Telerilevamento antincendi in Sardegna: polemica sulle centraline

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canadair incendi
Un Canadair in volo

E’ di nuovo polemica sulle centraline elettroniche di telerilevamento antincendi in Sardegna, acquistate dalla Regione e ora in stato di totale abbandono. Una vicenda dai contorni ancora molto oscuri, oggetto di un lungo contenzioso giudiziario tuttora in corso e di un recente esposto alla Procura della Repubblica di Cagliari da parte dell’europarlamentare del Movimento Cinque Stelle Giulia Moi. A riattizzare il fuoco, in questa ennesima estate in cui la Sardegna è stata devastata dai roghi, è stato lo scrittore e antropologo ambientalista Fiorenzo Caterini, ispettore forestale, che in un pezzo dedicato alle vendette antincendio sul blog collettivo Sardegnablogger ricorda che “anni fa la Regione Sardegna […] acquistò un costosissimo apparato di telerilevamento degli incendi, con l’ipotesi di sostituire la vedetta “umana”. La questione – rammenta Caterini – finì in una lunga causa giudiziaria non ancora definita e ancora oggi, di tanto in tanto, l’eco di quella contesa rimbalza nei media, con sospetti adombrati di chissà quali interessi politici, con richiami alla famigerata “industria del fuoco”, come se essa potesse essere alimentata dal lavoro dato a qualche vedetta piuttosto che dall’acquisto di apparecchi che costano un occhio della testa – scrive Caterini – Ma una cosa, da addetto ai lavori, a prescindere dall’esito di quella causa giudiziaria, me la sento di dire a prescindere. Che la vedetta “umana”, almeno per il momento, è insostituibile. E credo che lo sarà per molto tempo ancora”.

Nell’articolo su Sardegnablogger Caterini evidenzia le grandi conoscenze del territorio da parte delle vedette antincendi, per la maggior parte operai dell’Ente Foreste (ora Forestas) sottolineando che “purtroppo l’elemento umano, nella nostra civiltà sempre più virtuale e sempre più dominata dalla tecnologia, sta perdendo valore. Assumere vedette brave nel loro mestiere “alimenta” il clientelismo e l’industria del fuoco. Costosissimi, quanto inutili apparati tecnologici, invece no”.

Nel pezzo Caterini riporta inoltre il parere dell’ex Comandante del Corpo Forestale Giuseppe Delogu sul sistema di telerilevamento antincendi in Sardegna, secondo cui “il costosissimo sistema non superò il collaudo, risultando negativo, e la Regione non lo prese in carico”.

Il telerilevamento antincendi in Sardegna

Immediata è stata la replica di Giorgio Pelosio, amministratore delegato della Teletron da noi intervistato in questo sito, la società che ha inventato e testato il sistema di telerilevamento antincendi in Sardegna, che sulla base dei rilievi di Caterini dà alcuni chiarimenti sulle tecnologie per la prevenzione incendi sul territorio nazionale ed estero.

telerilevamento antincendi in Sardegna
Incendio in Gallura in una immagine dei Vigili del Fuoco

Per capire come è nata l’esigenza di integrare il sistema di rilevamento incendi delle vedette con sistemi di monitoraggio e gestione degli eventi bisogna fare un passo indietro nel tempo a fine anni settanta a seguito di numerosi incendi in Sardegna su cui persero la vita anche delle vedette umane”, scrive Pelosio sulla sua pagina Fb in cui annuncia che l’articolo sul telerilevamento antincendi in Sardegna verrà inviato anche all’ufficio preposto della società Selex SpA del gruppo Finmeccanica. “Nacque l’esigenza da parte delle pubbliche amministrazioni preposte alla lotta contro il fuoco di dotare la struttura anche di sistemi di monitoraggio da affiancare alla rete delle vedette anche per salvaguardare la loro incolumità. Nel 1985 l’ispettorato ripartimentale delle foreste di Nuoro, per le ragioni suddette ed in ottemperanza ad una direttiva dell’allora CEE, decise di indire un appalto pubblico per la realizzazione del primo sistema di monitoraggio nell’infrarosso e nel visibile. Tale appalto fu affidato a seguito di gara alla Teletron la quale realizzò il sistema che fu collaudato da una commissione nominata dalla RAS Assessorato Ambiente nel 1986 con ottimi risultati ampiamente documentati”.

