Uffici stampa: i contributi vanno versati all’Inpgi o all’Inps?

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Fare un censimento degli oltre 15 mila giornalisti responsabili di relazioni esterne, uffici stampa, marketing e pubblicità di aziende e istituzioni assunti come lavoratori subordinati a tempo indeterminato per verificare quanti evadono l’Inpgi 1, la cassa di previdenza dei giornalisti, e versano i contributi all’ente sbagliato: l’Inps. La proposta arriva dal presidente del gruppo dei giornalisti pensionati romani Pierluigi Roesler Franz che chiede un’indagine a tappeto sui professionisti degli uffici stampa, in collaborazione con i venti Fiduciari Inpgi regionali e con gli Ordini regionali dei giornalisti. Scopo della proposta – spiega Roesler Franz – è quello di scongiurare il taglio delle pensioni deciso dal Cda INPGI il 27 luglio scorso per rimettere in sesto le boccheggianti casse dell’ente previdenziale. Taglio che sta mettendo in fibrillazione tanti giornalisti pensionati italiani.

I contributi previdenziali degli uffici stampa

“In Italia vi sono ben 15.535 professionisti responsabili delle relazioni esterne, uffici stampa, marketing e pubblicità delle aziende e delle istituzioni”, scrive Roesler Franz, riferendo i dati emersi dalla Guida a cura di Prima Comunicazione, edizione di giugno 2015, in cui sono riportati i nomi di questi professionisti con indirizzi, numeri telefonici, e mail e siti web.

“Se si tiene conto che sono 495 in più di quelli schedati nel 2014 è abbastanza plausibile che buona parte dei 15.935 professionisti degli Uffici stampa dovrebbe versare i contributi previdenziali all’INPGI/1. Naturalmente occorre che siano iscritti all’Ordine dei Giornalisti come professionisti o pubblicisti e che abbiano un contratto a tempo indeterminato come lavoratori subordinati, svolgendo attività giornalistica”.

“Partendo dalla Guida di Prima Comunicazione i 15 ispettori dell’INPGI con base a Roma senza spostarsi dalla capitale dovrebbero effettuare un’indagine a tappeto su tutti i 15.535 professionisti degli uffici stampa in stretta collaborazione con i 20 Fiduciari INPGI regionali e gli Ordini Regionali dei giornalisti per verificare con controlli incrociati con gli Albi dei giornalisti, l’INPS e l’Agenzia delle Entrate quanti colleghi risultino attualmente evasori dell’INPGI/1, pur essendo giornalisti, pur svolgendo attività giornalistica, pur essendo lavoratori subordinati a tempo pieno e pur versando i contributi ad un ente sbagliato, cioè all’INPS”.

“La task force degli ispettori INPGI, che nell’ultimo anno ha già ottenuto lusinghieri risultati, avendo brillantemente scoperto parecchi casi di giornalisti che lavoravano da anni come uffici stampa di aziende non editoriali (ivi comprese multinazionali), ma versando i contributi all’INPS, potrebbe così recuperare parecchi milioni di euro di contributi in breve tempo e senza alcuna spesa”.

“Difatti in questo caso, una volta accertate eventuali irregolarità, l’INPGI 1 riavrebbe quanto dovuto direttamente dall’INPS in pochissimi mesi e con gli arretrati di 5 anni senza neppure spendere nulla per le spese legali. E anche i datori di lavoro non dovrebbero versare sanzioni, né penalità”.

Insomma, secondo Roesler Franz, questo censimento sarebbe “un toccasana ideale per le casse dell’INPGI 1 che potrebbe forse rappresentare anche una valida alternativa al taglio delle pensioni deciso dal Cda INPGI il 27 luglio scorso ed ora al vaglio dei ministeri vigilanti. Che si aspetta allora ad effettuare al più presto questi controlli? Non ne vale forse la pena?”.

 

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