Gioco d’azzardo. La prima adesione di peso, dopo quella del presidente dell’Anci Cristiano Erriu, è arrivata dal sindaco di Sassari Gianfranco Ganau. Poi c’è stata quella del primo cittadino di Nuoro, Alessandro Bianchi. Anche Massimo Zedda, a Cagliari, si è dimostrato attento al problema del gioco d’azzardo: qualche giorno fa, su insistenza dei rappresentanti dell’Italia dei Valori (Giovanni Dore e Ferdinando Secchi), la sua Giunta ha infatti deliberato l’adesione del Comune di Cagliari al Manifesto dei sindaci contro il gioco d’azzardo. Il no al gioco d’azzardo sale dal basso. Oltre i sindaci, la lotta contro la ludopatia sta coinvolgendo anche la Chiesa. Tanti sacerdoti in prima linea contro il gioco d’azzardo, quelli che spesso assistono le famiglie distrutte da questa piaga (che in Italia interessa tre milioni di persone in maniera quasi patologica), hanno compreso le ragioni dell’Italia dei Valori sottoscrivendo la proposta di legge di iniziativa popolare che prevede il divieto di qualsiasi forma di gioco d’azzardo tranne quelli tradizionali come il Lotto e le scommesse sportive. Fortunatamente anche tanti gestori di locali pubblici sardi stanno esercitando l’obiezione di coscienza rifiutando di sistemare slotmachine e giochi affini all’interno dei loro esercizi. Leggi di più
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Gioco d’azzardo, la Chiesa si schiera con IdV
Gioco d’azzardo. Bis. C’è la vecchietta. Che quando arrivano i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate per controllare gli incassi della slot si aggrappa alla macchina perché vuole giocare ancora per recuperare tutto quello che ha sperperato. C’è l’imprenditore. Che per il suo vizio del gioco d’azzardo manda in fallimento la sua fabbrichetta e rovina i suoi dipendenti e le loro famiglie prima di andare a curarsi all’estero in una comunità di recupero. C’è il politico. Quello ingordo. Quello che i soldi non gli bastano mai. E allora gioca. Gioca per averne altri. Ma poi c’è soprattutto lui. Lo sfigato. Il disoccupato, il cassintegrato. Con moglie e figli da sfamare. Quello che, appena ricevuto l’assegno di disoccupazione se lo gioca subito perché non può continuare sempre così e la fortuna prima o poi deve girare. Ma che a furia di giocare si rovina la vita e rovina quella dei suoi cari.
Gioco d’azzardo, storie di ordinaria disperazione
Gioco d’azzardo. “Da qualche anno la mia vita era diventata un pericoloso gioco d’azzardo. Un passaggio cieco sopra un crinale da cui non riuscivo più a distinguere il bene dal male. Mi presento. Il mio nome è Roberto. Prima ero felice: avevo un lavoro fisso, una moglie, un bambino da curare. Avevo sempre sognato la serenità che viene da una coscienza pulita, dal non aver nulla da nascondere. Dal poter guardare negli occhi le persone che ami. Nei momenti liberi portavo mio figlio al parco di Terramaini per insegnargli a giocare a pallone sul prato. Da ragazzo ero bravo a calcio. Il pallone faceva sempre quello che volevo io, spalle alla porta riuscivo a girarmi e segnare da qualsiasi posizione. Non avevo un tiro forte, ma chissà perché riuscivo quasi sempre a piazzare la palla all’incrocio dei pali o all’angolino basso, dove il portiere non poteva arrivare”. Leggi di più

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