Scuola digitale. Interrogazione Palomba

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Al Ministro della Pubblica Istruzione

Interrogazione a risposta scritta per sapere, premesso che:

• è iniziato da pochi giorni l’anno scolastico 2012-2013 ma le scuole della Sardegna sono totalmente impreparate all’attuazione del piano avviato dal MIUR per la cosiddetta “dematerializzazione” delle procedure amministrative e dei rapporti degli istituti con i docenti, il personale, gli studenti e le loro famiglie. In base alla revisione della spesa pubblica avviata dal Governo, infatti, a partire da quest’anno istituti e docenti – al fine di tagliare sensibilmente le spese di gestione dell’intero sistema – avrebbero dovuto adottare pagelle e registri online, inviare le comunicazioni alle famiglie con posta elettronica e permettere l’iscrizione online agli istituti scolastici;
• nonostante ciò, alla riapertura delle scuole in Sardegna e nonostante una grande attesa da parte del mondo scolastico, non è stato ancora avviato nulla di quanto previsto. Tale situazione è abbastanza paradossale in una regione che già dal 2009 si era candidata ad essere un importante punto di riferimento in Italia in materia di tecnologia didattica;
• con deliberazione n. 52/9 del 27 novembre 2009 la Regione Sardegna aveva infatti varato l’innovativo progetto Scuola digitale in Sardegna con cui si candidava a diventare un avamposto nazionale delle nuove tecnologie con la totale digitalizzazione della attività didattica; con deliberazione 18/12 del 11 maggio 2010 venivano inoltre approvate le linee guida del suddetto progetto; tale progetto – finanziato interamente con 125 milioni di euro provenienti dal POR Sardegna – doveva essere gestito dalla stessa Regione attraverso una cabina di regia formata da due assessori (Istruzione e Affari generali), due direttori generali, due dirigenti di servizio, oltre naturalmente il direttore scientifico del progetto;
• il capitolato approvato in origine prevedeva l’introduzione, in ogni classe di ogni ordine e grado della Sardegna, di una Lavagna interattiva multimediale (LIM) per un totale di circa 10.000 KIT comprensivi ognuno di lavagna, pc, videoproiettore, software e connessione alla rete; un piano di formazione sull’uso della LIM diretto a tutti i ventimila docenti della Sardegna che assicurasse un capillare servizio formativo per la durata di almeno un anno scolastico; la creazione di una banca dati unica del sistema scolastico, la fornitura di un tablet o netbook per tutti i 198 mila scolari e studenti sardi e per tutti i 19.000 docenti del sistema scolastico regionale;
• quanto ai contenuti didattici, e questo era sicuramente l’aspetto più innovativo, il progetto originario Scuola Digitale prevedeva la creazione di una piattaforma didattica multimediale con il coinvolgimento dei docenti delle scuole sarde e la distribuzione di tali contenuti in forma del tutto gratuita agli studenti; tale prospettiva, soprattutto in un momento di drammatica crisi come quella attuale, avrebbe potuto dare un sostegno economico importantissimo alle famiglie degli studenti sardi, già così provate dal gravissimo problema della disoccupazione. La piattaforma didattica doveva essere commissionata dalla stessa Regione sarda che, vista la mancanza nel mercato editoriale di un prodotto di questo genere, richiedeva agli editori (al costo di circa 7 milioni di euro) uno strumento didattico duttile che utilizzasse pratiche ormai consolidate di dematerializzazione, condivisione, riaggregazione e personalizzazione delle fonti editoriali preesistenti;
• nella versione originaria del progetto Scuola digitale il ruolo guida in questo radicale rinnovamento della scuola sarda era attribuito alla comunità scolastica regionale con la quale l’assessorato della Pubblica Istruzione si era ampiamente confrontato presentando la proposta progettuale in tutte le province prima di emetterne la versione definitiva. Da questo confronto era appunto scaturita l’opzione in favore di materiali didattici modulari da strutturare e organizzare secondo le specifiche esigenze didattiche dei docenti. Tutto ciò – si diceva esplicitamente nel capitolato tecnico – “al fine di garantire un alto livello di personalizzazione al docente, che può navigare tra i contenuti e costruire percorsi didattici tarati sui bisogni della classe. La scomposizione dei contenuti didattici digitali editoriali in asset (atomi di contenuto) aggregabili liberamente da parte dei docenti – prosegue il capitolato – è il passaggio-chiave per la trasformazione del tradizionale libro di testo cartaceo in materiale aperto e “calibrato” sui bisogni dello studente”;
