Sardex, il baratto diventa tecnologico

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Sardex. Parlare di un’economia basata sulla fiducia reciproca e sulla collaborazione può sembrare utopistico in questo periodo di profonda crisi, economica ma anche di valori umani. Soprattutto in Sardegna, dove il mondo dell’impresa è stato storicamente caratterizzato da un forte individualismo e da una scarsissima capacità degli imprenditori di mettersi in rete.

Eppure proprio in Sardegna nel 2010, quando (nonostante le rassicurazioni istituzionali) la crisi era già pericolosamente alle porte, ha preso il via il progetto Sardex.net, un circuito di Credito commerciale basato sull’utilizzo di una moneta complementare (il Sardex appunto) da affiancare virtualmente all’euro per fornire alle piccole e medie imprese uno strumento di pagamento aggiuntivo rispetto a quelli tradizionali. E  soprattutto per permettere loro di evitare di ricorrere a costosi prestiti in banca per sopravvivere.

Di questo innovativo sistema economico – che vuole rappresentare una equilibrata terza via tra l’euroentusiasmo (per la verità sempre meno diffuso) e il galoppante euroscetticismo – si è parlato nei giorni scorsi a Cagliari, nel corso di un interessante convegno organizzato dal Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Ateneo cagliaritano.

Sardex-Convegno Università CagliariTema del convegno era proprio quello di analizzare le potenzialità di questa moneta complementare che – è stato detto con forza – non intende mettere in discussione la moneta ufficiale ma semplicemente supplire alla cronica carenza di liquidità delle imprese offrendo loro un modo alternativo per scambiare beni e servizi senza ricorrere a onerosi prestiti bancari.

L’obiettivo di questo sistema di scambio è infatti quello di “offrire un sostegno concreto all’economia reale incentivando i rapporti economici di prossimità e rinsaldando i rapporti di fiducia all’interno delle comunità“.

Come? Con un sistema di pagamento alternativo, basato esclusivamente sulla collaborazione e soprattutto sulla fiducia, che consente alle aziende di finanziarsi reciprocamente a costi contenuti.

Sardex: le camere di compensazione

Il sistema Sardex consiste nella costituzione di una sorta di camera di compensazione di beni e servizi, ovvero un circuito virtuoso all’interno del quale le imprese e i professionisti comprano i prodotti o i servizi di cui hanno bisogno e li ripagano mettendo a loro volta a disposizione degli altri operatori del circuito i propri prodotti o servizi.

Unità di misura di questi scambi è appunto il Sardex, la moneta virtuale (e non convertibile in moneta sonante) che vale un euro.

In pratica si tratta di un sistema che ricorda da un lato l’antico baratto e dall’altro la più recente Banca del Tempo (in cui i lavoratori mettono a disposizione il loro tempo-lavoro e lo scambiano con il tempo-lavoro altrui). Ma è sicuramente è più articolato e tecnologicamente avanzato. Basti pensare che i soggetti del circuito, attualmente, hanno a disposizione una sorta di conto corrente virtuale con le voci dare e avere che indicano il loro stato patrimoniale: quando forniscono i propri prodotti o i propri servizi il loro credito aumenta, quando acquistano beni o servizi dagli altri operatori aumentano i loro debiti. “Il vero capitale sociale di questo sistema – ha spiegato l’amministratore delegato di Sardex Roberto Spano illustrandone il funzionamento – consiste però nel mettere in relazione le imprese e nel generare proficui scambi di esperienze utilissimi per la risoluzione dei problemi”.

Spano

La compensazione – che ha origini molto lontane nel tempo (similmente strutturato questo sistema fa la sua comparsa in Mesopotamia  nel IV millennio Avanti Cristo!) fa si che i crediti e i debiti degli operatori che fanno parte del circuito non siano più unilaterali (cioè rivolti alla singola impresa con cui hanno instaurato il rapporto giuridico) ma siano multilaterali (cioè riconosciuti e con una valenza estesa a tutti gli operatori del circuito). Il risultato è che alla fine degli scambi reciproci si raggiunge un sostanziale equilibrio, con beni e servizi scambiati peraltro a costi molto vantaggiosi (si fa infatti riferimento al solo costo marginale, vale a dire alla sola variazione del costo di produzione che deriva dall’aumento della quantità prodotta senza che incidano le spese fisse).

Il circuito Sardex

Attualmente il circuito Sardex conta oltre 1200 aziende e ha un volume d’affari di circa 1.300.000 euro mensili di transazioni effettuate senza utilizzare la moneta corrente. In tre anni di operatività  l’iniziativa nata come detto nel 2010 a Serramanna, nel Medio Campidano, per opera di un gruppo di giovani imprenditori, ha attirato su di sé l’attenzione del mondo economico e istituzionale. “Entro il 2013 pensiamo di raggiungere la quota di 1800 iscritti e complessivamente 18 milioni di transazioni”, ha spiegato L’AD Spano, annunciando una presenza più capillare del circuito nel territorio con l’apertura di sedi nelle principali città dell’isola, a partire da Sassari.

Staff Sardex

Durante l’incontro all’Università di Cagliari – moderato dal docente di Economia Aziendale Alessandro Spano – si è parlato anche delle altre esperienze simili. In Svizzera, ad esempio, opera da quasi dieci anni la Banca Wir che ha creato un sistema di commercio basato su una moneta complementare denominata appunto Wir. Massimo Amato, filosofo e docente alla Bocconi di Milano, ha invece parlato del progetto di moneta complementare realizzato in Francia, a Nantes, del quale è responsabile, spiegando come – attraverso la contrattazione sindacale di secondo livello – si stia introducendo addirittura una integrazione della busta paga dei lavoratori con la moneta complementare. “E’ però necessaria – ha spiegato – una riedizione del dialogo con le parti sociali”.

Questa strada in parte è stata percorsa anche dall’azienda Sardex di Serramanna che ha introdotto la possibilità del pagamento con la moneta complementare di una parte dello stipendio dei lavoratori assunti nelle società iscritte (attualmente parecchi dipendenti vengono pagati per una quota in Sardex). “La prossima tappa – ha spiegato Spano – sarà quella di coinvolgere anche i consumatori. I cittadini possono offrire molto, a partire dal consumo critico e dalla fedeltà”.

Anche la Regione sarda si è dimostrata interessata ad entrare in questo circuito con l’offerta di servizi pubblici da mettere a disposizione delle imprese. E con l’intenzione di mettere i crediti in Sardex a disposizione dei giovani disoccupati con il reddito di comunità. Per questo – ha annunciato l’assessore regionale alla Programmazione, Alessandra Zedda – sarà organizzato un apposito  forum di discussione con le Università e la Pubblica amministrazione finalizzato ad approfondire i benefici che potrebbe garantire l’operazione.

Insomma, in un momento di crisi come quello in cui stiamo vivendo, dove molti invocano il ritorno al baratto, il progetto Sardex offre molte suggestioni. Soprattutto perchè, fermo restando che l’adesione  alle modalità di compensazione è sempre volontaria, fa intravedere che una possibile via d’uscita a questa situazione di crisi può essere trovata solo nella fiducia e nella collaborazione reciproca tra aziende, lavoratori, associazioni di categoria, sindacati, istituzioni e addirittura istituti di credito. Il tempo dirà se queste sinergie sono possibili. Intanto il motto coniato dagli ideatori del circuito Sardex è quello delle tre T: Talento, tecnologia e soprattutto tolleranza.

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