Zona Franca: polemiche dopo l’esclusione della Sardegna dalle ZES

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container zona franca zes

Il sogno della zona franca. Sardegna esclusa dalle aree economiche speciali”. Così titolava qualche giorno fa l’Unione Sarda, riportando alla ribalta il tormentone delle free zone, previste dallo Statuto Sardo e mai attuate da una classe politica isolana a dir poco inconcludente. A scatenare questa nuova puntata della telenovela è stata l’esclusione della Sardegna dalle Zes, Zone Economiche Speciali – previste dal decreto legge sul Mezzogiorno che istituisce in Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia, nonché in alcune parti di Abruzzo e Molise – di una sorta di zona agevolata, pare sulla scorta di quella esistente in Polonia, in grado di attrarre investimenti in quei territori con incentivi, agevolazioni fiscali e deroghe normative. La Sardegna, si è precipitato a spiegare l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci, è stata esclusa delle Zes perché, per i complicati meccanismi della coesione europea, non rientra tra le regioni del cosiddetto Obiettivo convergenza (quello che ha sostituito il vecchio Obiettivo 1) che racchiude le aree europee più povere (il parametro utilizzato è il Pil pro capite che non deve superare il 75% del Pil medio europeo). Ora la Regione cercherà di avere delle interlocuzioni con Bruxelles o imbandirà qualche tavolo di concertazione con il Governo per capire se qualche area della Sardegna possa rientrare in queste fantomatiche Zes. Il che, tradotto dal politichese, vale a dire che non succederà nulla.

Container al porto di Cagliari

Non succederà nulla per le Zes come non è successo nulla dal 1948 ad oggi per l’attuazione delle zone franche previste dallo Statuto e attuate da una legge che risale addirittura al 1998. Anche se per la verità Paci ha annunciato che, dopo la bellezza di quasi vent’anni, la Regione conta di veder decollare entro la fine del 2017 la Cagliari Free zone e di aver chiesto l’istituzione di una realtà analoga al porto di Olbia (probabilmente, ma è una supposizione, facendo riferimento alle procedure innescate dal riconoscimento delle zone franche di Olbia, Portovesme e Sant’Antioco e delle zone industriali a queste collegate).

Quanto alla eterna incompiuta della zona franca del porto canale di Cagliari, la cui attuazione è stata addirittura deliberata nel 1998 – Paci ha spiegato alla cronista dell’Unione Sarda che dopo l’approvazione del piano operativo e lo stanziamento delle risorse (1.200.000 euro) ancora “manca la dismissione delle quote da parte dell’Authority (il primo bando è andato deserto, il secondo dovrebbe aggiudicarselo l’altro azionista, il Cacip) e, soprattutto, manca l’ok del Comune alla variante al piano regolatore per le ridefinizione delle aree”.

Tutte procedure discutibili, secondo il segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, Francesco Scifo, che da anni si batte per la zona franca in Sardegna ed ha presentato un esposto al Tribunale di Cagliari per la mancata applicazione delle leggi sulla zona franca vigenti nell’isola.

Credo che abbiate capito tutti: se seguite Loro e invece di ascoltarci e appoggiarci ci lasciate soli, tenetevi la miseria”, ha scritto Scifo su Facebook in un post durissimo a commento della vicenda delle Zes. Secondo il legale cagliaritano, sul tema della zona franca la politica regionale sta prendendo sostanzialmente in giro l’intera Sardegna. “Il risultato è una regione fallita tutta prona alle logiche di un partito di falliti – scrive -. Si continua impunemente a violare il decreto legislativo numero 75 del 98 e la legge regionale numero 20 del 2013 senza che nessuno ne risponda. E’ intollerabile che solo io con il mio movimento siamo rimasti a difendere la legalità. Parlano di spartirsi quote della società di gestione della zona franca quando sanno benissimo che la legge regionale 20 del 2013 lo vieta. Il prefetto di Cagliari dovrebbe intervenire commissariandoli immediatamente ma rifiuta di farlo. Tentano di vendersi le quote della Free Zone e nessun magistrato interviene. Nessun Comune può fare un piano regolatore in contrasto con la legge 75 del 98 che estende a tutto il porto di Cagliari la zona franca”.

Lo scorso 31 maggio davanti al Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Cagliari, si è tenuta la prima udienza sull’esposto presentato dall’avvocato Scifo per conto del movimento. Il giudice, la dottoressa Ornano, si è riservata di decidere, ma lo stesso Pubblico ministero ha già chiesto l’archiviazione, nonostante dalla relazione fornita dalla Polizia Giudiziaria del Tribunale di Cagliari emergano precise responsabilità politiche sulla mancata attuazione della legge. “Dobbiamo forse ritenere che la legge sia una opinione secondo la Procura della Repubblica di Cagliari? Dalla richiesta di archiviazione del nostro esposto, presentata dal Pubblico Ministero il 31 maggio scorso, sembrerebbe di si”, commenta Scifo protagonista anche di una clamorosa denuncia alla Corte Penale Internazionale dell’Aja per il “genocidio del popolo sardo” perpetrato dai soggetti responsabili dell’attuale situazione economica, sociale e demografica della Sardegna, dell’inquinamento ambientale e delle mancate bonifiche delle aree inquinate che insistono sul territorio isolano (argomento quanto mai di attualità dopo il recentissimo scandalo Fluorsid). “La legge non parrebbe essere vincolante per i politici: ciò che si evince dalla relazione di Polizia Giudiziaria e dalla successiva richiesta di archiviazione – prosegue l’avvocato Scifo – è che chi è al vertice delle istituzioni in Sardegna e in Italia possa impunemente violare tutte le norme vigenti e decidere di applicarle o meno, solo se lo desidera. In questa relazione di polizia vi è la prova che oggi non esiste più l’imperio della legge. Non ci resta che confidare che il Giudice per le indagini preliminari, che deciderà sulla richiesta di archiviazione cui ci siamo opposti, esamini attentamente gli atti. Attendiamo fiduciosi”.

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