• il 27 aprile 2012 è stato finalmente pubblicato sul sito internet della Regione Sardegna il provvedimento di indizione della procedura di gara aperta avente ad oggetto la “Realizzazione del sistema telematico, produzione di contenuti digitali e costituzione di un centro di competenze per l’erogazione dei servizi di eccellenza”, attesissimo dal sistema scolastico sardo, che avrebbe dovuto avviare la fase di innovazione;
• il 31 luglio scorso, tre soli giorni prima della scadenza, con deliberazione n° 33/1 del 31.06.2012, dal titolo “Modifica della deliberazione n° 18/12 dell’11/05/2010 relativa all’approvazione delle linee-guida del progetto Scuola digitale”, la Giunta regionale ha invece sospeso il bando modificando radicalmente il progetto. L’assessore regionale alla Pubblica Istruzione ha motivato il cambio di rotta con il fatto che le maggiori case editrici nazionali avevano ritenuto di non dovere rispondere al bando. Questa affermazione è vera solo in minima parte, in quanto dalle richieste di chiarimento (in termini informatici FAQ) presentate dagli editori interessati per rispondere al bando si evince che la Mondadori e il gruppo De Agostini-Utet, certo non dei piccoli editori, avevano deciso di partecipare alla gara e sono rimasti sconcertati quando è cominciata a circolare l’ipotesi della revoca. Inoltre, nonostante la notizia della revoca del bando, prima della scadenza di esso sono state presentate all’assessorato le proposte progettuali del CNR, dell’Enciclopedia Italia, del Politecnico di Torino e dell’università Bocconi. Per sapere se, oltre a questi citati, ci fossero altri grandi editori interessati al progetto bisognava semplicemente aspettare solo tre giorni in modo che venissero presentate tutte le offerte e aperte le buste;
• secondo la Regione Sardegna la modifica del bando sulla Scuola Digitale era inoltre motivata dall’esigenza di stare al passo con i tempi e saper cogliere le opportunità offerte dalle “recenti evoluzioni del mercato dei materiali didattici”; in realtà le case editrici italiane sono ferme da anni sul versante dell’innovazione e della digitalizzazione, al punto che è dovuta intervenire una circolare prescrittiva dell’ex ministro Mariastella Gelmini per imporre, sia pure in maniera parziale e confusa, il passaggio dai manuali cartacei ai manuali misti, che offrano almeno un apparato digitale (per lo più off-line) che costituisca parte integrante del prodotto. Ora gli editori stanno cominciando lentamente a produrre qualcosa, ma in modo disomogeneo e senza una visione complessiva e realmente innovativa. Lo dimostra il fatto che continuano a essere riproposti e offerti come “novità” materiali di varia nazionalità (polacchi, indiani e via dicendo) realizzati molti anni fa e che la poca produzione recente delle case editrici nazionali non appare impostata per soddisfare il principio della scomposizione in atomi e moduli, in modo da favorire la flessibilità dei processi d’insegnamento e l’effettiva personalizzazione dei processi d’apprendimento, e della sua successiva ricomposizione in ambienti integrati, progettati e realizzati così da fornire un quadro concettuale adeguato e un contesto efficace nel quale inserire i moduli suddetti;
• è abbastanza evidente però che il bando originario non avrebbe soddisfatto gli interessi economici degli editori in quanto la Regione Sardegna, pur acquistando i contenuti digitali prodotti dagli editori (per tutte le discipline e per tutti gli ordini di scuola in modo da sgravare totalmente e una volta per tutte le famiglie del costo, sempre più oneroso, dei libri di testo) sarebbe diventata proprietaria esclusiva dei materiali acquisiti, senza limiti né di tempo né di spazio. Infatti i vincitori della gara avrebbero dovuto aggiornare gratuitamente per cinque anni i contenuti didattici e poi renderli disponibili per l’aggiornamento successivo da parte del sistema scolastico regionale, in modo che fossero sempre al passo con i tempi. Avendone la libera disponibilità, la Sardegna dunque avrebbe potuto esportarli e renderli fruibili in altre Regioni, previ accordi di collaborazione e scambio di servizi che già si cominciavano a impostare e realizzare, e anche con altri Stati, essendo i contenuti in inglese, oltre che in italiano;
