Settimana sociale: le richieste della Chiesa Cattolica all’Europa

La Settimana sociale si conclude con le richieste della Chiesa all’Europa: fisco più equo, investimenti strutturali e maggiore attenzione al lavoro

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Il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani insieme al presidente del Comitato scientifico della Settimana sociale mons. Filippo Santoro e al vicepresidente Sergio Gatti

Armonizzazione fiscale ed eliminazione dei paradisi fiscali interni, investimenti infrastrutturali e produttivi e rimodulazione dello Statuto della BCE con l’inserimento del parametro dell’occupazione accanto a quello dell’inflazione. Con un auspicio: che all’articolo 1 di una futura Costituzione Europea sia inserito il riferimento ad una Europa fondata sul lavoro. Sono queste le tre richieste della Chiesa Cattolica all’Europa, formalizzate questa mattina da Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzativo della 48ma Settimana sociale al presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. Dopo il premier Gentiloni è stata la volta del presidente dell’Europarlamento, odierno destinatario delle proposte che la Chiesa italiana ha preparato dopo un percorso di due anni affinato nella intensa quattro giorni cagliaritana. Il “legislatore”, come lo ha definito il direttore di Avvenire Marco Tarquinio, ricordando che proprio dall’Europa arriva la maggior parte delle norme che regolano la nostra vita.

L’Europa è stata al centro del nostro lavoro con la consapevolezza che lì è il luogo dove bisogna combattere battaglie di carattere culturale, politico e normativo”, ha spiegato Gatti, ricordando come molte delle battaglie per il bene comune si giocano proprio in Europa.

Le richieste della Chiesa

Dalla Settimana sociale arrivano dunque queste tre richieste della Chiesa all’Europa: una maggiore armonizzazione ed equità fiscale con l’eliminazione progressiva dei cosiddetti “paradisi fiscali” interni. Ma anche maggiori investimenti per eliminare il gap strutturali e per far crescere le zone più deboli. Nonché l’integrazione nello Statuto della Bce del parametro dell’occupazione accanto a quello dell’inflazione come riferimento per le scelte di politica economica.

Il discorso di Tajani

Progresso sociale e tutela del lavoro sono parte essenziale della costruzione europea, sin dal Trattato di Roma: lavoro e futuro dell’Europa sono inscindibili”, ha detto Tajani in un lungo intervento in cui ha ricordato come lo scorso marzo, in occasione dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma, le istituzioni europee e gli Stati membri hanno rinnovato l’impegno contro disoccupazione e povertà. “L’ultimo Eurobarometro conferma che la disoccupazione è, insieme all’immigrazione e alla lotta al terrorismo, la principale preoccupazione dei cittadini europei”, ha detto Tajani. “La ripresa economica sta tornando, ma persistono le divergenze tra regioni e crescono le diseguaglianze sociali. La disoccupazione giovanile è ancora a livelli inaccettabili. Per creare occupazione dobbiamo ripartire dall’economia reale, da cui viene la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro”.

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Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani alla Settimana sociale di Cagliari

Senza lavoro non riusciremo a vincere nella lotta contro la povertà“, ha detto Tajani ricordando che nell’UE quasi 120 milioni di persone, circa il 25% della popolazione complessiva, sono ancora a rischio di povertà ed esclusione sociale. Secondo il numero uno dell’Europarlamento per restare competitiva l’Europa deve comunque cogliere e saper governare le grandi opportunità dell’era digitale. “Lo sviluppo della robotica e delle intelligenze artificiali sta avendo effetti dirompenti – ha detto -. Recenti studi indicano che, presto, circa la metà delle attività umane potrà essere sostituita dall’automazione. In Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito i posti di lavoro a rischio sono 54 milioni. L’Unione europea deve governare questi cambiamenti, aiutando non solo chi si affaccia al mercato, ma anche i tanti che rischiano di essere vittime del progresso tecnologico”.

