In Sardegna si discute molto di zona franca. Sarebbe sicuramente un grande risultato una fiscalità di vantaggio capace di attrarre imprese nella nostra isola. Quante occasioni di lavoro in più, per i giovani e i meno giovani. Sarebbe molto accattivante avere anche una zona franca al consumo: quanti turisti saremmo in grado di attrarre se la benzina e gli altri beni acquistati nell’isola fossero esenti da accise e Iva? Che vita faremmo in una terra di pace come la Sardegna se questa fosse anche esentasse! La cosa paradossale è che in sessant’anni di autonomia speciale le zone franche, pur essendo previste dallo Statuto sardo del 48, non sono mai state realizzate. Tranne un timido tentativo fatto nel 98 dalla Giunta Palomba e mai attuato in oltre 15 anni. Viceversa l’unica zona franca alla quale è stata data generosissima attuazione in Sardegna è quella concessa a piene mani alla politica e alle lobby di potere, che in tutti questi anni hanno avuto carta bianca, facendo man bassa delle enormi quantità di denaro a disposizione della Sardegna.
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La carica dei nuovi dirigenti al servizio del potere
Leggo su La Nuova Sardegna che il Consiglio regionale sardo vuole assumere quindici nuovi dirigenti e che in Regione si vuole creare un pool di super burocrati, la cosiddetta “area quadri”, per far finalmente funzionare bene la pubblica amministrazione. “La Casta sarda promuove i nuovi boiardi”, titola il giornalista Alfredo Franchini, cronista attento che conosce bene i meccanismi della politica isolana per averla seguita e raccontata per tanti anni. Seppure – come denuncia la Cisl Funzione Pubblica - in Consiglio regionale manchi il personale (nelle categorie più basse pare siano scoperti addirittura 38 posti su cento), la massima Assemblea sarda ha predisposto un bando per l’assunzione di quindici nuovi dirigenti. Non solo: in Consiglio sta circolando una proposta di legge, a quanto pare anonima, che istituisce la cosiddetta “area quadri”: in pratica, dovrebbe essere creato un gruppo di super dirigenti con funzioni «di consulenza specifica e di gestione di progetti per conto delle direzioni politiche e delle direzioni generali, le quali pianificheranno l’impiego del medesimo personale in funzione e secondo le priorità che riterranno strategiche». Insomma, la politica sarda intende avvalersi di un gruppetto di superburocrati, ovviamente con stipendi adeguati al ruolo. Di questa ristretta cerchia potrà far parte «il personale regionale non appartenente alla categoria dirigenziale regionale che al primo luglio 2013 risultasse in assegnazione allo staff della presidenza del Consiglio, agli uffici di supporto allo staff della direzione politica, ovvero facesse parte del gabinetto; il personale della direzione politica, ovvero la presidenza del Consiglio, con funzione di capo gabinetto o capo segreteria, ovvero segretario particolare». Leggi di più



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