Sciopero dei notai contro le norme sulla libera concorrenza

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sciopero dei notai
Libri di legge

Li abbiamo sempre immaginati nei loro splendidi studi dove noi comuni mortali ci rechiamo una o due volte nell’arco di una esistenza per stipulare un atto di compravendita o un mutuo che per vent’anni ci renderà schiavi di una banca. Bellissimi, elegantissimi e gentili, dall’altra parte delle loro grandi scrivanie. Poltrone di pelle umana, tavoli di cristallo, statue in marmo simili a dee greche. Non meno di cinque o sei segretarie a correre da una parte all’altra dello studio. Nell’immaginario collettivo quella del notaio più che una professione è sempre stata un sogno proibito. Un miraggio. Diciamolo: i notai sono sempre stati visti dall’opinione pubblica come una specie di casta privilegiata. Ma evidentemente non è così. Anche i notai piangono e per la prima volta nella storia d’Italia sciopereranno per ben quattro giorni. Niente atti, niente mutui, niente rogiti, niente autentiche. Nulla. Incroceranno le braccia anche in Sardegna, come comuni operai che vedono a rischio il loro posto di lavoro. Lo sciopero dei notai – in programma dal 19 al 22 settembre – è stato indetto dal Sindacato sociale notarile (Sisn) per protestare contro la legge annuale sulla concorrenza che – si legge in una nota – “determina un artificioso e pericoloso raddoppio delle sedi notarili sganciato da ogni riferimento al tessuto economico dei luoghi in cui il notaio opera”.

Lo sciopero dei notai

Giuristi cattolici
Giustizia

Secondo il Sisn un eccessivo allargamento della platea dei professionisti metterebbe a rischio la possibilità di sostenere le spese di gestione degli studi notarili facendo venir meno la stessa funzione pubblica dei notai. La riforma – secondo il sindacato – metterebbe a rischio di fallimento economico molte sedi notarili in un comparto che complessivamente occupa circa 35mila dipendenti. Ma soprattutto porterebbe i notai a scegliere le zone più prospere del Paese lasciando scoperte le zone economicamente disagiate.

E’ la prima volta nella storia che un sindacato notarile indice l’astensione dal lavoro”, spiega in un comunicato il presidente del Sindacato sociale notarile Edoardo Mulas Pellerano. “La nostra protesta è a garanzia dell’interesse pubblico – specifica a proposito dell’imminente sciopero dei notai -: il numero programmato delle sedi notarili, dislocate con equilibrio economico anche nei luoghi più disagiati e poveri della nazione, assicura la prestazione di un servizio fondamentale a vantaggio di tutti i cittadini, senza distinzione di residenza geografica e di classe sociale”.

I notai temono inoltre che il concorso pubblico notarile, notoriamente difficilissimo, venga ammorbidito per la necessità, considerata inesistente dal Sisn, di nominare nuovi notai. “Le nuove norme rischiano di incidere sul sistema-notariato italiano, tanto imitato nel mondo, e sulla sicurezza delle contrattazioni dei cittadini – conclude Pellerano -. I notai sono al servizio del Paese e, in quanto attributari di una funzione pubblica, per essi non può valere la concorrenza economica tipica delle imprese”.

Resta da capire se in un mondo del lavoro sempre più ingiusto e precario in tutti i settori (anche quello giuridico dove tanti laureati sono purtroppo a spasso) lo sciopero dei notai sia davvero una battaglia sociale a tutela di tutti i cittadini oppure sia una battaglia di retroguardia per tutelare dei privilegi. Ai posteri l’ardua sentenza.

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