E’ giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che guarda, difende e tutela l’uomo”, ha aggiunto Tajani riprendendo il monito lanciato tre anni fa da Papa Francesco in occasione del suo intervento a Strasburgo, innanzi alla plenaria del Parlamento europeo. “Papa Francesco ci ricorda che il modo migliore per dialogare è fare qualcosa insieme, costruire insieme, fare progetti insieme a tutti coloro che hanno buona volontà. Queste poche parole racchiudono l’essenza della costruzione europea: un progetto di uomini e donne, un sogno di libertà, prosperità e pace che si realizza, per il quale dobbiamo continuare a lavorare insieme”.

E’ stato poi mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore a trarre le conclusioni e ad elogiare il metodo sinodale inaugurato a Cagliari ripercorrendo le tappe principali di questa 48ma Settimana sociale dei cattolici italiani. A partire dal videomessaggio di Papa Francesco che giovedì ha tracciato la strada per i 1200 delegati. Per proseguire con i momenti più toccanti, come la testimonianza di Stefano Arcuri, marito di Paola Clemente, la bracciante morta mentre lavorava nei campi. Ricordando le buone pratiche individuate dai Cercatori di LavOro in giro per l’Italia, la faccia bella dell’occupazione in Italia descritta dal docufilm Il lavoro che vogliamo, realizzato da Andrea Salvadore per TV 2000. Per finire con le richieste della Chiesa alle istituzioni, formulate ieri al premier Gentiloni e oggi al presidente Tajani.

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Il presidente del Comitato scientifico della Settimana sociale mons. Filippo Santoro insieme alla moderatrice dell’evento, la giornalista Gabriella Facondo

Ma oltre alle richieste della Chiesa alle istituzioni, quelle che decidono e fanno le leggi, dalla 48ma edizione delle Settimane Sociali dei Cattolici italiani è arrivata con forza anche una grande opzione culturale: l’idea di un patto intergenerazionale che veda figli e genitori, giovani e anziani, finalmente insieme per salvare l’Italia dalla stagnazione: un patto sociale per il lavoro che – ha sottolineato il vescovo Santoro – oltre alla salvaguardia della dignità umana sappia al tempo stesso creare occupazione e sviluppare veramente l’Italia con un vero progetto per il Paese.

La rilevanza pubblica dei cattolici deve svilupparsi sino ad incidere sui problemi vitali delle persone e della società, quali il lavoro, la famiglia, la scuola, la difesa della salute, dell’ambiente e dei migranti”, ha detto Santoro, auspicando che in ogni Diocesi italiana si possa “strutturare organicamente un gruppo di collegamento tra cattolici impegnati in politica stimolato ed animato dall’iniziativa degli Uffici e delle Commissioni per i problemi sociali, del lavoro, giustizia, pace e custodia del creato, riprendendo le proposte di questa Settimana. In tutte le diocesi appare necessario costituire e rinnovare l’impegno per la pastorale sociale intesa come fonte e mezzo di evangelizzazione – ha aggiunto il presule -. Qualora le diocesi non abbiano questi organismi essi vanno costituiti anche grazie all’apporto di laici competenti ed impegnati con grande disponibilità secondo lo spirito del IV capitolo della Evangelii Gaudium. Questo coinvolgimento delle migliori energie positive dei nostri territori, questo muoversi del Popolo come soggetto aiuterà a far nascere nuove leadership che contribuiscano ad una rinnovata politica come presenza laicale nelle attività temporali in fedeltà alla attuazione dei principi costituzionali”.

In sottofondo c’è quell’agognato lavoro libero, creativo, solidale e partecipativo disegnato da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium. Il lavoro con cui un essere umano si dovrebbe realizzare e dovrebbe trovare la sua collocazione ottimale nella società. Quel lavoro con cui, ha detto Santoro, “si costruisce la persona, la famiglia, la società e si porta avanti l’opera creatrice di Dio”. Quel lavoro che, ha spiegato il presidente della Cei Gualtiero Bassetti salutando i delegati che abbandonavano la fiera di Cagliari, presuppone sempre anche la gusta cura del riposo della domenica.

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