Salesiani a Cagliari: per il Comune svolgono solo attività “commerciale”

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L'istituto Salesiano Don Bosco a Cagliari (foto tratta dal profilo Facebook)

Il Comune di Cagliari mette in mora i Salesiani

Dopo oltre cent’anni di presenza a Cagliari i Salesiani rischiano di essere sfrattati dalla città. Nonostante tre anni fa – conferendo la cittadinanza onoraria al Rettor Maggiore Angel Fernandez Artime – il Comune abbia solennemente riconosciuto l’opera “benemerita” dei successori di Don Bosco (“verso la città, la provincia e la regione, tanto più nel campo educativo-scolastico ed associativo-sportivo giovanile”) oggi l’amministrazione si dimentica quelle parole solenni e presenta ai Salesiani il conto per una attività improvvisamente diventata esclusivamente COMMERCIALE: 800 mila euro. A tanto ammontano gli arretrati che i religiosi dovranno pagare all’amministrazione comunale per l’ICI del decennio 1999/2010.

Il contenzioso – racconta Paolo Matta sull’Unione Sarda di pochi giorni fa – è relativo all’istituto di viale Sant’Ignazio (che oltre alla scuola media e ai licei classico e scientifico comprende oratorio, salone teatrale, impianti sportivi all’aperto, cappella, sede degli ex allievi Salesiani) e la scuola primaria “Infanzia Lieta” di via Lay. E’ stata invece esclusa dalla tassazione la parrocchia di San Paolo di piazza Giovanni XXIII (comprensiva dell’oratorio parrocchiale) perché si tratta di un luogo dedicato esclusivamente al culto e alle attività pastorali.

In pratica la querelle verte sull’interpretazione della norma che regola l’esenzione dall’ICI degli immobili ecclesiastici destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive (art. 7, comma 1, lettera i), D.Lgs. n. 504/1992). Esenzione che, specifica una successiva norma del 2005, si “intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale“.

A chiarire la complessa faccenda era intervenuto nel 2009 il Ministero dell’Economia e delle Finanze che, con un’importante circolare, aveva precisato che l’esenzione è applicabile agli immobili utilizzati da un ente non commerciale e destinati esclusivamente allo svolgimento delle attività tassativamente elencate dalla norma che non abbiano esclusivamente natura commerciale.

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L’istituto Salesiano Don Bosco a Cagliari (foto tratta dal profilo Facebook)
Dunque il Comune di Cagliari – lo stesso che nel 2014 aveva elogiato pubblicamente le migliaia di sacerdoti, cooperatori e suore salesiane che in questi cent’anni e più hanno operato a Cagliari svolgendo un’incredibile attività educativa – adesso sostiene molto prosaicamente che i Salesiani a Cagliari, sostentandosi grazie alle rette delle famiglie degli studenti, svolgono esclusivamente una attività commerciale nelle loro scuole.

E ad onor del vero ha anche dalla sua parte due discusse sentenze della Corte di Cassazione.

Secondo l’amministrazione comunale di Cagliari l’istituto dei Salesiani, scuola che ha formato decine di migliaia di ragazzi cagliaritani, svolge dunque attività didattica, educativa e formativa secondo il modello voluto da San Giovanni Bosco esclusivamente per fare cassa.

La mobilitazione per sostenere i Salesiani a Cagliari

Presenti a Cagliari dall’ottobre 1913 e attualmente attivi in città con le tre scuole dell’Infanzia Lieta (Nido, Materna e Primaria) la Media e i Licei in via Sant’Ignazio e la parrocchia e l’oratorio di Piazza Giovanni XXIII – i Salesiani rischiano dunque di essere sfrattati da una città che – forse in maniera strumentale alla candidatura come Città Capitale Europea della Cultura – due anni fa ha riconosciuto solennemente la loro attività meritoria, oggi improvvisamente diventata commerciale.

Siamo perplessi”, ha dichiarato all’Unione Sarda il direttore dell’Istituto Salesiano don Sergio Nuccitelli, ricordando che in altri comuni d’Italia il problema non si è posto perché le amministrazioni hanno interpretato in senso più elastico la legge e soprattutto hanno riconosciuto nei fatti (e non solo con una delibera formale, ndr) la valenza sociale della proposta educativa e formativa dei Salesiani, dimostrata dalla storia secolare dell’opera fondata da San Giovanni Bosco.

Eppure la decisione del Comune di Cagliari sta suscitando un’ondata di indignazione di molti cagliaritani che contestano l’ingiustizia di questa applicazione rigida delle norme.

