Don Bosco. «Dovrai farteli amici non con le percosse ma con la mansuetudine e la carità. Parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Questo è un brano del sogno che Don Bosco fece da bambino. Un uomo maestoso gli indicava una folla di ragazzini: alcuni giocavano, altri ridevano, altri ancora bestemmiavano. Secondo quell’uomo il piccolo Giovanni avrebbe dovuto essere il loro capo, insegnargli il rispetto e l’amore. Ma lui, il futuro don Bosco, non si sentiva all’altezza. Era solo un povero ragazzo ignorante e non sarebbe mai riuscito a parlare di religione a quei monelli. Allora quell’uomo maestoso gli indicò una donna (sua madre) che sarebbe stata la sua maestra. Era maestosa e vestita di abiti splendenti, e gli disse: «Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare». Il seguito è abbastanza noto: quell’adolescente divenne un gigante della spiritualità e profuse tutto se stesso per l’educazione dei ragazzi, soprattutto quelli più difficili. Un impegno che ha portato alla fondazione, 150 anni fa, dell’opera salesiana ormai presente in tutto il mondo. Un esempio per tutti quelli che credono che il futuro di questa società sia riposto esclusivamente nella cura che riceveranno le generazioni future. Tra due anni, nel 2015, si celebrerà il bicentenario della morte di Don Bosco e fra qualche giorno, dopo aver attraversato i cinque continenti in preparazione della ricorrenza, le reliquie di Don Bosco approderanno in Sardegna. Dall’11 al 15 ottobre l’urna con le reliquie del santo percorrerà l’isola partendo da Cagliari per poi salire a Lanusei e, successivamente, raggiungere il nord dell’isola. Leggi di più

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