• In base all’originario progetto la spesa per contenuti digitali per tutti gli ambiti disciplinari per ogni anno scolastico per uno studente sarebbe stata pari a € 49,57, contro una spesa media per studente che per le scuole superiori raggiunge attualmente i 400 €. A fronte di un investimento complessivo di 28 milioni di euro (20 da mettere a bando e 8 per l’autoproduzione da parte dei docenti delle scuole sarde) per l’intero triennio di sviluppo del progetto per tutti i contenuti digitali per le scuole di ogni ordine e grado questo intervento avrebbe consentito alla Regione Sardegna di recuperare 2.500.000 euro all’anno per la fornitura di libri in comodato d’uso (L.R. 1/2006 art. 8, comma 1 lett. b) e 3.338.801 euro all’anno per la fornitura gratuita e semigratuita di libri di testo (L. 448/1998): un risparmio complessivo nel triennio di 17.516.403 (cui vanno aggiunte le risorse relative agli altri due anni di aggiornamento gratuito richiesto, il che porta il risparmio a 28.694.005, che copre l’intero investimento). Va altresì considerato che dopo i primi 5 anni di sperimentazione il costo da coprire non sarebbe stato quello relativo alla produzione ex novo dei contenuti, bensì il solo costo di aggiornamento, ovviamente molto più contenuto;
• nel progetto originario la Regione Sardegna sarebbe stata inoltre unica proprietaria dell’archivio dei contenuti didattici per l’intero sistema scolastico nazionale, diventandone, di fatto, il centro propulsivo; viceversa la delibera adottata dalla Giunta regionale sarda il 31 luglio scorso propone uno scenario nettamente diverso: la Sardegna rinuncia alla piattaforma propria per acquisirne una, fornita gratuitamente dal MIUR, “coerente con le nuove caratteristiche che la stessa piattaforma tecnologica dovrà assumere entro la nuova logica del data center nazionale prevista dal piano di azione e di coesione”; in questo modo la Sardegna rinuncia alla produzione di contenuti didattici originali e la produzione autonoma viene limitata ai soli materiali riguardanti la lingua e la cultura della Sardegna;
• in sostanza, in base alla nuova versione del progetto Scuola Digitale, alla Sardegna verrebbe fornita, ancorché a titolo gratuito, la stessa piattaforma didattica che il Miur aveva commissionato alla società HP per destinarla alla Puglia; tale piattaforma didattica non ha però le caratteristiche previste originariamente dal progetto Scuola digitale. Contrariamente a quanto affermato dagli esponenti della Giunta regionale sarda, la sua adozione significa, di fatto, per la Sardegna rinunciare al ruolo di protagonista e di centro dell’innovazione del sistema scolastico nazionale, che avrebbe acquisito invece con il progetto Scuola digitale;
• la nuova versione, al di là della apparente gratuità, non permette neppure alcuna economia di scala alla Regione Sardegna e, conseguentemente, alle famiglie degli studenti sardi: attualmente il mercato offre, e a caro prezzo, solo licenze d’uso dei contenuti digitali, limitate nel tempo (due, tre anni) dopo di che bisognerebbe ricominciare da capo e riacquistarle ex novo sempre a caro prezzo, ovviamente imposto dal “mercato”) e nello spazio (l’uso delle licenze è limitato alla sola Sardegna): in questo caso sono dunque le case editrici a mantenere, come già succede per i manuali adottati, i diritti di proprietà sui contenuti didattici digitali con dei costi che continueranno a rimanere in capo alle famiglie degli studenti sardi;
• il progetto originario prevedeva inoltre anche un interessante intervento di supporto al recupero dei debiti formativi degli studenti delle scuole secondarie di I e di II grado (attraverso la produzione di appositi materiali didattici di «riallineamento» e un servizio di tutoraggio e assistenza online) assicurato da docenti precari che avrebbero dovuto rispondere in tempo reale alle domande e alle richieste di chiarimento e di approfondimento degli utenti: tale misura, oltre ad offrire un servizio importante agli studenti e alle loro famiglie, avrebbe potuto offrire un impiego sistematico e duraturo ai numerosi docenti precari della Sardegna che sarebbero stati occupati nelle seguenti linee d’azione: incremento del tempo pieno nelle scuole primarie; sostegno degli alunni diversamente abili; attuazione di percorsi didattici integrativi di quelli curriculari e, in particolare, di percorsi di alternanza scuola/lavoro; azioni di sostegno per porre rimedio all’eccessivo e allarmante livello di insuccesso scolastico in particolare negli Istituti professionali e incrementare gli accessi alle quarte classi degli istituti medesimi; progettazione e realizzazione di moduli didattici per gli ITS; azioni integrative per incrementare il livello quali/quantitativo della cultura generale nei percorsi integrati istruzione/formazione per l’assolvimento dell’obbligo scolastico; azioni per sostenere l’acquisizione di un buon livello di cultura generale nei percorsi di apprendistato;
