La insostenibile sostenibilità economica ed etica del giornalismo in Rete

0
59
giornalismo in rete
Un momento del seminario organizzato dall'Ucsi Lazio

Partiamo da un dato: in dieci anni i quotidiani cartacei in Italia hanno perso esattamente metà delle copie. Dai cinque milioni e mezzo di copie vendute del 2007 si è passati ai due milioni e mezzo del 2016. Nel mezzo c’è stato il consolidamento di Internet e del giornalismo in Rete che ha completamente mutato lo scenario dell’informazione. Gli editori tradizionali continuano a vedere internet come un costo e non come un business e i giornalisti tradizionali continuano a vivere nella loro dimensione e nelle loro certezze, incoscienti di un mondo che si sta sgretolando. Intanto in Rete crescono miriadi di testate online in cui lavora, sostanzialmente gratis et amore Dei, un esercito di giornalisti o pseudo giornalisti che spesso esercitano la professione senza averne alcun titolo e rispettare alcuna regola deontologica. Ma in questo caos, in cui gli ordini giornalistici neppure riescono a censire le testate online, è possibile parlare ancora di deontologia professionale? Insomma il giornalismo in Rete è sostenibile economicamente ed eticamente?

Il tema della sostenibilità economica ed etica dell’informazione in rete, uno degli aspetti cruciali e ancora meno compresi in questo momento di profonda trasformazione della professione giornalistica, è stato al centro di un interessante corso di formazione organizzato a Roma dall’Ucsi Lazio in collaborazione con la FNSI, l’Agcom e il Corecom e l’Odg del Lazio.

La giungla del giornalismo in Rete

Oggi chiunque può aprire un sito web e diffondere in tempo reale gran parte delle notizie che appariranno in giorno successivo sui giornali cartacei, sempre meno capaci di fare inchieste, approfondire e analizzare i fatti. In un contesto del genere è necessario prima di tutto farsi una domanda: se il web è pieno zeppo di siti che sfornano tutti la stessa identica notizia tratta dai comunicati stampa perché mai qualcuno dovrebbe essere disposto a pagare qualcosa che può avere gratis?

La seconda domanda da porci è questa: oggi è economicamente sostenibile una impresa giornalistica che abbia come scopo esclusivamente l’informazione e non abbia, come purtroppo succede spesso, l’obiettivo di manipolare le coscienze, di accontentare qualche lobby o di indirizzare politicamente l’opinione pubblica?

Maio Morcellini, uno dei relatori del seminario formativo organizzato a Roma dall’Ucsi Lazio

Oggi – è emerso durante il seminario organizzato dall’Ucsi al quale si riferiscono queste personalissime riflessioni l’informazione è esclusivamente un prodotto da vendere. E in Rete il valore di una testata o di un sito è dato dai clic e dalle condivisioni sui social network. Il fatto è che nella maggior parte dei casi quei clic oggi arrivano su notizie che poco hanno a che fare con la vera e propria informazione, ma tutt’al più con una informazione spazzatura, fatta di titoli sparati e contenuti finalizzati a stuzzicare esclusivamente la pancia e i pruriti degli utenti.

Dalla FNSI ieri è arrivata la proposta di una cosiddetta eccezione culturale per l’informazione. Ho cercato su google cosa volesse dire questo concetto e ho scoperto che indica “una deroga alla regola della mercificazione che governa oggi a società“.

In effetti chiedere che l’informazione, vista la sua importanza sociale, non sia più trattata alla stregua di un prodotto commerciale è cosa importante. Essenziale. Ma chi deve sottrarre l’informazione alle regole della mercificazione selvaggia? E’ evidente che i protagonisti di questa eccezione culturale devono essere prima di tutto gli stessi giornalisti, magari evitando di screditare la loro professione utilizzando, come spessissimo avviene in Rete, il cosiddetto clic baiting o addirittura scrivendo solenni bufale.

Per questo motivo ieri si è parlato di giornalismo costruttivo e di giornalisti capaci di discernere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto. Capaci studiare e capire la complessità della realtà per poi raccontarla ai loro lettori o ascoltatori.

La sfida del giornalismo, oggi, è infatti soprattutto deontologica e la sostenibilità del giornalismo in Rete deve essere prima di tutto etica. Oggi è infatti più che mai necessario un buon giornalismo di approfondimento che non banalizzi la realtà, ma la capisca e la racconti stimolando nei lettori e negli ascoltatori la capacità di riflettere senza faziosità e senza condizionamenti ideologici. Insomma un giornalismo intellettualmente libero.

Questa una sfida si potrà vincere solo attraverso una presa di coscienza comune. E a patto che anche gli organismi rappresentativi della categoria escano dalle vecchie logiche di retroguardia e sappiano capire e valorizzare davvero il buon giornalismo online. Lavorando per dare qualche garanzia e qualche regola a quella enorme fascia di giornalisti che oggi sono abbandonati senza tutele nel mare magnum della Rete e trovando nuove regole per il web. Non regole calate dall’alto, ma studiate con l’aiuto di chi il web lo conosce bene.

E’ una sfida che però si potrà vincere soltanto partendo dalla drammatica realtà: oggi il giornalismo in Rete è completamente insostenibile, economicamente ed eticamente. E’ una giungla selvaggia di testate che, tranne rarissime eccezioni, non si sostengono da sole e che non riescono a retribuire chi ci lavora. Una giungla da regolamentare ex novo. Per renderlo effettivamente sostenibile bisogna lavorare sodo e tutti insieme. Associazioni, ordine, sindacato. Ma anche i fruitori dell’informazione. Perché senza dei lettori e degli ascoltatori esigenti che pretendano un’informazione di qualità il giornalismo non ha più ragion d’essere. Quindi ben vengano iniziative e collaborazioni come quella avviata nel Lazio.

COMMENTA QUESTO ARTICOLO

Please enter your comment!
Please enter your name here

*