Settimana sociale: si parte con il lavoro che non vogliamo

Parte con la denuncia la Settimana sociale dei Cattolici italiani aperta a Cagliari: ecco il lavoro che non vogliamo

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il lavoro che non vogliamo
La tavola rotonda condotta da Vania De Luca (foto Carla Picciau)

Il lavoro che non vogliamo. E’ partita dalle grandi criticità del nostro tempo la 48ma Settimana Sociale dei Cattolici italiani che si è aperta oggi a Cagliari. Criticità per la verità ben conosciute, soprattutto nel Mezzogiorno e soprattutto in Sardegna: le difficoltà occupazionali delle donne, il caporalato, piaga che riguarda soprattutto il mondo agricolo dove circa 400 mila persone (l’80% stranieri) lavorano per una miseria e vengono schiavizzate dai caporali, la disoccupazione giovanile. Ma il lavoro che non vogliamo è rappresentato anche dal precariato, dal lavoro nero, dalla scarsa sicurezza e dagli incidenti sui posti di lavoro, dallo scoraggiamento dei tanti Neet, i ragazzi che abbandonano gli studi, non lavorano e non si formano.

settimana sociale cagliari
La sala stampa allestita alla Fiera poco prima dell’inizio della 48ma Settimana sociale di Cagliari

Circa 1200 delegati da tutte le diocesi italiane e un’ottantina di Vescovi sono arrivati questo pomeriggio alla Fiera di Cagliari per confrontarsi sui temi del lavoro. Bussola della Settimana sociale le parole del videomessaggio di Papa Francesco, trasmesso nel primo pomeriggio di questa prima giornata dedicata alla denuncia del lavoro che non vogliamo.

E’ stato il Pontefice a ricordare infatti il concetto scandito ai lavoratori di Cagliari nel settembre 2013 e ripetuto a quelli di Genova lo scorso maggio: senza lavoro non c’è dignità.

Il lavoro che non vogliamo

Non tutti i lavori sono degni – ha detto Bergoglio nel videomessaggio –: ci sono tanti lavori che umiliano la dignità delle persone. Quelli che nutrono le guerre con la costruzione delle armi, quelli che svendono il valore del corpo con il traffico della prostituzione e che sfruttano i minori. Offendono la dignità del lavoratore anche il lavoro in nero, quello gestito dal caporalato, i lavori che discriminano la donna e non includono chi porta una disabilità. Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori che vivono nel timore di perdere la propria occupazione. Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono”.

Nella giornata iniziale dedicata al lavoro che non vogliamo c’è stato anche spazio per la speranza, rappresentata dalle buone pratiche e dal lavoro dignitoso (se ne parlerà domani) in cui si riesce a salvaguardare il nesso imprescindibile tra la persona e il lavoro.

In questa prima giornata di lavori è emersa soprattutto la volontà di passare dalle parole ai fatti. Anche Monsignor Filippo Santoro, presidente del Comitato Scientifico e Organizzativo, ha espresso l’auspicio che gli interventi di questa settimana sociale partano dal cuore e diventino proposte concrete.

Che il nostro sapere anche accademico sia messo a servizio dei drammi che particolarmente nel nostro mezzogiorno ci feriscono”, ha detto il Vescovo di Taranto, evidenziando come i lavoratori siano spesso sottoposti al ricatto tra salute o legalità e lavoro. “Penso alla situazione dell’Ilva di Taranto, città di cui sono pastore che necessariamente è soggetta a logiche planetarie di cui dobbiamo tener conto perché la produzione non continui a devastare le persone, le case, il cielo, la terra, l’aria, il mare cioè la nostra casa comune – ha spiegato -. Un discorso analogo, anzi ancora più urgente dal punto vista morale, si pone sul grave problema della produzione e vendita delle armi che riguarda anche situazioni qui presenti in Sardegna”.

Ancora monsignor Santoro : “Il lavoro è degno quando rispetta la vita delle persone, l’ambiente, la legalità – ha detto -. Quando rispetta i ritmi della vita, il tempo del lavoro, del non lavoro, il tempo della festa. Il lavoro è degno quando viene prima del risultato economico ed è legato alle ragioni più vere della vita; dal pane quotidiano, alla famiglia, alla solidarietà, alla felicità”.

Un invito all’azione concreta è giunto dal presidente della Cei Gualtiero Bassetti. “Il tempo delle chiacchiere è finito”, ha detto suscitando un grande applauso il presule, sollecitando un “grande Piano di sviluppo per l’Italia, che si basi su due elementi di cruciale importanza: la famiglia e la messa in sicurezza del territorio. Bisogna avere il coraggio di investire su questi due fattori che possono essere concretamente due traini per il mondo del lavoro e per un migliore equilibrio della società: perché la famiglia e il territorio sono due elementi che hanno, al tempo stesso, una grande caratura morale e un immediato ritorno economico.

In particolare, ha aggiunto, “investire sulla famiglia con provvedimenti di natura fiscale e di Stato sociale applicando il «fattore famiglia» sulle tasse, incrementando il numero degli asilo nido e sviluppando nuove tutele della maternità e della paternità – significa favorire un diverso rapporto tra la famiglia e il lavoro, tra il tempo dedicato all’attività lavorativa e il tempo libero dedicato alla famiglia, al volontariato e al riposo. Oggi, avere a disposizione il tempo rappresenta un bene prezioso: significa non solo aumentare la qualità della vita, ma vuol dire, soprattutto, umanizzare e civilizzare i rapporti interpersonali all’interno della società”.

Sergio Gatti, vice presidente del Comitato Scientifico e direttore di Federcasse, ha spiegato che la Settimana sociale di Cagliari sarà il punto di inizio e, oltre ad un pacchetto di proposte concrete per le istituzioni, intende dare un messaggio positivo a tutti gli italiani “sul senso del lavoro, sulla dimensione politica del lavoro, sulla necessità del lavoro che unge di dignità il pane quotidiano”. Le proposte – ha spiegato Gatti – saranno di tre tipi: “alcune immediatamente cantierabili, altre strutturali, altre ancora “profetiche”. Le proposte cantierabili, che cercheremo di rendere precise e tecnicamente solide, potrebbero anche trovare spazio tra le misure della Legge di stabilità per il 2018 che il presidente Gentiloni sabato probabilmente ci illustrerà nei suoi capitoli dedicati al lavoro. Le proposte strutturali potrebbero richiedere una maturazione politica e normativa di medio periodo. Le proposte profetiche sono quelle che richiedono anche un passaggio culturale, istituzionale, politico, infine normativo”.

Durante la tavola rotonda presieduta dalla giornalista di Rai News 24 Vania De Luca, presidente dell’Ucsi, il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti ha evidenziato la necessità di dare ai ragazzi la possibilità di lavorare e non di avere sussidi. “Bisogna creare le condizioni perché per i giovani ci sia una speranza di vita qui nella loro terra – ha detto -. Non c’è niente di male nell’andare all’esterno ma bisogna ricostruire l’orizzonte di speranza per i nostri giovani”.

Ma per questo, tornando alle parole di Bergoglio, bisogna che l’economia intera e la politica tornino al servizio dell’uomo. E che la comunione – come ha detto il Papa nel videomessaggio di apertura – vinca sulla competizione che affligge la nostra società e il nostro mercato del lavoro.

Domani la Settimana sociale prosegue con una giornata dedicata alle buone pratiche che prevede, tra l’altro, la visita ad alcuni posti di lavoro virtuosi nei dintorni di Cagliari.

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