I primi 50 anni della storica libreria Murru

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Libreria Murru

Un libro va suggerito perché è un buon libro: a noi non interessa chi l’abbia stampato né la notorietà dello scrittore. A noi interessa solo che sia un buon libro. Queste poche parole, estrapolate da un foglio ciclostilato in formato A 5 appeso nella vetrina colorata di via San Benedetto, riassumono perfettamente la filosofia della Libreria Murru. Su quel foglio, letto forse con disattenzione dai passanti che percorrono la strada, Giancarlo Murru, uno degli ultimi librai cagliaritani, ha voluto celebrare i cinquant’anni di vita della storica libreria cagliaritana fondata nel 1962 da suo padre Gesuino. Ma ha anche lanciato un grido d’allarme per la sopravvivenza delle librerie indipendenti, sempre più fagocitate da un mercato che favorisce spietatamente la grande distribuzione e uccide lentamente i piccoli commercianti.

La libreria è spesso al centro della vita intellettuale di una città, il fulcro di un’attività culturale, il punto di ritrovo e di informazione bibliografica, ma non esiste una libreria attiva e fattiva se dietro non c’è un libraio intraprendente e intelligente, si legge nello scritto in cui Giancarlo – che dopo una collaborazione con la sorella Sabina ora porta avanti da solo l’attività paterna – ripercorre la storia della libreria Murru e soprattutto ricorda con grande affetto la figura del padre Gesuino.

La storia della libreria Murru

Gesuino Murru iniziò la sua attività nel 1958. Vero e proprio pioniere del mondo librario, negli anni della Guerra Fredda contribuì alla diffusione della controcultura e della lotta politica frontale, dopo un’esperienza decennale di responsabile del “Centro diffusione stampa” della sezione provinciale di Cagliari del Partito Comunista. «Portava i libri nelle case dei contadini, dei pastori, degli operai, degli impiegati mettendo in pratica le parole di Gramsci che invitava a leggere per conoscere e sapere in modo da poter contrastare e far valere le proprie ragioni», ricorda Giancarlo. In pratica, spiega, prima nacque il libraio e poi la libreria Murru, che fu inaugurata nel 1962 in via Pergolesi e poi, nel 1973, trasferita nell’attuale sede di via San Benedetto. «Abbiamo sempre avuto una marcata tendenza alla diffusione dell’editoria democratica e libertaria – ricorda ancora Giancarlo Murru -: Giangiacomo Feltrinelli, quando veniva a Cagliari, immancabilmente visitava la libreria Murru ed io ho avuto l’onore di conoscerlo».

Libreria MurruTra le persone che nel corso degli anni hanno frequentato la libreria Murru, prosegue Giancarlo, ci sono state tante illustri personalità. Studiosi del calibro di Giovanni Lilliu, Giuseppe Petronio, Mario Geymonat, Aldo Capitini, Carlo Salinari, Franco Restaino, Alberto Granese, Ernesto De Martino, Girolamo Sotgiu, Bruno Anatra, Cenza Thermes. Intellettuali di spessore come Mario Ciusa Romagna. Pittori come Gaetano Brundu, Primo Pantoli, Tonino Casula, Rossana Rossi, Giorgio Princivalle. Grandi uomini come Palmiro Togliatti, Umberto Cardia, Renzo Laconi, Velio Spano, Nino Carrus, Pinuccio Serra e Eugenio Orrù. Giornalisti come Giuseppe Podda , Alberto Rodriguez, Giorgio Pisano Andrea Frailis.

Negli anni Settanta la libreria Murru ha avuto in merito di portare a Cagliari il mondo del fumetto, dedicando un ampio settore alle pubblicazioni dei disegnatori di tutto il mondo. Settore che ancora è uno dei punti di forza della libreria, come si capisce dai tanti volumi sistemati sotto le grandi figure colorate di Geronimo Stilton e Barbapapà. Senza contare le presentazioni degli autori e i reading letterari. «Nel 1978 facemmo per primi in Sardegna la presentazione in libreria del primo libro di Sergio Atzeni e del volume di Rossana Copez “Storie sarde” – ricorda Giancarlo Murru -. Poi, negli anni Novanta presentammo il primo libro di un Dj, fondatore di diverse radio libere: Francesco Abate che adesso è un valente giornalista e un bravo scrittore. Oggi come allora – aggiunge – continuo imperterrito a proporre autori che a mio avviso sono validi. Un libro deve essere suggerito perché è un buon libro: non interessa chi l’ha stampato o la notorietà dello scrittore. Non abbiamo allergie nemmeno nei confronti dell’editoria a pagamento: Moravia e Proust sono solo alcuni tra i grandi che hanno pagato di tasca propria per vedere pubblicata qualche loro opera».

Librai indipendenti e grande distribuzione

Eppure le spietate regole del mercato purtroppo non risparmiano chi lavora con passione e qualità come i librai indipendenti. Preferiscono vigliaccamente agevolare la grande distribuzione che può permettersi il lusso di scontare i bestsellers del 20% perché a sua volta acquista i libri con sconti altissimi, paga la merce dopo sei mesi e può restituire l’invenduto. Facendo peraltro lievitare di molto i costi di copertina. Al contrario, gli indipendenti come la libreria Murru devono dare un anticipo e pagare i libri a prezzo quasi pieno dopo soli 30 giorni. La soluzione potrebbe essere quella di accedere ai finanziamenti pubblici, ma oggi questi aiuti sono per lo più rivolti alla creazione di nuove attività imprenditoriali più che al potenziamento di quelle esistenti. «Cerchiamo di sopravvivivere come tutte le altre librerie indipendenti», scuote la testa Giancarlo Murru. «In questo periodo storico è molto difficile andare avanti. Siamo attorniati da supermercati e catene librarie che smerciano i libri come pomodori, con tutto il rispetto  per i pomodori. Cerchiamo di sopravvivere vendendo prodotti di nicchia come i libri sardi, ovviamente quelli che costano di meno, organizzando incontri con gli autori e, soprattutto, mantenendo un rapporto di fiducia con i nostri clienti». Perché la storia della libreria Murru – scrive Giancarlo nel foglio A5 appeso nella vetrina colorata in cui ringrazia i suoi clienti per questi primi cinquant’anni di attività – non è stata scritta solo dalle capacità del libraio e non è solo suggellata da tutte le personalità passate e presenti. Ma soprattutto dal rapporto di fiducia con la clientela che ha dato importanza alla nostra attività e al nostro impegno. Parole, queste, che la grande distribuzione, nonostante il suo strapotere che droga il mercato librario, non potrà mai scrivere.

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