Zona franca a tutela della minoranza sarda

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Container zona franca
Container al porto di Cagliari

La parità di trattamento di una minoranza linguistica riconosciuta dallo Stato presuppone delle azioni precise e concrete che garantiscano a quella minoranza le stesse condizioni economiche e di vita sociale proprie della comunità nazionale italiana. Si tratta di un obbligo stringente previsto dalle leggi nazionali ed europee, in particolare la Convenzione di Strasburgo del 1995, che finora non è stato in alcun modo rispettato dallo Stato italiano che sembra essersi completamente dimenticato di tutelare la minoranza linguistica sarda.

Per questo motivo i rappresentanti del Movimento Sardegna Zona Franca, la presidente Maria Rosaria Randaccio e il segretario nazionale Francesco Scifo, hanno scritto ieri alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’Alto Commissario per le Minoranze nazionali Astrid Thors, al Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa e all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani OHCHR, denunciando la mancata applicazione alla minoranza sarda delle normative vigenti sulla tutela positiva delle minoranze linguistiche nazionali riconosciute.

Nella lettera – che sarà illustrata domani mattina nel corso dell’assemblea generale che si terrà a Quartu –  (qui il testo integrale della Lettera del Movimento Zona Franca) il movimento chiede l’immediata attivazione della zona franca integrale e l’inserimento della Sardegna tra le regioni ultraperiferiche previste dagli articoli 349 e 355 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE); l’estensione dell’indennità di bilinguismo ai pubblici dipendenti parlanti il sardo della Regione Sardegna; la bonifica immediata dei siti inquinati e contaminati della Regione pericolosi per la salute e, infine, una effettiva continuità territoriale con la garanzia di un costo dei trasporti e collegamenti regionali ed interregionali analogo a quello delle altre regioni italiane.

Minoranza sarda: una tutela anche economica

lettera minoranza
Uno stralcio della lettera con le richieste del Movimento Sardegna Zona Franca

Secondo la Costituzione e i trattati internazionali la Repubblica Italiana ha l’obbligo positivo di garantire alla popolazione parlante il sardo, quale minoranza linguistica riconosciuta, le stesse condizioni economiche e di vita sociale proprie della comunità nazionale italiana” scrivono il rappresentanti del Movimento Zona Franca. “Ma tale obbligo non è stato fino ad ora rispettato dall’Italia”.

A dimostrare questa inadempienza, secondo i rappresentanti del movimento, è il fatto che in sede di stipula dei trattati dell’Unione Europea, in mancanza di una specifica richiesta dello Stato Italiano, la Sardegna non è stata inclusa tra i paesi ultraperiferici indicati dall’art. 349 e 355 del TFUEpur avendone pieno diritto come le altre regioni Portoghesi, Spagnole, o Francesi, stante la sua posizione insulare al centro del mare Mediterraneo ad oltre 150 miglia dalle coste italiane”.

L’inadempienza dello Stato nella tutela della minoranza linguistica sarda è testimoniata – si legge nella lettera – anche dal fatto che la Sardegna è caratterizzata da un indice di natalità e una densità di popolazione inferiore a tutte le altre regioni italiane, da uno spopolamento gravissimo delle zone interne, nonché dagli indici di disoccupazione, soprattutto giovanile, superiori a quelli di tutte le regioni italiane ed europee.

Il reddito medio dei sardi risultante dall’ultimo censimento Istat del 2011 era di 9.755,00 euro, ben sotto l’indice di povertà europeo”, scrivono Randaccio e Scifo, ricordando ai rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee i motivi, purtroppo ben noti ai sardi, dello storico gap infrastrutturale della Sardegna: “l’isola è l’unica regione italiana totalmente carente d’infrastrutture moderne, è priva di gas metano, di autostrade, di ferrovie efficienti, di servizi di navigazione e trasporto aereo alla pari con quelli nazionali e sconta una rete viaria nettamente inferiore a quella di tutte le altre regioni italiane“. Inoltre, ricorda il Movimento Zona Franca, “la comunità sarda subisce un sistema sanitario, scolastico ed universitario non competitivo, disorganico, scollegato da quello delle altre regioni italiane ed europee”.

Europa roamingSotto il profilo politico alla minoranza sardofona, ricordano i rappresentanti del movimento, manca una “rappresentanza effettiva e garantita a livello parlamentare nazionale e dell’Unione Europea dalle leggi elettorali vigenti ed in corso di approvazione, ed è del tutto assente un sistema di garanzie positive come quello riconosciuto ad ogni altra minoranza: come, ad esempio, l’indennità di bilinguismo prevista per i dipendenti pubblici del Trentino alto Adige e per la Valle d’Aosta ma, inspiegabilmente, non prevista per la Sardegna che pure ha diritto come loro a tale provvidenza in base alla legge 482/99. Nemmeno viene previsto il diritto della popolazione parlante il Sardo all’uso nei processi penali della lingua sarda, come invece avviene per l’Alto Adige”.

