Servitù militari e scorie: i misteri della Sardegna

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Servitù militari

Servitù militari: il Governo raddoppia. Il ministro della Difesa Mario Mauro, in visita in Sardegna il giorno dopo il devastante attacco di fuoco che nei giorni scorsi ha distrutto 8mila ettari di territorio, non ha trovato di meglio che annunciare nuove presenze militari in Sardegna. Perchè, invece di dare solidarietà ai sardi e annunciare che lo Stato sarà in prima linea sul fronte dei roghi, il rappresentante del Governo ha detto in maniera sprezzante che la presenza militare nell’isola sarà ulteriormente aumentata? Dov’è lo Stato mentre la Sardegna brucia?, chiedeva nei giorni scorsi il deputato Michele Piras in un appassionato intervento alla camera dei Deputati. Ma la questione potrebbe essere ampliata. Che cosa vuole veramente fare lo Stato della Sardegna?

Il Governo italiano ha già detto chiaro e tondo di non avere alcuna intenzione di mollare le basi militari di Perdasdefogu e di Teulada, delle quali è legittimo proprietario in quanto sorgono su beni del Demanio militare. Questa sicurezza è purtroppo consentita dallo scarso potere contrattuale della Sardegna a Roma, con tanti parlamentari sardi che, in questi ultimi anni, hanno avallato una politica che si è rivelata scellerata per la Sardegna. Molti esponenti politici chi oggi in Sardegna protestano per la mancanza di Canadair ed Elitanker, a suo tempo hanno purtroppo votato senza fiatare i tagli lineari del Governo Monti alla spesa pubblica. Magari in buona fede, per carità, ma hanno votato anche i tagli alla difesa del territorio della Sardegna e ai Canadair. Ed hanno purtroppo anche votato favorevolmente all’acquisto di 90 costosissimi F35 imposti peraltro dal Consiglio Supremo della Difesa presieduto dallo ieratico presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Servitù militari e scorie nucleari

Ma che cosa vuole fare lo Stato della Sardegna? Per la sua conformazione  geo-morfologica, la nostra isola ha dovuto subire spesso attenzioni non particolarmente gradevoli dai vertici romani. Non soltanto perché la nostra è la regionale italiana più vincolata dalle servitù militari. Senza andare troppo indietro nel tempo si può ricordare il progetto infausto che nel 2003 stava per scaricare nell’Isola tonnellate di scorie nucleari e radioattive provenienti dall’alta italia e dalla Francia e depositarle nelle miniere abbandonate del Sulcis-Inglesiente e del Sassarese e nei poligoni di tiro di Quirra e Capo Teulada. Per quell’operazione pare che la Sogin, la società del ministero del Tesoro che si doveva occupare dello smaltimento delle scorie radioattive, diretta dal generale dell’esercito Carlo Jean, avesse ricevuto dal Governo carta bianca: deroga totale alla legislazione vigente in materia di tutela dell’ambiente, di controllo delle acque, di licenze edilizie e di trasporto su strada, in mare e in ferrovia di rifiuti pericolosi. Accantonata momentaneamente, la questione scorie nucleari in Sardegna era ritornata in auge lo scorso anno con il decreto del governo Monti sulle liberalizzazioni che, scalvalcando la volontà popolare espressa dai sardi con il referendum contro il nucleare del maggio 2011, non aveva assolutamente escluso la Sardegna dall’elenco dei siti in cui potenzialmente costruire il famigerato Deposito unico per lo stoccaggio delle scorie radioattive.

Servitù militari

Oggi la questione scorie è stata accantonata definitivamente o nei meandri degli uffici romani si cerca di farla rientrare dalla finestra per svuotare i rifiuti tossici nelle zone che a quanto pare secondo il Governo italiano sono maggiormente atte ad ospitarle: le miniere sarde abbandonate? O addirittura, come spesso denunciato dagli indipendisti dell’IrS di Gavino Sale, le scorie radioattive sono state comunque portate in Sardegna aumma aumma? Lungi dal voler trattare in questa sede un problema così complesso, ci si chiede semplicemente cosa voglia fare lo Stato della Sardegna? Una terra di conquista? Un deposito in cui stoccare rifiuti radioattivi e testare nuove armi nucleare al riparo di occhi indisceti? Un grande poligono dove addestrare i soldati che dovranno essere inviati in missione all’estero? O forse peggio? Se il Governo avesse voluto valorizzare la strategicità della Sardegna avrebbe ad esempio notificato per tempo all’Unione Europea l’istituzione delle zone franche doganali che avrebbero potuto dare un po’ di respiro ai traffici nei porti sardi facendogli fare un salto di qualità al pari di quello di Gioia Tauro. O avrebbe evitato di tirare per le lunghe sul riconoscimento di diritti acquisiti, come la compartecipazione alle entrate tributarie. No, sembra che l’interesse dello Stato per la strategicità della Sardegna sia più che altro di natura militare. Il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, rispondendo alla Camera ad un’interrogazione dello stesso Michele Piras, ha detto che il Governo non è assolutamente disposto a cedere di un millimetro sulle basi di Quirra e Teulada. E ora il ministro Mauro annuncia un nuovo appesantimento della presenza militare in Sardegna – come detto la regione più oberata in Italia dalle servitù militari – con un nuovo reggimento logistico di 400 soldati ad integrazione della Brigata Sassari. Perché? Perché questa attenzione nel ribadire l’importanza strategica della Sardegna dal punto di vista militare e nello stesso tempo questa ignavia nell’affrontare con energia una piaga come quella degli incendi che con qualche mezzo in più potrebbe essere tenuta maggiormente a bada? Non è che per caso a qualcuno faccia comodo che 8mila ettari della Sardegna vadano in fumo (tra l’altro è abbastanza inquietante anche la modalità con cui sono stati appiccati i roghi a san Gregorio: razzi incendiari)? Perché non è dato sapere quali operazioni e sperimentazioni militari sono state svolte per anni all’interno del Poligono interforze di Quirra ed è stato necessario l’intervento della giustizia ordianaria per chiarire se gli eserciti che vi hanno operato hanno utilizzato armi all’uranio impoverito? Cosa è successo durante i trentatrè anni di permanenza dei soldati americani alla base di Santo Stefano, alla Maddalena (ricordiamo solo l’episodio dell’incidente di un sommergibile a propulsione nucleare nelle acque di Caprera nel 2003)? Perchè più volte, anche nelle sedi istituzionali, è stata denunciata la presenza nel porto di Cagliari di uno scalo per i sommergibili nucleari? Perchè infine in Sardegna è così frequente il fenomeno delle cosiddette scie chimiche, la cui esistenza è totalmente negata da chi deve tutelare la salute e la difesa dei sardi, ma che secondo alcuni (certamente i soliti visionari complottisti) sono legate ad operazioni segrete di carattere militare? Insomma, sarebbe bello sapere cosa sta succedendo sotto i piedi e sopra le teste dei sardi. E soprattutto sapere cosa lo Stato italiano intende fare della Sardegna. Domandare, si dice, è lecito: ricevere risposte, in questo caso, è utopia.

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