Settimana sociale di Cagliari: quello che vogliamo è un lavoro degno

Presentata la Settimana sociale di Cagliari. Il presidente dei vescovi sardi Miglio: la Chiesa è chiamata a farsi carico dei problemi della società

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La presentazione della Settimana sociale di Cagliari

Collaborare con le altre istituzioni per facilitare le occasioni di lavoro, ma soprattutto promuovere una nuova cultura del lavoro che metta al centro la persona. Perché l’attività lavorativa non deve essere soltanto un mezzo di sostentamento, ma deve soprattutto dare dignità al lavoratore consentendogli, qualsiasi sia la sua attività professionale, di sviluppare le proprie capacità e le proprie attitudini e sentirsi parte integrante della società. Con questo presupposto il mondo cattolico si appresta ad affrontare la 48° Settimana Sociale che si terrà alla Fiera di Cagliari da giovedì 26 a domenica 29 ottobre. La seconda Settimana sociale di Cagliari (la prima si tenne sessant’anni fa, nel 1957) non cercherà tanto di fornire quelle ricette magiche che i nostri economisti, pur scervellandosi, non sono ancora riusciti ad escogitare, quanto ad avviare dei virtuosi processi di cambiamento. Quelli di cui parla Papa Francesco nella Evangelii Gaudium in cui cita il lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale.

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L’arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio e il direttore dell’Ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali don Giulio Madeddu durante la presentazione della Settimana sociale di Cagliari

Avere una settimana sociale in Sardegna è una bella opportunità per le chiese sarde e per tutta la società sarda per la portata di questo evento che mobilita tante energie non solo del mondo cattolico”, ha detto presentando la 48° Settimana sociale di Cagliari l’arcivescovo monsignor Arrigo Miglio, presidente della Conferenza Episcopale sarda che, nei giorni scorsi si è riunita nel capoluogo isolano.

Miglio ha ricordato brevemente la storia delle Settimane sociali, introdotte in Italia nel 1907 da Giuseppe Toniolo, docente di Economia all’università di Pisa sulla base dell’enciclica Rerum Novarum scritta da Leone XIII alla fine dell’ottocento, una magna charta della dottrina sociale della Chiesa nei tempi moderni. “Questa iniziativa ha avuto sempre un impatto importante nella vita del nostro Paese”, ha spiegato il presule ricordando l’edizione di Firenze in cui, nel ’45, appena finita la guerra, erano presenti i maggiori padri costituenti: “una delle anime della Costituzione – ha aggiunto – è nata all’interno delle settimane sociali”.

La Chiesa non deve e non vuole occupare gli spazi di altre istituzioni – ha specificato il presule –: il nostro obiettivo non è ovviamente quello di creare posti di lavoro, ma di aiutare la comunità cristiana a farsi carico del problema lavoro. Da un punto di vista evangelico questo problema deve riguardare tutti i membri della comunità cristiana”.

Citando il titolo del capitolo 4 dell’Evangelii Gaudium monsignor Miglio ha evidenziato la necessità che i cristiani sappiano vivere appieno la dimensione sociale del vangelo. “Questo è il gap più difficile da colmare – ha spiegato – non è nella cultura cattolica di tutti i battezzati tener conto della dimensione sociale della fede cristiana. La Chiesa è chiamata a farsi carico dei problemi della società ma è sempre in agguato il rischio di una dimensione esclusivamente intimistica e spiritualistica della fede cristiana”.

La Settimana sociale di Cagliari

Saranno circa 1200 i delegati delle diocesi italiane che confluiranno alla Fiera di Cagliari per una quattro giorni che sarà dedicata alla denuncia (giovedì 26 ottobre), alle buone pratiche (venerdì 27 ottobre sono previste nel pomeriggio anche delle visite in alcuni posti di lavoro nei dintorni di Cagliari), all’ascolto (sabato 28) e infine alle proposte (domenica 29).

Il programma degli appuntamenti – presentato dal direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali della Diocesi di Cagliari, don Giulio Madeddu – è molto interessante ricco di spunti, anche perché si è scelto di evitare una impostazione esclusivamente convegnistica, grazie ai tanti contributi multimediali come la mostra “Il Lavoro che non vogliamo” che sarà presentata giovedì 26, a monologhi teatrali e docufilm.

E’ prevista anche la presenza di numerosi rappresentanti istituzionali come il presidente del parlamento Europeo Antonio Tajani e quello del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni che interverranno nella giornata di chiusura.

Particolarmente curata sarà anche la copertura mediatica dell’evento perché l’intera Settimana sociale di Cagliari sarà trasmessa in streaming sui media dedicati e su quelli della Diocesi di Cagliari. Dirette e servizi sono inoltre previsti su TV2000 e sul programma Rai A sua Immagine che andrà in onda nel pomeriggio di sabato 28 e la mattina di domenica 29 ottobre.

L’auspicio è ovviamente che i processi che saranno avviati durante la Settimana sociale di Cagliari non si arrestino, ma proseguano anche dopo l’evento. “Vogliamo aprire lo sguardo non tanto ai numeri e alle statistiche, – si legge nel Messaggio dei Vescovi sardi per la 48° Settimana sociale di Cagliarima alle persone, alle vite concrete, alle speranze oltre le delusioni, con attenzione alla dignità di ognuno e alla solidarietà prendendo coscienza delle presenti criticità, a partire da una allarmante situazione della disoccupazione giovanile, ma anche guardando con attenzione alle esperienze lavorative e alle buone pratiche esistenti e dando nuovo impulso a risorse come l’artigianato, l’agricoltura, il turismo, per contribuire a trovare nuove strade e proporre all’intera società italiana una direzione di marcia che porti a superare una crisi in cui versa da troppi anni”.

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