Zona franca negata: nessuna responsabilità penale per gli amministratori

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L'ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari

Nel non aver dato attuazione per quasi vent’anni al decreto legislativo 75 del 1998 che istituisce la zona franca doganale, chi ha governato la Sardegna non ha commesso alcun reato penale. E’ quanto si evince dalla decisione del Giudice per le indagini per le indagini preliminari del Tribunale di Cagliari, Maria Cristina Ornano, che nei giorni scorsi ha archiviato il procedimento promosso dal legale del Movimento Sardegna Zona Franca Francesco Scifo che proprio sulla zona franca negata per la mancata attuazione del decreto 75 ha scritto anche una lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Senza entrare nel merito delle condotte dei nostri governanti inadempienti, il Gip ha declinato la propria competenza non ravvisando un reato penale, ma tutt’al più la lesione di un interesse legittimo da far valere eventualmente davanti ai giudici amministrativi.

Peccato che il procedimento per far valere l’interesse legittimo dei sardi all’applicazione delle norme di legge che quasi vent’anni fa hanno istituito i punti franchi in Sardegna sia stato già bocciato dal Tar sardo con la sentenza numero 672 del 25 ottobre 2013 in cui i giudici amministrativi, nonostante una denuncia molto dettagliata e puntuale degli inadempimenti degli amministratori sardi (dall’omessa delimitazione e perimetrazione della zona franca nel Porto di Cagliari alla predisposizione di adeguati programmi di gestione, fino all’attuazione delle altre previsioni previste nel decreto 75 del 98 per l’attivazione delle altre zone franche nell’isola) hanno dichiarato “generica” e dunque hanno rigettato una class action proposta dal Movimento Sardegna Zona Franca.

L’archiviazione del procedimento penale

cinque domande zona franca negata
Una manifestazione del movimento Sardegna Zona Franca

Il procedimento penale – portato avanti dall’avvocato Francesco Scifo e archiviato dal Gip Ornano – intendeva verificare le eventuali responsabilità penali per omissione o abuso di atti d’ufficio dei funzionari dell’Agenzia delle dogane, della Prefettura e della Regione autonoma della Sardegna che in questi vent’anni non mai hanno dato gambe alle previsioni del decreto legislativo 75 del 1998 e alle successive norme in materia di istituzione della zona franca doganale in Sardegna.

Ad esito della pur articolata attività di indagine esperita dalla locale Procura – si legge nel provvedimento di archiviazione del ricorso sulla zona franca negata – può affermarsi come non siano ravvisabili nel caso di specie né gli estremi del reato ipotizzato dal Pubblico Ministero, ossia l’abuso d’ufficio, ma neppure quello che pare prospettare l’opponente nel suo esposto ossia l’omissione o il rifiuto di atti d’ufficio. Di quest’ultimo reato non sono ravvisabili neppure i presupposti, non rientrando gli atti di cui si assume l’omissione nel catalogo di cui al primo comma dell’articolo 328 del codice penale”.

Secondo il Gip di Cagliari, in pratica, la mancata applicazione delle norme sulla zona franca non configurerebbe il reato di abuso d’ufficio “atteso che di tale reato difetta sia la condotta tipica, ossia la violazione di legge o di regolamento, sia in ogni caso l’intenzionalità del danno del vantaggio”. “In realtà – si legge ancora nel provvedimento di archiviazione – trattasi di questione che esula totalmente dall’ambito di rilevanza penale. L’opponente lamenta un’inerzia delle amministrazioni statali e regionali rispetto ad atti amministrativi che ritiene doverosi perché asseritamente finalizzati a dare attuazione al disposto di legge. Vertendosi in materia di interessi legittimi che si assumono lesi dall’inerzia dell’amministratore essa deve essere perseguita davanti al competente giudice amministrativo – evidenzia il Gip bocciando il ricorso sulla zona franca negata ai sardi -. La notizia di reato è pertanto infondata la richiesta di archiviazione va accolta con restituzione degli atti al pubblico ministero”.

