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Circo Massimo: NO alle prese per i fondelli

Era tutto così scontato e prevedibile. Era prevedibile che la manifestazione del Circo Massimo avrebbe avuto una partecipazione di gran lunga superiore a quella tenuta una settimana fa nelle piazze italiane dalle organizzazioni Lgbt e dalla Cgil. Era scontato il balletto dei numeri che avrebbe accompagnato la manifestazione romana, numeri che spaziano dai due milioni di partecipanti annunciati dagli organizzatori ai 75mila ipotizzati da qualche denigratore evidentemente munito di pallottoliere. Era anche scontato che quell’afflusso in massa di famiglie, tantissime con figli e passeggini al seguito, nel catino del Circo Massimo, a poche ore dall’ingresso del ddl Cirinnà in Senato, facesse una paura boia a chi vuole imporre con la prepotenza questa riforma pasticciata.

Non meravigliano dunque gli insulti sui social network e nei talk show televisivi dove quattro o cinque ospiti, aizzati da un conduttore solitamente fazioso, si scagliano contro il malcapitato, solitamente il globe-trotter Mario Adinolfi, che cerca pacatamente di spiegare le ragioni che stanno alla base del successo scomodo dell’assemblea del Circo Massimo e cerca, altrettanto pacatamente, di sostenere che, da che mondo è mondo, i figli nascono inevitabilmente, incondizionatamente e senza alcuna eccezione da un padre e da una madre. Possibilmente da un loro atto d’amore il cui effetto benefico il figlio si porterà addosso per tutta la vita.

L’elasticità del Circo Massimo

Al Circo Massimo, area romana che a quanto pare (stando ai mass media) risulterebbe molto elastica (a quanto pare ci stanno tre milioni di persone se sono portate dalla Cgil, ma la capienza diminuisce drasticamente fino a circa settanta mila se quelle persone arrivano spontaneamente e senza alcun accompagnamento da tutta Italia), si è semplicemente detto NO alle mistificazioni di una legge che sta approdando in Parlamento con palesi profili di incostituzionalità.

Una legge che parla di unioni civili, ma fa riferimento agli articoli del codice civile che regolano il matrimonio, equiparando di fatto i due istituti. Una legge che come è noto mira ad introdurre nel nostro ordinamento la cosiddetta stepchild adoption, l’adozione del figliastro (il figlio biologico del partner) per regolare alcune limitate ipotesi già comunque contemplate dalla legge nei casi di adozione particolare (la norma è stata applicata ad esempio dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Roma che alla fine dello scorso anno hanno concesso l’adozione alla compagna della madre biologica di una bambina concepita in una clinica all’estero e partorita in un ospedale italiano).

Di solito quando una norma regola un numero limitato di fattispecie particolari, peraltro già regolamentate da un’altra norma, bisogna aprire bene le narici perchè c’è puzza di imbroglio e di presa in giro. In realtà il vero problema è proprio tra le pieghe e tra le ambiguità di quella norma, il famigerato articolo 5 del ddl Cirinnà, che rischia di far rientrare dalla finestra delle ipotesi di maternità surrogata espressamente vietate dalla legge italiana.

La maggior parte delle famiglie omogenitoriali che ci vengono proposte dai media sono famiglie che hanno avuto i figli attraverso pratiche di fecondazione artificiale o di maternità surrogata. È pacifico che tutti i bambini, comunque siano venuti al mondo, debbano essere tutelati in ogni modo perchè non devono subire gli effetti degli errori dei grandi, ma almeno si dicano le cose come stanno. Si tratta di bambini che per l’egoismo di chi li ha voluti mettere al mondo, sono nati in condizioni di non poter conoscere chi è il loro vero padre e, in certi casi, addirittura chi è la loro madre. Non poter conoscere la loro storia personale e le loro origini, patrimonio essenziale di ogni essere umano.

Qualsiasi resoconto del Family Day che non racconti questa questione dirimente è un resoconto parziale e fazioso. Perchè in gioco non ci sono, come racconta certa stampa, i diritti civili delle coppie omosessuali che giustamente rivendicano la possibilità di una regolamentazione del loro rapporto. In gioco c’è lo sdoganamento di un sistema che vede come normale l’acquisto di un figlio e lo sfruttamento del corpo di una donna, un sistema che mercifica gli esseri umani e li mette in un catalogo pronti ad essere venduti a chi ha molto denaro.

La piazza del Circo Massimo, quella che adesso fa così paura alla politica, non intendeva negare i diritti di nessuno, come sostiene chi continua a descriverla come un raduno di omofobi, trogloditi e avanzi del Medioevo. La piazza del Circo Massimo ha detto un chiaro NO a un disegno di legge incostituzionale e ambiguo che potrebbe essere l’anticamera degli orrori anche in Italia.

E’ strano che se ne siano accorti tutti i giornali nazionali tranne Avvenire, il giornale della Cei (che genericamente ha parlato di richiesta di rivedere il ddl Cirinnà). Ma il fatto che proprio il giornale dei vescovi italiani non sia riuscito a focalizzare neppure il significato ultimo della manifestazione, o forse non abbia voluto deliberatamente forzare la mano, è l’ennesima dimostrazione che quella del Circo Massimo è stata una manifestazione completamente aconfessionale e slegata dal Vaticano.

Al Circo Massimo tante famiglie italiane, che rappresentano la spina dorsale del nostro Paese, hanno manifestato per richiamare l’attenzione di un governo che considera una priorità delle norme pasticciate ed ambigue come quelle previste nel ddl Cirinnà e non riesce a tirare fuori delle politiche economiche e fiscali che davvero favoriscano chi mette al mondo i figli e deve poterli mantenere dignitosamente. Senza nulla togliere alla regolamentazione delle unioni civili e delle convivenze di chi non può o non vuole scegliere il matrimonio.

Le famiglie che sabato hanno manifestato al Circo Massimo non hanno manifestato contro i diritti  civili altrui. Viceversa hanno chiesto il riconoscimento di un diritto civile fondamentale che dovrebbe entrare davvero a far parte dei diritti inviolabili previsti nella Costituzione e nella Carta fondamentale dei diritti dell’uomo: il diritto fondamentale di ogni cittadino a non essere preso per i fondelli da chi lo governa. Il diritto ad avere norme di legge chiare e trasparenti che non scrivono una cosa per dirne un’altra. La piazza del Circo Massimo lo ha detto con una manifestazione pacifica e molto partecipata, perché in democrazia solitamente si fa così. Lo ha detto mettendoci la faccia, a costo di subire insulti, ritorsioni e prese in giro sul web e nella vita reale. Ma lo ha detto con un messaggio forte e chiaro alla politica e all’opinione pubblica. Questo é un dato di fatto che neppure le minimizzazioni dei media possono negare. Magari, chissà, un giorno questo messaggio lanciato da un’Italia semplice, laboriosa, con tanti pregi e altrettanti difetti come tutti, ma che si è stancata di mistificazioni, bugie e strumentalizzazioni, potrà passare anche attraverso le urne, quando, bontà loro, ci daranno la possibilità di ritornarci. Il messaggio del Circo Massimo è forte e chiaro: non vogliamo esser presi per i fondelli.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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