Facciamocene una ragione. Il giornalismo digitale ha stravolto completamente il mondo dell’informazione. Archiviata l’era dei vari Montanelli, Scalfari e Biagi che donavano ai lettori il loro sapere pigiando i tasti della Lettera 22 e preso atto che i grandi giornalisti sono attualmente molto pochi, questa è l’epoca delle testate online che - come richiede una platea sempre più distratta e frettolosa - propongono cronaca spicciola e sintetica in tempo reale, magari riportando le notizie scovate direttamente dai loro lettori. I politici twittano direttamente le news senza aspettare l’ufficialità dei comunicati stampa, i fatti corrono velocissimi, postati in tempo reale sui social network e sui blog prima ancora di arrivare nelle redazioni delle agenzie di stampa. E il giorno successivo, quando sono ormai passato remoto, le stesse notizie finiscono con approfondimenti di vario tipo sulle pagine dei giornali. La categoria dei giornalisti è rappresentata sempre più spesso da cronisti faidatè che non hanno avuto alcuna possibilità di imparare il mestiere nelle redazioni o lo hanno imparato solo teoricamente nelle scuole di giornalismo. I maestri in grado di trasmettere qualche trucchetto del mestiere sono ormai personaggi mitologici, eroi dell’età dell’Arcadia dell’informazione. In questo scenario, la funzione del giornalista è cambiata profondamente. E oltre le tecniche di storytelling - la scrittura è diventata enormemente più sobria ed essenziale rispetto a quella cui ci aveva abituato la tradizionale carta stampata - è radicalmente cambiata la prospettiva dalla quale il giornalista deve saper guardare la realtà. Leggi di più
Archive for: marzo 2014
L’incredibile storia di Sixto Rodriguez
Sixto Rodriguez non aveva decisamente il cognome giusto. Rodriguez era troppo sudamericano per sfondare nella leggendaria America degli anni Settanta. Anche Robert Zimmerman, d’altronde, aveva dovuto cambiare il suo, diventando Bob Dylan in onore del poeta Dylan Thomas. Fattostà che i dischi del cantautore operaio nato e vissuto a Detroit, hanno venduto negli Usa si e no qualche decina di copie. Eppure molti discografici definivano le sue liriche graffianti addirittura più interessanti di quelle dello stesso Dylan. La cosa incredibile è che i dischi di Rodriguez sono arrivati in Sudafrica diventando la colonna sonora di una intera generazione di ragazzi che lottava contro l’apartheid. Senza che lui ne sapesse assolutamente nulla per anni. Sixto Rodriguez ha continuato a vivere umilmente a Detroit, lavorando come operaio e combattendo per i diritti dei più deboli. E mentre lavorava duro in America, in Sudafrica diventava a sua insaputa una vera e propria leggenda avvolta nel mistero. Una leggenda alimentata dalle voci che lo davano addirittura morto suicida dopo essersi dato fuoco sul palco, durante un concerto. Tutto ciò fino a quando due esperti musicali hanno deciso di fare una ricerca per capire di più, scoprendo che in realtà Rodriguez era vivo e vegeto in America.
Lo stato particolare dell’informazione in Sardegna
“Il giornale racconterà tutti i fatti con onestà”. Così il direttore dell’Unione Sarda, Anthony Muroni, ha titolato oggi il suo commento all’inchiesta che vede coinvolti i vertici del gruppo editoriale, l’editore Sergio Zuncheddu, l’amministratore delegato dell’Unione Sarda Piervincenzo Podda e i consiglieri Carlo Ignazio Fantola e Davide Piccioni. La necessità di garantire ai lettori che, nonostante questo coinvolgimento, l’informazione sarà in ogni caso trasparente, onesta e senza sconti, unita al comprensibile imbarazzo e alla altrettanto comprensibile professione di fiducia nella correttezza dei propri datori di lavoro, dimostra che la trasparenza e la verità non possono mai essere date per scontate ma devono essere perseguite dalle redazioni in tutte le scelte quotidiane. Soprattutto in Sardegna dove è molto forte la commistione tra l’informazione e il mondo degli affari. Per questo, in attesa degli Stati generali dell’informazione in Sardegna, che probabilmente si terranno tra qualche mese, questa inchiesta giudiziaria, insieme alla vicenda sindacale dei colleghi dell’emittente televisiva Sardegna 1, protagonisti dello sciopero più lungo e creativo che la storia del giornalismo italiano ricordi, suscita alcune riflessioni sullo stato “particolare” dell’informazione e del giornalismo libero in una Sardegna in cui – salvo alcune significative ma ancora marginali esperienze di giornali online - si è ormai stabilizzato un sostanziale oligopolio dei gruppi editoriali L’Unione Sarda e L’Espresso. Leggi di più
Contro la mafia sulle orme di Peppino Impastato
«La mafia è sopraffazione, ingiustizia, illegalità. La mafia è una mentalità, una cultura purtroppo dominante in Italia. E’ nel cuore dello Stato, nella politica e nell’economia. E in tanti anni non è mai stata sconfitta perché non c’è mai stata una volontà di farlo da parte di uno Stato che spesso premia i criminali e lascia solo e disarmato chi tenta di ribellarsi». Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato, giornalista, militante politico, scrittore e poeta, ucciso dalla mafia nel 1978, è stato una settimana in Sardegna, a Macomer, per parlare ai ragazzi delle scuole isolane di suo fratello Peppino e della sua attività di lotta e impegno sociale. Da quel 9 maggio 1978, quando il fratello maggiore fu fatto saltare in aria con una carica di tritolo, Giovanni Impastato, insieme alla coraggiosa mamma Felicia, mancata nel 2004, sua moglie Felicia e gli amici più cari con cui ha fondato il Centro Studi Impastato a Palermo dedicato alla memoria di Peppino, ha iniziato una lotta, prima per chiedere e ottenere la verità sulla morte del fratello e poi per dare testimonianza alle nuove generazioni su cosa vuol dire ribellarsi alla mafia e all’illegalità pur appartenendo ad una famiglia di origine mafiosa.
