori e catechisti, chiunque abbia a che fare con questa materia prima così preziosa, deve dare il suo meglio. Se fossi un premier metterei senza dubbio le energie migliori del Paese nella scuola.

Cosa è la libertà per Costanza Miriano?

La libertà è libertà dal peccato, è avere un rapporto vitale con Dio. E’ lasciarci guidare da Lui. Per rimanere più terra terra, libertà significa avere anche più tempo per noi stessi. Ma ho avuto modo tante volte di constatare che quando metto Dio al primo posto mi si libera anche il tempo, forse perché non lo spreco in distrazioni inutili. Dio è veramente un grande manager.

@alessandrozorco

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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