Nel 1988 – ricorda ancora Pelosio – fu deciso e realizzato l’ampliamento nelle zone dei Settefratelli commissionato dall’allora Azienda Foreste Demaniali e successivamente il Corpo Forestale dello Stato a seguito di Appalto concorso, assegnò alla Teletron la realizzazione del sistema di monitoraggio nell’isola di Caprera realizzato e collaudato nel 1988. Con appalti successivi negli anni seguenti la RAS assessorato dell’Ambiente commissionò alla Teletron la realizzazione dell’estensione degli impianti di monitoraggio nelle zone di Lanusei Neoneli e Settefratelli DEFINITIVAMENTE COLLAUDATI e entrati in esercizio per 17 anni ed abbandonati a partire dal 2005. Con appalto in concessione completamente differente – evidenzia l’amministratore di Teletron – fu realizzata un’altra rete di monitoraggio incendi affidata ad un raggruppamento di imprese: Selenia, Progensar, Teletron collaudata da una commissione nominata dalla RAS, ma il collaudo fu rigettato da un’altra commissione nominata dal Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale ed attualmente ci sono due cause pendenti verso la RAS, la prima dall’RTI, la seconda in fase di definizione della prima Commissione di collaudo.” Premesso quanto sopra esiste attualmente una rete di monitoraggio realizzata esclusivamente dalla Teletron definitivamente collaudata e abbandonata – aggiunge Pelosio -. Rileviamo che continuamente da parte di Dirigenti o ex dirigenti del Corpo Forestale regionale si fa riferimento (generando confusione nella comunicazione) ad una generica rete di monitoraggio omettendo di citare la rete che era già definitivamente collaudata ed utilizzabile”.

Telerilevamento e vedette antincendio

Emerge inoltre dall’articolo che il sistema di rilevamento incendi sia in competizione con la rete delle vedette. E’ evidente che l’autore dell’articolo non ha mai visto uno di questi impianti né si è letto le specifiche tecniche di collaudo del sistema ma si basa solo su affermazioni di terzi di “autorevoli fonti interne” non meglio identificate se non con un pezzo scritto come affermato nell’articolo, da un ex comandante del CFVA Giuseppe Delogu (ora in pensione) che in passato è stato Direttore lavori e coinvolto nel collaudo positivo senza riserve in uno degli impianti di monitoraggio nella zona dei Settefratelli (Ca) (certificato di collaudo del 30 ottobre del 1992).

In ogni caso il sistema in sala operativa permette per ogni principio di incendio di effettuare a titolo esemplificativo ma non esclusivo le seguenti attività :

  • registrazione continua ogni 180 secondi di immagini panoramiche ad altissima risoluzione nel visibile e nell’infrarosso h/24 consultabili anche per compiti di polizia giudiziaria;
  • individuazione automatica dell’evento rilevato nel visibile e nell’infrarosso;
  • registrazione continua dell’evento nel visibile infrarosso con la precisa cronologia dei tempi e durata dell’intervento;
  • generazione di mappe termiche nel campo dell’infrarosso per coadiuvare gli interventi sulle zone calde da parte di elicotteri e mezzi a terra non visibili ad occhio nudo;
  • registrazione continua di velocità, vento, temperatura, pressione, umidità, radiazione solare, determina il modello di sviluppo dinamico dell’incendio su base cartografica per orientare i mezzi di spegnimento nelle zone maggiormente a rischio ed allontanare il personale a terra dalle zone a rischio;
  • fornisce per ogni località in base al tipo di strade ed alla pendenza, il mezzo antincendio più adatto per lo spegnimento e tempo stimato di percorrenza;
  • fornisce le coordinate precise del fuoco ai mezzi aerei e per gli elicotteri la posizione delle vasche d’acqua più vicine all’incendio e la classe di accessibilità;
  • database contenente ad esempio ogni località, casolari, strade, terreni, corsi d’acqua, coste, montagne e asperità, nonché i loro riferimenti topografici, nonché linee elettriche, telefoniche etc.