La ristrutturazione delle Saline di Cagliari
Finalmente. L’Ente Parco Molentargius Saline ha avviato i lavori di ristrutturazione degli immobili delle Saline di Stato nel compendio Saline Molentargius. Dopo aver sistemato i ponteggi gli operai sono al lavoro per la ristrutturazione della prestigiosa Idrovora del Rollone, la struttura che alimentava con l’acqua salmastra le grandi vasche che producevano il sale a Cagliari. Dopo l’idrovora sarà la volta degli altri immobili del compendio: l’edificio che ospitava i salinieri, la centralina elettrica con cabina di distribuzione e, si spera, il ricovero dei forzati che dall’altra sponda del canale, è ormai diventato un rudere. Tutto nell’ottica della valorizzazione di un compendio che oltre all’immenso valore naturalistico, ha un grande prestigio legato alla recente storia industriale della Sardegna. Una storia che potrebbe essere fatta rivivere. Leggi di più
Cosa vuol dire essere un giornalista cristiano?
“Cosa vuol dire per te essere un giornalista cristiano?”. Con questa domanda apparentemente innocua, abbastanza inusuale per chi è abituato a fare le domande e non a rispondere, qualche giorno fa un collega mi ha messo di fronte improvvisamente alla mia coscienza. Era come se mi avesse brutalmente chiesto: stai mettendo i valori in cui credi al servizio della tua professione oppure li stai sacrificando, li stai calpestando per perseguire un tuo obiettivo personale? Più prosaicamente, sei di quelli duri e puri oppure sei di quelli che si vendono al migliore offerente aderendo alla filosofia del “tengo famiglia”? E, se anche pensi di appartenere alla categoria dei duri e puri, lo fai per convinzione oppure perché nessuno ti cerca e ti fa comodo pensarti così?
I gabbiani di Papa Francesco
Era il 13 marzo 2013, esattamente un anno fa, quando prima della fumata bianca che annunciò l’elezione di Papa Francesco, due gabbiani argentati si posarono sul comignolo della Cappella Sistina. Il gabbiano che vive in colonie lungo il Rio de La Plata (Fiume d’argento) è uno dei simboli più rappresentativi dell’Argentina che probabilmente deve il suo nome proprio a quei volatili: per questo molti pensarono che quel segno indicasse che il nuovo Papa sarebbe stato argentino. Leggi di più
Sud libera sud: insieme contro i pregiudizi
Bisognerebbe educare la gente alla bellezza; perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano vivi la curiosità e lo stupore. Queste parole, tratte da “La Bellezza” di Peppino Impastato, giornalista-poeta ammazzato dalla mafia, racchiudono efficacemente il messaggio di Sud Libera Sud, la manifestazione itinerante organizzata dai movimenti associativi Briganti e Pedagogia della R-Esistenza dell’Università della Calabria, che sta cercando di mettere in rete le tante energie che, disperatamente, cercano di riscattare i tanti Sud dell’Italia e del mondo. La manifestazione – che a maggio approderà anche a Cagliari – sarà un’occasione per discutere in maniera costruttiva del rapporto ancora conflittuale tra Nord e Sud. Senza tentazioni separatiste o indipendentiste, ma per cercare di costruire - insieme - una strategia della liberazione da un sistema sclerotico fatto pregiudizi e luoghi comuni. Per far capire che Nord e Sud devono lottare insieme per liberasi dalla corruzione, dall’illegalità e dalle tante mafie che come un cancro stanno mangiando la società.
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Giovani avvocati e pensionati attaccati alle poltrone
Quante volte e in quanti settori abbiamo constatato l’iniquità dello schizofrenico sistema economico italiano: da un lato tanti giovani professionisti che non riescono ad affacciarsi nel mondo del lavoro e programmare il loro futuro, dall’altro attempati avvocati, commercialisti, medici, giornalisti che - dopo aver maturato una cospicua pensione - continuano senza problemi la loro attività lavorativa incassando parcelle e fatture da decine di migliaia di euro. Eppure forse i tempi stanno cambiando. Un gruppo di giovani avvocati ha deciso di protestare contro la recente introduzione del nuovo regolamento della Cassa forense che costringe a pagare alti contributi previdenziali anche a chi, all’inizio della carriera, non riesce neppure a rifarsi delle spese vive della professione. La rivolta dei giovani avvocati - nata sulla pagina Facebook “No alla cassa forense obbligatoria“- è una mobilitazione che dovrebbe estendersi a tutti i giovani che hanno enormi difficoltà per accedere al mercato del lavoro in un paese, l’Italia, in cui la disoccupazione giovanile sta assumendo proporzioni enormi.
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Immagina una sanità insana, vuoi?
La nostalgia ha tanti volti e tante espressioni. A volte si ha nostalgia di un amore idealizzato. O di un momento della vita in cui le cose andavano a meraviglia: grande forma fisica, sport, lavoro fisso, famiglia Mulino Bianco. Oppure di un luogo lontano in cui si sono trascorsi momenti spensierati. Ognuno di noi ha i suoi luoghi della memoria dove incontra le persone care e assapora i momenti più belli della vita. Ebbene, prova a lasciar scorrere la fantasia e immagina, in un qualsiasi Paese del mondo, la nostalgia di un operatore ospedaliero che ricorda i bei tempi andati in cui negli ospedali si cucinava per i degenti. Prima che il servizio sanitario nazionale esternalizzasse le mense.
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