Scuola materna di Quartu Sant’Elena: lettera aperta dei genitori

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Bambini felici: disegno realizzato da un bimbo della scuola materna

La vicenda era venuta alla luce nel novembre dello scorso anno suscitando non poco clamore e risalto sui mezzi d’informazione. Tre maestre di una scuola materna di Quartu Sant’Elena sospese per sei mesi e indagate con la terribile accusa di maltrattamenti in famiglia e abbandono di minori. L’indagine – scattata qualche mese prima a seguito della denuncia di alcuni genitori – aveva portato all’installazione di alcune telecamere nascoste all’interno della scuola materna per verificare il comportamento delle maestre. L’inchiesta aveva inizialmente confermato i sospetti dei genitori facendo emergere “inadeguatezze educative e maltrattamenti sul piano psicologico, solo talvolta sfociati in maltrattamenti di tipo fisico” e per questo il Giudice per le indagini preliminari di Cagliari, su richiesta del pubblico ministero, aveva ordinato la sospensione delle maestre.

Nei mesi successivi il Tribunale del riesame – su istanza degli avvocati delle insegnanti – aveva poi revocato l’ordinanza del Gip non ravvisando gli estremi per ipotizzare i gravi indizi di colpevolezza e dopo l’annullamento del provvedimento cautelare la scuola aveva regolarmente richiamato al lavoro le insegnanti.

La conclusione della vicenda ha però lasciato perplessi i genitori di alcuni dei bambini che – dopo il ritorno a scuola delle maestre (in realtà solo due di loro sono ritornate al lavoro, mentre una di loro è andata in pensione) – nei giorni scorsi hanno scritto una lettera aperta in cui – pur non contestando le decisioni delle autorità – esprimono il loro disappunto e chiedono quanto meno di vedere le registrazioni dove appaiono i loro figli.

La lettera aperta dei genitori

Nella lettera aperta alcuni dei genitori degli alunni della scuola materna di Quartu Sant’Elena raccontano che, dopo la denuncia, le maestre sono state sottoposte per un periodo relativamente lungo ad osservazione dall’autorità giudiziaria e che, in base a quanto emerso dalle registrazioni, le insegnanti sono state prelevate dai Carabinieri durante una lezione, “suscitando non poche perplessità e domande nei piccoli alunni che hanno assistito alla scena”.

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Un bambino gioca con le costruzioni a scuola

I genitori raccontano inoltre di aver ricevuto, nei frangenti in cui avveniva il prelievo delle maestre dalla scuola, una telefonata che li invitava a ritirare per motivi urgentissimi i piccoli dall’aula, essendo impossibile continuare le lezioni. I genitori dei bambini raccontano poi di essere stati convocati nei giorni successivi dalle forze dell’ordine per chiarire la vicenda e di aver ricevuto la conferma che le maestre erano state indagate e l’accusa di reato si basava essenzialmente sulle registrazioni che presto sarebbero state date loro in visione.

Per attenuare il duro impatto della visione dei video – si legge nella lettera aperta – le forze dell’ordine avrebbero anticipato ai genitori dei bambini coinvolti il contenuto delle registrazioni, contenuto che, in base al racconto, sostanzialmente rispecchia quanto riferito a suo tempo dai media regionali.

In attesa della visione delle registrazioni i genitori raccontano di aver comunque continuato ad affidare i loro bambini alle supplenti, fino a quando sono stati nuovamente convocati urgentemente e informati che le maestre sarebbero state reinserite nel loro posto di lavoro. In risposta alle loro perplessità rispetto a questa novità e alla loro richiesta pressante di vedere le registrazioni, infine, sarebbe stato loro risposto che non era più possibile visionare quelle immagini e che il caso era chiuso.

Non contestiamo la sentenza e i risvolti legali che del resto non ci sono stati spiegati in modo chiaro e incontestabile – scrivono i genitori – ma una cosa siamo certi di chiedere con decisione e voglia di verità: chiediamo di vedere le registrazioni dove appaiono i nostri figli. Forse solo dopo aver visto il rapporto che esisteva tra queste maestre e i bambini potremmo capire perché dei bambini che prima erano sereni e spensierati ora hanno terrore delle maestre, paura del buio, sono aggressivi e diffidenti e potremmo magari dare loro conforto e di nuovo fiducia in un mondo dove purtroppo è palese l’assenza di giustizia e trasparenza. Per ora l’unico sfogo che ci resta è questa lettera che racconta i fatti e rivolge alla società una sola domanda: è corretto un simile trattamento?”.

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