Quanto alla situazione economica – ricordano la Randaccio e Scifo – “il costo di produzione di qualsiasi bene o servizio sconta in Sardegna almeno il 30 per cento in più che nel resto d’Italia e dell’Unione Europea. Al netto dei prodotti petroliferi, le importazioni prevalgono sulle esportazioni, con un differenziale negativo di oltre il 40%; peraltro i derivati del petrolio sono attualmente raffinati nell’isola da Società private in regime di deposito fiscale e solo in minima parte commerciati nel territorio regionale con la perdita quasi totale del relativo gettito d’IVA e accise ed, invece, con i costi, integralmente a carico della comunità regionale, del pesantissimo inquinamento ambientale“.

E a questo proposito non manca qualche dato sul drammatico inquinamento dell’isola: la Regione Sardegna – evidenziano i rappresentanti del movimento – detiene il primato nazionale dei siti inquinati con ben 447.144 ettari di siti di interesse nazionale che, stando al Report 2013 del Ministero dell’Ambiente, rappresentano delle aree contaminate molto estese, classificate fra le più pericolose dallo Stato. Senza considerare le aree soggette a servitù militari, pari ad altri trentacinquemila ettari di Sardegna sacrificati alle basi militari: il 61% delle servitù nell’intero territorio nazionale in una sola regione.

L’omessa comunicazione della zona franca

Altra prova delle inadempienze statali nei confronti della minoranza linguistica sarda – denunciano i rappresentanti del Movimento Zona Franca – è la mancata attivazione, per l’omessa comunicazione da parte dello Stato alla Commissione Europea, della zona franca istituita dal famoso e inapplicato Decreto legislativo n° 75 del ‘98 – e prevista anche da leggi regionali come la n° 10 del 2008 e la n° 20 del 2013 e dall’articolo 12 dello Statuto Sardo del 1948 – che avrebbe potuto attenuare il gap commerciale e sociale dell’isola con il resto dell’Unione.

E’ assurdo, sostengono i rappresentanti del movimento, che il trattamento fiscale ed erariale di una regione remota, ultra periferica e spopolata come la Sardegna, con i relativi costi dell’insularità, venga parificato come avviene attualmente a quello delle altre regioni nazionali, ben più popolate e prive di analoghi costi od oneri e dotate d’idonee infrastrutture: tale fatto assimila situazioni del tutto diverse trattandole indebitamente come fossero uguali.

La Sardegna – si legge nella lettera – è inserita nella categoria denominata Challenge of Decline Type e mostra un declino demografico dovuto sia ai bassi livelli di fertilità che all’emigrazione ed all’inquinamento, una quota significativamente più alta di lavoratori al di sopra dei 55 anni rispetto a quelli tra i 20 e i 39 anni, un livello di PIL pro capite e una quota di lavoratori stranieri nettamente al di sotto della media europea.

Le regioni con queste caratteristiche – spiegano i rappresentanti del movimento – sono richiamate ad “adottare politiche che le dotino, o ne rafforzino la presenza nei loro territori, d’infrastrutture primarie (trasporti, energia e infrastrutture ICT) necessarie per accrescere la competitività regionale“.

Oltre a ciò, ricordano Randaccio e Scifo, una serie di altre “raccomandazioni” politiche riguardano direttamente gli individui e le famiglie che devono essere destinatari di interventi finalizzati a migliorare la qualità della vita di chi risiede nei territori in via di spopolamento e rendere quindi tali regioni più “attrattive” per vivere e lavorare.

Infine, ricordano, in tutti i settori il regime della concorrenza risulta in Sardegna distorto dalla bassa densità abitativa, dall’assenza di una efficiente rete commerciale e bancaria, dal sovracosto dei trasporti.

Le quattro richieste del Movimento Zona Franca

Se tutti questi fatti dimostrano che la tutela della minoranza linguistica sarda non è attualmente garantita dallo Stato italiano (“come conferma l’evidente processo di estinzione in corso della popolazione parlante il sardo e della lingua e della cultura sarda“), secondo i rappresentanti del Movimento Sardegna Zona Franca qualcosa di concreto si può ancora fare.

Per questo Randaccio e Scifo chiedono l’applicazione immediata di ogni misura positiva idonea a garantire la parità di trattamento della minoranza linguistica riconosciuta e parlante il Sardo con le altre aree del paese e dell’Unione.

In particolare:

  1. l’inserimento della Sardegna tra le regioni di cui agli articoli 349 e 355 del TFUE, ai fini dell’attivazione di una zona franca integrale regionale e delle deroghe ivi previste, idonee a colmare gli squilibri e a garantire la libertà di concorrenza e la coesione economica previste dal Trattato sull’Unione Europea;
  2. l’estensione dell’indennità di bilinguismo anche ai pubblici dipendenti parlanti il sardo della Regione Sardegna;
  3. tutte le azioni necessarie per la diretta bonifica immediata dei siti inquinati e contaminati della Regione pericolosi per la salute;
  4. un costo dei trasporti e dei collegamenti regionali ed interregionali analogo a quello delle altre regioni italiane.

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