La class action sulla zona franca negata

Come detto questa archiviazione in sede penale arriva però dopo la bocciatura di una class action in cui il Movimento Sardegna Zona Franca aveva già cercato di far accertare in sede amministrativa le responsabilità derivanti dalla mancata applicazione delle norme in materia di zona franca. Class action come detto rigettata dal Tar Sardegna il 25 ottobre 2013.

In quel caso il Movimento Sardegna Zona Franca chiedeva ai giudici di accertare una serie di inadempimenti degli amministratori sardi descritti minuziosamente nella doglianza. In particolare si stigmatizzavano le omissioni dell’amministrazione isolana nel delimitare e perimetrare materialmente la zona franca nel porto di Cagliari, nel disporre l’autorizzazione di qualsiasi attività di natura industriale o commerciale di prestazioni di servizi (prevista dall’articolo 1 comma 2 del D.P.C.M. 7 giugno 2001); nell’ordinare agli assessori regionali competenti di predisporre e approvare i programmi annuali relativi al funzionamento e gestione della zona franca di Cagliari (prescrizione prevista dall’articolo 2 comma 3 del D.P.C.M. 7 giugno 2001; nell’ordinare alla Giunta e per essa al suo Presidente pro tempore di vigilare sull’attuazione dell’articolo 7 del suddetto decreto e dei relativi termini perentori in esso indicati e di porre in essere gli adempimenti previsti dal comma 12 dello stesso articolo; nell’ordinare l’attuazione delle altre prescrizioni previste dall’articolo 1 del decreto legislativo 75 del 1998 e cioè di porre in essere tutte le attività necessarie all’attuazione di tutte le altre zone franche previste in Sardegna dalla suddetta normativa; nel sollevare se del caso, questione pregiudiziale ai sensi dell’articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell’UE sull’interpretazione dell’articolo 107 dello stesso trattato in relazione all’articolo. 12 dello Statuto autonomo della Regione Sardegna nonché l’art. 1 del decreto legislativo 75/1998 e gli articoli 1 – 13 del DPCM del 7 giugno 2001.

Insomma erano state fatte delle richieste molto precise in ordine alla mancata applicazione di una serie di leggi e decreti sulla zona franca in Sardegna. Ma stranamente per i giudici cagliaritani queste richieste erano ancora troppo generiche in quanto, si legge nella sentenza, “la class action non sfugge ai comuni principi in materia di domanda giudiziale, e, dunque, alla regola che questa debba essere sufficientemente determinata nel suo ‘petitum’, in relazione al contenuto dell’azione ed alla sua finalità”.

In particolare tre anni fa il collegio di piazza del Carmine aveva ritenuto l’azione generica quanto alla “corretta rappresentazione della legittimazione degli stessi ricorrenti” e alla “esatta individuazione della concreta lesione subita ad opera delle Amministrazioni, anch’esse tutte genericamente intimate (senza peraltro nulla dire in ordine al soggetto gestore individuato nella “Cagliari Free Zone” dal D.P.C.M. 7 giugno 2001)“.

Il risultato – scrivevano i giudici dichiarando inammissibile la class action – è un’azione che si risolve in una generica richiesta di provvedimenti, non meglio specificati (che gli stessi ricorrenti indicano “in via esemplificativa” con ciò ammettendo, essi stessi, l’indeterminatezza del petitum), con conseguente difficoltà per il giudice amministrativo adito di comprendere quali ordini dovrebbe impartire alle Amministrazioni interessate al fine di porre rimedio alla situazione dannosa denunciata”.

In definitiva, secondo i giudici amministrativi, il discorso era dunque inammissibile. Ma in base agli ultimi esiti della vicenda della zona franca negata anche in sede penale, osiamo aggiungere che oggi in Sardegna è proprio inammissibile per i sardi far valere il proprio diritto all’applicazione delle leggi vigenti, sia esso considerato dai giuristi un diritto soggettivo o un interesse legittimo. Se in Sardegna delle leggi che potrebbero essere di beneficio alla nostra economia non vengono applicate i sardi non possono fare assolutamente nulla.

@alessandrozorco

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