Sprechi alimentari, arriva una Carta per combatterli

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spreco alimentare

Sprechi alimentari, arriva la Carta per combatterli.

Leggendo soltanto il titolo di questo post penserei a una enorme signora sarda (di cognome Carta) che divora qualsiasi cosa commestibile senza lasciare niente agli altri.

Sig.ra Carta

Invece tratta di una bella iniziativa ideata da Andrea Segré, fondatore del progetto Last Minute Market, un’idea di mercato imperniata sul concetto che per dare una mano alle persone in difficoltà, cosa doverosa in una società civile, bisogna in primo luogo eliminare gli sprechi alimentari.  Last Minute Market srl è una società collegata all’Università di Bologna che ha opera da circa 15 anni e ha messo a punto un modello di recupero dei beni non venduti o non commercializzati, ma ancora perfettamente utilizzabili che vengono distribuiti agli enti di carità.

Un 2014 contro lo spreco

Il 2014 sarà l’anno europeo contro gli sprechi alimentari. Per l’occasione il fondatore di Last Minute Market ha promosso la campagna europea “Un anno contro lo spreco“,  e “vivere a spreco zero” di cui è parte integrante appunto la Carta spreco zero in cui si chiede agli amministratori un forte impegno sul loro territorio. Su richiesta del gruppo consiliare dell’Italia dei Valori, in particolare del consigliere Ferdinando Secchi, nei giorni scorsi anche il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha aderito – insieme ad altri mille primi cittadini italiani ed europei – alla Carta “Spreco zero”. Con questa iniziativa – sottoscritta tra gli altri anche dai sindaci di Milano, Torino, Napoli, Bologna, Padova e Trieste – anche il Comune di Cagliari – con modalità ancora da definire – cercherà di recuperare i prodotti rimasti invenduti e scartati nella filiera agroalimentare per redistribuirli gratuitamente a categorie di cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà.

Sprechi alimentari in aumento

Secondo un sondaggio recentemente condotto da Last Minute Market e dall’Università di Bologna con Swg, gli sprechi alimentari incidono sul già pesante bilancio delle famiglie italiane per circa 1.693 euro all’anno. A finire nel cassonetto dell’umido sono in media il 30% della carne che compriamo, il 32% dei latticini, il 28% di pane e pasta, il 15% del pesce, il 17% dei prodotti ortofrutticoli.

In Italia – in base a questa ricerca – le nostre famiglie buttano ogni anno tra i 10-20 milioni di tonnellate di cibo per un valore di circa 37 miliardi di euro. Derrate che, secondo la Coldiretti, potrebbero sfamare circa 44 milioni di persone!

Ragionando su scala mondiale la Fao stima che nei paesi industrializzati perdite e sprechi di cibo ammontino a quasi 680 miliardi di dollari (circa 310 miliardi di dollari nei soli Paesi in via di sviluppo) e ammonisce che per poter nutrire tutta la popolazione mondiale (che nel 2050 conterà 9 miliardi di persone) bisogna aumentare la produzione alimentare almeno del 70%.

In dato che stride con arcane leggi economiche – spesso imposte dalla stessa Ue – che ordinano alle aziende di eliminare gli alimenti ben prima di arrivare negli scaffali dei commercianti. Per fare solo un esempio: il 25% per cento della frutta e della verdura prodotte in Italia deve essere  distrutta pur essendo perfettamente commestibile. Perché?

Sprechi alimentari

L’allarme obesità

In Italia, peraltro, non esiste solo il problema degli sprechi alimentari ma anche quello della sovralimentazione, soprattutto infantile. Nel nostro Paese, secondo un recentissimo studio della Coldiretti, dal 1994 ad oggi il numero delle persone obese è cresciuto del 25 per cento, persino nelle regioni settentrionali, storicamente meno predisposte all’obesità.

Sordi

L’abuso e il cattivo rapporto con l’alimentazione, spiegano gli addetti ai lavori “sono preoccupanti soprattutto se si considera il numero sempre maggiore di bambini o ragazzi obesi, a causa dell’elevato consumo di cibo spazzatura. Ma l’obesità oltre ad incidere in modo pesante sulla salute creando vari disturbi e patologie anche gravi, pesa molto anche da un punto di vista economico: secondo dati riportati dal sito specializzato 121 Doc, i costi sociali legati all’obesità ammontano a 23 miliardi di euro, di cui 11 a carico del Sistema sanitario nazionale. A questi poi si aggiungono i costi indiretti quantificabili intorno ai 65 miliardi di euro annui e rappresentanti da decessi, riduzione della produttività lavorativa, assenza dal lavoro, sussidi pensionistici e disoccupazione”.

Solidarietà è anche benessere e risparmio

Il 2014 sarà dunque l’anno europeo contro lo spreco alimentare. Ma anche l’anno del risparmio di acqua ed energia e dello sviluppo sostenibile. La campagna europea “Un anno contro lo spreco”,  e “vivere a spreco zero” punta infatti anche alla riduzione del consumo di risorse naturali e al taglio delle emissioni in atmosfera collegate a stretta mandata alla lotta agli sprechi. Secondo Andrea Segré – autore di numerose pubblicazioni sull’argomento – in Italia il 3% dei consumi finali di energia è attribuibile allo spreco alimentare. Il cibo eliminato dalle aziende ancor prima di essere commercializzato, pari a circa 3,6 milioni di tonnellate all’anno, comporta poi l’emissione di oltre 3 milioni di tonnellate di CO2. Un’enormità che a livello idrico corrisponde a circa 1,2 miliardi di metri cubi d’acqua. Giusto per dare un’idea: secondo Segré, riducendo gli sprechi nell’industria alimentare si potrebbero riscaldare per un anno 330.000 appartamenti da 100 metri quadrati di classe A.

Tutti noi siamo chiamati a dare il nostro contributo evitando gli sprechi alimentari e avendo rispetto per la nostra salute, ma continuo a pensare che anche la politica e l’economia – dando molto spazio a iniziative di questo tipo – debbano confrontarsi e collaborare per il perseguimento della solidarietà e del benessere comune.

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