Zona Franca: cinque domande al Governo per una Sardegna autonoma

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Una manifestazione del movimento Sardegna Zona Franca

Cinque domande. Esattamente come quelle che i rappresentanti degli Stamenti, il parlamento della Sardegna, recapitarono al Governo sabaudo nel lontano 1793. E come quella volta le cinque domande possono riassumersi in una sola: più autonomia.

Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona Franca, conosce bene la storia della Sardegna e conosce bene le difficoltà attuali, causate da una classe dirigente spesso autoreferenziale che non bada certo agli interessi della popolazione. Per questo nei giorni scorsi – con il pensiero probabilmente rivolto a quel periodo “caldo” che alla fine del settecento portò ai celebri quanto poco efficaci moti rivoluzionari sardi – ha fatto una proposta ai partiti e ai movimenti sardi non del tutto proni ai voleri romani con cui il movimento ha avviato una serie di interlocuzioni politiche. La proposta di formare una delegazione che rivolga al Governo italiano cinque domande sul futuro della Sardegna in Italia e in Europa, in occasione delle celebrazioni sessantesimo anniversario dei trattati di Roma che si terranno il prossimo 25 marzo.

Occorre un tavolo tecnico alla presenza di tutte le forze politiche sarde per preparare una delegazione federalistica forte e unitaria da mandare a Roma il 25 marzo a vincere la resistenza nazionale e dell’Unione”, scrive Scifo. “Abbiamo le norme ma dobbiamo incontrarci e agire insieme da sardi, senza distinzioni di credo politico, per avere la forza di usarle”.

Le cinque domande

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Francesco Scifo e gli zonafranchisti durante un recente sit-in davanti al palazzo della Regione Sardegna
Il movimento zonafranchista propone ai partiti e ai movimenti sardi che la delegazione presenti al Governo le seguenti cinque domande:

  • Riconoscimento del diritto storico della Sardegna ad avere un regime fiscale e doganale differenziato all’interno dello Stato Italiano connesso alla posizione geografica insulare, piú vicina al continente africano che all’Italia;
  • Riconoscimento nei trattati della specialità etnica, storica e geografica della Regione Sardegna con lo Status di regione autonoma, nell’ambito dello stato membro Italia, esattamente come avvenuto per le regioni autonome di Danimarca, Francia, Spagna, Portogallo, nonché Germania, Grecia e Gran Bretagna;
  • Riconoscimento del diritto dei sardi, quale minoranza etnica riconosciuta dalle leggi nazionali ed internazionali, ad avere come lingua ufficiale il sardo;
  • Riconoscimento del diritto esclusivo della Sardegna allo sfruttamento delle proprie risorse naturali e alla inviolabilità dei propri confini e acque territoriali;
  • Riconoscimento dello Statuto speciale sardo e delle relative norme tra gli allegati ai trattati in virtú della riserva n. 49 allegata dall’Italia ai Trattati.”

Da tempo il movimento Sardegna Zona Franca – ormai già da tempo proiettato negli scenari politici del dopo-Pigliaru – ricorda che in base all’articolo 52 dello Statuto Sardo la Regione sarda ha il potere di contrastare accordi economici che siano contrari agli interessi della Sardegna.

Il prossimo Presidente della Regione – conclude Scifo – dovrà avere il coraggio e la forza, che Voi gli darete, per rimettere in discussione tutti i trattati internazionali dell’Italia riguardanti materie economiche d’interesse per la Sardegna: non essendo stato convocato, come prevede l’articolo 52 dello Statuto, può farlo e chi noi appoggeremo lo farà. É finita l’era della Sardegna colonia. Scegliamo bene le nostre future preferenze”.

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