• a quanto sembra dai documenti circolati in assessorato, infine, la gestione del progetto e dell’intero sistema scolastico sardo sarebbe affidata all’Indire – con sede a Firenze – che dovrebbe valutare e decidere in vece della Regione Sardegna e della comunità scolastica regionale quali innovazioni e quali nuovi servizi adottare per migliorare l’efficienza e il rendimento delle istituzioni scolastiche sarde e cercare di arginare la drammatica dispersione che colpisce il sistema scolastico isolano;
• tali perplessità sono state già manifestate pubblicamente dal direttore scientifico del progetto Scuola Digitale al quale è stata negata la possibilità di farle presenti anche in occasione dell’incontro con la delegazione del MIUR, avvenuto il 16 e 17 luglio scorsi e concluso dalla Sua visita e degli eventi pubblici connessi;
• se il ministro della Pubblica Istruzione sia a conoscenza dello stato di attuazione in Sardegna del processo di digitalizzazione e del fatto che, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, gli istituti dell’isola non siano ancora in possesso delle attrezzature necessarie a dare attuazione alle disposizioni del Governo sulla spending review; se sia a conoscenza del progetto sulla Scuola Digitale adottato nel 2010 dalla Regione Sardegna e condivida le modifiche apportate dalla stessa Regione Sardegna tre soli giorni prima della scadenza del bando, visto che nella sua versione originaria tale progetto si era guadagnato giudizi lusinghieri a livello nazionale e internazionale anche presso gli ambienti culturali e di ricerca più accreditati; se sia a conoscenza del fatto che la delibera della Giunta regionale n. 34/147 dell’agosto 2012, avente per oggetto Piano di Azione Coesione: Rimodulazione delle risorse nell’ambito delle Priorità “Grande Viabilità stradale” e proposta inserimento delle priorità relative al progetto Scuola Digitale – Semid@s, che trasferiva il finanziamento del progetto dal Programma Operativo Regionale FSE al Piano di azione Coesione a tutt’oggi, a più di un mese e mezzo dalla seduta in cui è stata assunta, non è ancora pubblica, tant’è vero che non risulta cliccabile nel sito istituzionale della Regione Sardegna, per cui risulta tuttora oscuro e misterioso il nuovo meccanismo di finanziamento del progetto; se sia a conoscenza del fatto che – nonostante l’Accordo quadro da Lei concordato con il Presidente della Regione Ugo Cappellacci in occasione della sua visita a Cagliari del 18 luglio u.s. preveda (all’art. 5) che “per favorire il raccordo tra Regione Sardegna e MIUR e garantire una sinergia costante tra le diverse iniziative, è costituita una Commissione paritetica composta da due rappresentanti indicati dal Ministero dell’istruzione e da due rappresentanti indicati dalla Regione” – a tutt’oggi non si è nemmeno provveduto all’indicazione di tali rappresentanti, per cui lo sviluppo delle attività e iniziative legate al progetto risulta ancora del tutto fermo; se è vero che la gestione del progetto Sardegna Digitale e dell’intero sistema scolastico sardo sarà affidata all’Indire con sede a Firenze ovvero se non creda sarebbe più appropriato che la Regione Sardegna e la comunità scolastica regionale possano decidere autonomamente quali innovazioni e quali nuovi servizi adottare per migliorare l’efficienza e il rendimento delle istituzioni scolastiche e cercare di arginare la drammatica dispersione che colpisce il sistema scolastico sardo; se infine il ministro sia a conoscenza dello stato drammatico in cui versa la scuola sarda e del fatto che le famiglie dei quasi 200 mila studenti sardi di ogni ordine e grado, in un momento di grave crisi economica come quello attuale, avrebbero ottenuto un importante aiuto economico dalla distribuzione totalmente gratuita dei contenuti didattici per tutto il corso di studi, prevista dal progetto originario Scuola Digitale ma assolutamente non garantita dalla versione successiva.

On. Federico Palomba