pattumiera in Sardegna

Arieccole, le scorie in Sardegna. Lo studio che aleggiava da sei anni a mo’ di segreto di Pulcinella dice ora ufficialmente che 14 Comuni sardi sono potenzialmente idonei ad ospitare il mega deposito nazionale di scorie nucleari. Deposito che sa molto di grande pattumiera. E la Sardegna, che ha già votato nel 2011 con un plebiscito (dal valore ovviamente consultivo) contro la realizzazione di qualsivoglia centrale e deposito di stoccaggio di scorie radioattive, non vuole diventare la pattumiera del Mediterraneo. Pacifico. Anche se per la verità un po’ pattumiera lo è diventata già, grazie all’enorme quantità di scorie e veleni lasciati dalle grandi industrie energivore nel Sulcis e a Porto Torres o ai residui della sciagurata età dell’oro di Furtei. O grazie alle esercitazioni militari che nel corso dei decenni hanno vomitato nei poligoni sardi tonnellate di proiettili radioattivi.

Pittoreschi fanghi rossi, laghetti di cianuro, distese di proiettili che invadono baie incantevoli. La stessa raffineria di Sarroch, unica voce attiva dell’export sardo, emette da decenni le proprie esalazioni pestilenziali nel territorio (si attendono a breve gli esiti delle relazioni scientifiche sui possibili danni alla salute della popolazione). Tutto ciò con la connivenza di tanti esponenti politici sardi che, nell’arco della prestigiosa storia dell’Autonomia sarda (autonomia almeno teorica), si sono avvicendati con solerzia nei palazzi del potere isolano e hanno scaldato con i loro onorevoli fondoschiena gli scranni del parlamento nazionale.

Dopo l’ufficializzazione dell’elenco dei comuni idonei è scattata puntuale la nuova mobilitazione dei politici nostrani contro la pattumiera delle scorie in Sardegna. Tutti compatti a ribadire no al deposito che, pare, in fase di costruzione garantirebbe circa 1500 posti di lavoro e successivamente impiegherebbe circa 700 addetti stabili. Solo qualche voce fuori dal coro che continua a predicare la necessità di approfondire la materia ed evidenzia anche le opportunità economiche di una struttura del genere.

La Sardegna sarebbe stata indicata già in un decreto pubblicato nientepopodimeno nel gennaio 2015 come sede ideale del deposito nazionale. In realtà lo studio ufficializzato nei giorni scorsi individua le aree idonee nella nostra regione, ma evidenzia anche le criticità per il trasporto dei materiali su un’isola che per la sua conformazione geomorfologica sarebbe, al contrario, del tutto inidonea ad ospitare il deposito. 

Scorie nucleari

In attesa di ulteriori sviluppi preme fare due considerazioni. La prima riguarda le procedure di realizzazione del deposito che prevedono la consultazione e soprattutto l’accordo delle popolazioni. In soldoni: è abbastanza remota la possibilità che una struttura del genere venga realizzata d’imperio dal Governo centrale. Per lo meno qualora restasse in vigore l’attuale sistema democratico, eventualità auspicabile.

La seconda considerazione è più generale. Questa vicenda evidenzia come la popolazione sarda rischi di essere chiamata ancora una volta a scegliere tra economia e salute. Tra posti di lavoro e valori non negoziabili. Una decisione atroce che in passato ha portato spesso molti territori isolani a cedere al ricatto: ambiente e salute compromessi in cambio di qualche briciola di benessere economico. È successo a Perdasdefogu, con il poligono interforze, come era successo in precedenza anche a La Maddalena con la base americana. È noto infatti che le servitù militari portano ricchezza e indotto economico (portano anche indennizzi ed assistenzialismo). Al ricatto si è ceduto in qualche modo anche a Domusnovas, dove fino a qualche anno fa venivano costruite le bombe utilizzate per seminare morte in Medio Oriente (anche la guerra purtroppo, oltre a morte e devastazione per molti, porta anche ricchezza. Per pochi).

È triste che lo sviluppo della nostra isola debba passare sistematicamente attraverso questo tipo di ricatti. Ma ciò avviene anche per la atavica incapacità di una classe dirigente inadeguata che non è mai riuscita a fare un progetto serio e credibile per creare sviluppo reale e duraturo della nostra isola mettendo a frutto le potenzialità enormi e la marea di finanziamenti a disposizione della Sardegna.

Un dubbio allora è lecito. È giustissimo preoccuparsi per il pericolo dello stoccaggio in Sardegna di 75 mila metri cubi di rifiuti pericolosi, ma attenzione anche alle scorie che la nostra isola deve smaltire per risollevarsi: non ultimi una classe dirigente stantia e inetta ed un sottobosco di faccendieri avvezzi al magna magna che la irrora da anni. A quando una bella pattumiera per il loro stoccaggio definitivo?

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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