Tali informazioni – evidenzia Pelosio – possono essere inviate oggi anche a tablet dedicati in dotazione alle vedette per disporre di tutte le stesse informazioni di cui la propria posizione rispetto al fuoco , quella degli altri addetti allo spegnimento, collegato ad eventuali droni per una eventuale temporanea estensione della visibilità. I sistemi di monitoraggio non sono dunque in contrasto, ma anzi sinergici alla struttura di osservazione umana, tenendo anche conto in ogni caso che l’informazione sul territorio deve essere oggettiva ed aggiornata dinamicamente in un data base del sistema (compito normale dell’operatore in sala operativa). E di notte si vede il fumo a vista ? Il colore della vegetazione? La morfologia del territorio? La distanza del focolaio? Purtroppo gli incendi si sviluppano anche nelle ore notturne o no? Nel sistema di rilevamento nell’infrarosso, associato al database tridimensionale, sono compresi tutti i tematismi, presenti in ogni sala operativa collaudata e operativa dal 1986 utilizzabili di giorno e di notte”.

Costi del telerilevamento e dello spegnimento

Per quanto riguarda i costi il manager si chiede “in base a quali criteri viene indicato come costosissimo sistema senza citare alcun parametro di riferimento, alcun contratto stipulato con l’amministrazione in relazione ai costi ed ai risultati della campagna antincendio, dati che il dottor Caterini dovrebbe ben conoscere. Bisogna essere precisi e ben documentati quando si fanno tali affermazioni“.

A titolo esemplificativo – prosegue Pelosio – una sola stazione che era operativa sui Settefratelli funzionante fino al 2004, rilevando e documentando numerosi principi di incendi era costata complessivamente 200 mila euro compresi gli apparati di sala operativa. La manutenzione e assistenza di gestione per i mesi della campagna estiva per quella stazione sarebbero stati non superiori (avendo fatto tutti i corsi di addestramento ai forestali ) ai 15 mila euro. Nell’agosto del 2013 un disastroso incendio ha interessato 350 ettari di bosco e macchia mediterranea; solo il costo degli interventi aerei fu di 300 mila euro (fonte Sindaco di Sinnai), l’importo per il rimboschimento della stessa area risulta essere di circa 20 mila euro per ettaro oltre il danno all’avifauna ed alle sugherete ,alla produzione di una quantità enorme di CO2 e l’impossibilità ora di quella zona di poterla assorbire, in quanto al posto della massa vegetale è rimasta solo roccia, come chiunque può osservare andando verso San Gregorio o attraverso Google Heart. Solo per quell’incendio il danno stimato complessivo può essere oltre un milione di euro ma un esperto Forestale potrà essere più preciso. Purtroppo non è stato l’unico incendio, altre zone potenzialmente sottoposte al monitoraggio della stessa area anche quest’anno sono state interessate da importanti incendi“.

La vicenda dei fondi comunitari

Appare infine quantomeno una contraddizione che lo stesso dottor Giuseppe Delogu citato nell’articolo, diventato fortemente critico nei confronti di tali impianti dopo l’anno 2000, abbia inviato (con lettera protocollo CFVA n 3843 del 16 marzo 2006 per l’AUDI POP Sardegna 1994/1999) tutti i documenti relativi ai sistemi di monitoraggio realizzati dall’RTI alla Ras Difesa Ambiente per l’ottenimento di un cofinanziamento di 9.000.000 di euro ed erogato dalla UE esclusivamente per gli impianti di monitoraggio realizzati e non si sa per cosa siano stati utilizzati quei fondi. In proposito, in seguito a diverse interrogazioni in Consiglio Regionale in merito alla richiesta di chiarimenti (Gruppo Riformatori) la RAS non risponde. Credo che questa sia solo la punta dell’iceberg di una vicenda che auspico nell’interesse di tutti i Sardi e dell’ambiente, porti all’individuazione delle responsabilità di quelli che hanno determinato questa situazione oggetto anche di un recente esposto da parte di un europarlamentare alla Procura della Repubblica di Cagliari”.

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