Tirocini formativi regionali: politica attiva del lavoro o sfruttamento?

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Il palazzo della Regione Sardegna

Agenzie immobiliari ed esercizi commerciali che hanno bisogno di un operatore di cassa o di un segretario che gestisca gli appuntamenti, risponda al telefono e faccia qualche fotocopia. Oppure, ma in piccola parte, aziende che richiedono professionisti altamente qualificati praticamente a costo zero. Sono soprattutto queste le tipologie di aziende sarde interessate ad avviare i tirocini formativi regionali previsti nell’avviso pubblicato lo scorso 1° luglio dalla Regione Sardegna. Questa esperienza formativa, che in una regione con un altissimo tasso di disoccupazione dovrebbe teoricamente servire per collocare nel mercato del lavoro tanti giovani dai 18 ai 29 anni o reinserire lavoratori over 30, rischia di rivelarsi soltanto una illusione per i disoccupati sardi: l’ennesima possibilità di sfruttamento lavorativo e, in sostanza, l’ennesimo spreco di denaro pubblico.

I tirocini formativi regionali 2017

A rispondere ai tantissimi annunci dei giovani sardi che a partire dal 3 luglio hanno risposto in massa all’avviso della Regione sono state per ora soprattutto aziende che hanno bisogno di mansioni in cui la cosiddetta curva di apprendimento, cioè il tempo per imparare il mestiere, è molto breve. Come appunto nel caso degli operatori di cassa e degli agenti immobiliari che hanno il compito di girare per le città in cerca di appartamenti in vendita. Negli altri casi, quando si tratta di insegnare lavori più complessi e impegnativi che richiedono una curva di apprendimento più lunga e un maggiore sforzo formativo, le aziende non hanno ovviamente alcuna intenzione di sborsare neppure un euro.

tirocini formativi regionali
Un apprendista al lavoro: le piccole imprese sarde, già oberate, tartassate e asfissiate dagli adempimenti burocratici, difficilmente utilizzeranno lo strumento del tirocinio formativo regionale a pagamento per formare nuova manodopera

Il meccanismo del tirocinio regionale, della durata complessiva di sei mesi, prevede infatti un impegno di 30 ore settimanali a fronte di un’indennità mensile di 450 euro lordi, di cui 300 sono a carico dell’amministrazione regionale e 150 a carico delle imprese ospitanti.

Per avviare i tirocini formativi regionali 2017 – che mirano a coinvolgere circa 6mila disoccupati o inoccupati e circa 3.500 imprese isolane – la Regione Sardegna ha stanziato oltre 15 milioni di euro. L’avviso per i tirocini regionali – curato dall’Aspal, l’Agenzia regionale per l’occupazione – prevede due tipologie di destinatari. La linea A è destinata ai giovani neet (cioè i tanti ragazzi che in Sardegna non lavorano, non studiano e non fanno attività di formazione) di età compresa tra i 18 e i 29 anni. La linea B, che invece attinge alle risorse del Fondo Sociale Europeo, è rivolta ai disoccupati dai 30 anni in su.

Dato il periodo estivo e le criticità riscontrate nelle esperienze precedenti, nelle previsioni della Regione la maggior parte dei tirocini formativi regionali 2017 dovrebbero riguardare i settori dei servizi, del commercio, il ricettivo-turistico e l’artigianato. Ma questo strumento, di per sé potenzialmente utile per inserire i giovani nel mondo del lavoro, rischia di essere troppo dispersivo e di prestarsi ad abusi e distorsioni senza un rigorosissimo controllo da parte della amministrazione regionale.

In sede di presentazione della misura i rappresentanti dell’Aspal, l’Agenzia regionale per l’occupazione, hanno stimato che il 25,4% dei tirocinanti troverà lavoro entro un anno. Ma date le premesse questa previsione appare troppo ottimistica. Vista la crisi galoppante le imprese sarde, in massima parte piccole o piccolissime, non hanno infatti alcuna intenzione di pagare per insegnare un mestiere ad un tirocinante. Di contro le aziende meno serie hanno la possibilità di avere a disposizione per sei mesi un lavoratore già altamente qualificato pagandolo soltanto 150 euro lordi al mese. Insomma il cofinanziamento richiesto al soggetto ospitante non pare un efficace deterrente alle potenziali distorsioni dei tirocini formativi regionali, ma anzi rischia di incentivare lo sfruttamento del lavoro. Non resta che sperare in una effettiva mediazione da parte dei Centri regionali per l’Impiego che accompagni rigorosamente i tirocinanti per tutta la durata della formazione. Così come si spera in un efficace coinvolgimento degli Ispettori del lavoro in questa iniziativa regionale. Perché senza alcun controllo i tirocini formativi regionali rischiano di essere l’ennesimo spreco di risorse pubbliche. Una fonte di illusione per i tanti disoccupati sardi e, nelle peggiori ipotesi, un modo per sfruttare a costi irrisori lavoratori già qualificati e formati.

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