Il futuro della Sardegna è nelle mani di chi ha il coraggio di dire NO

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Se volevo portare a casa lo stipendio dovevo necessariamente adeguarmi e utilizzare i pochi e inadeguati mezzi a disposizione. Ho sempre e soltanto eseguito le disposizioni che mi venivano impartite”. Qualche giorno fa il quotidiano l’Unione Sarda riportava le dichiarazioni di uno degli operai arrestati per disastro ambientale nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto la società Fluorsid di Assemini. L’articolista poneva ai lettori una semplice domanda: l’operaio in questione avrebbe dovuto avere il coraggio di dire NO ad un ordine ingiusto e denunciare quanto accadeva nella zona industriale di Cagliari oppure, come ha fatto per conservare il suo stipendio, sarebbe stato meglio far finta di niente e continuare predisporre le buche per interrare materiale pericoloso?

E’ quasi una domanda retorica. Nel senso che tutti in teoria conosciamo bene la risposta esatta. Eppure proprio dalla nostra risposta, concreta, personale e non teorica, a quella domanda dipende sempre più il futuro della nostra terra e dei nostri figli: al posto di quell’operaio avremmo davvero trovato il coraggio di denunciare uno scempio del territorio mettendo a repentaglio anche il nostro posto di lavoro, oppure come lui avremmo fatto finta di nulla abbassando la testa e ubbidendo?

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Il sequestro delle discariche di Macchiareddu

Siamo disposti, ognuno nel proprio ambito e nel proprio posto di lavoro, a dire NO quando il capufficio o il caposervizio ci impartisce un ordine che sappiamo benissimo avrà delle conseguenze negative su qualcun altro? Senza arrivare al limite del disastro ambientale avvenuto nel Cagliaritano, sappiamo davvero mettere il bene collettivo al di sopra del nostro interesse personale?

Quanti sono i lavoratori che, in Sardegna, pur sapendo perfettamente quali sono le conseguenze delle loro azioni continuano a piegarsi a questo sistema e si tappano il naso eseguendo ordini nefasti come schiavi sciocchi? Quanti lavoratori diventano complici dei disastri che assecondano con il loro asservimento? E ne pagano le conseguenze?

Quanti invece sono disposti a pagare di persona pur di difendere i valori in cui credono?

Abbiamo capito perfettamente che il sistema tende a mettere ai posti di comando delle istituzioni e degli enti di rilievo persone che non hanno adeguate competenze e spirito di servizio. Persone che nella maggior parte dei casi perseguono esclusivamente gli interessi propri e quelli delle consorterie e delle lobby che li sostengono.

Dobbiamo però metterci bene in testa che il futuro della Sardegna non è nelle mani di questa gente. E’ invece nelle mani di chi, umilmente ma con decisione, se necessario trova il coraggio di dire NO.

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