La richiesta non danneggia solo l’Istituto, ma tutte le famiglie degli alunni che frequentano le scuole di via Tigellio“, ha dichiarato Romano Satolli, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori-Sardegna denunciando “un trabocchetto nei confronti di una scuola che oltre agli insegnamenti pedagogici, contribuisce ad inculcare nei giovani i sani principi della religione di Stato, checché ne dicano i laici ed anche molti religiosi, spesso più preoccupati a tutelare delle religioni non cristiane invece di quella che sta alla base delle tradizioni europee ed occidentali“.

Satolli ha contestato in particolare l’impostazione formalistica dei funzionari del Comune di Cagliari che hanno equiparato automaticamente le rette scolastiche alle operazioni commerciali, alla stregua di quelle praticate da ostelli, B&B o altre attività turistiche svolte presso immobili religiosi, come ne esistono diverse a Roma e in tante città d’Italia. “La pretesa del Comune di Cagliari obbligherà l’Istituto Salesiano, come minimo, ad aumentare le rette mensili, costringendo le famiglie meno abbienti a togliere i figli dall’Istituto religioso verso la “Buona scuola” statale – ha proseguito Satolli -. Forse è questo il vero scopo? L’Istituto Salesiano di Cagliari nel corso degli anni ha istruito ed educato migliaia di cagliaritani e sardi per cui non si può di colpo metterne in crisi la stessa sopravvivenza e la sua meritoria opera”.

L’avvocato Francesco Scifo, segretario politico del Movimento Sardegna Zona franca, ha evidenziato in questa vicenda una grave anomalia del sistema che pretende che le scuole paghino le imposte sugli immobili e nello stesso tempo esenta banche e fondazioni bancarie. “La realtà è che l’istruzione scolastica è una pubblica funzione e tassare le scuole Salesiane significa costringerle a chiudere, uccidendo il pluralismo delle offerte formative e impoverendo il sistema educativo”, ha scritto Scifo sul suo profilo Facebook. “Ma anche questo è frutto della miopia di una classe dirigente inetta e ideologicamente orientata. Perché allora la Caritas non chiede al Comune di Cagliari di pagare per la supplenza che la Chiesa svolge nell’assistenza agli indigenti alleggerendo i servizi sociali? Che li fornisca il Comune gli 800 pasti ogni giorno ai bisognosi con gli incassi dell’Imu. Quella Chiesa, su cui il Comune specula, fornisce un totale di oltre 225 mila pasti l’anno che dovrebbe fornire l’amministrazione pubblica. Infine, perché nessuno protesta sulla esenzione Imu delle banche e fondazioni, che servizi pubblici forniscono loro?”.

Anche Alberto Agus, responsabile in Sardegna del Popolo della Famiglia, ha ravvisato in questi comportamenti un attacco ideologico ad istituzioni meritorie che, come i Salesiani e altri istituti religiosi, lavorano per il bene dell’uomo. “La politica tutta, quella istituzionale dei partiti nazionali, è inadatta per insipienza, per compromesso, per lontananza valoriale alla tutela di quegli interessi – ha scritto Agus -. Occorrono persone nuove e forze politiche nuove insieme alla consapevolezza da parte delle istituzioni religiose che il compromesso per ottenere piccole attenzioni non fermerà l’attacco ideologico per la chiusura di quelle istituzioni”.

1 COMMENTO

  1. Leggo con grande tristezza, nell’Unione Sarda del 6 aprile, che l’Istituto Salesiani Don Bosco di Cagliari è in difficoltà a causa di una divergenza amministrativo contabile col comune di Cagliari. La stessa difficoltà, leggo, potrebbe mettere a rischio la loro stessa permanenza in città. Ma stiamo scherzando? I Salesiani sono gli estensori dell’insegnamento di San Giovanni Bosco. Sono una risorsa fondamentale per la nostra comunità. Sono i portavoce della fede cristiana e coloro che hanno fatto si che l’istruzione dei nostri figli sia soprattutto educazione. Sono coloro che in epoca di globalizzazione spinta, in cui stiamo perdendo tanti valori di umanità e di speranza, tengono ancora alto il vessillo della buona pedagogia, cercando essenzialmente di capire i giovani e, con una guida di bontà e amore, di farli diventare buoni cristiani e soprattutto onesti cittadini. I cardini del metodo educativo di Don Bosco sono la ragione, la religione e l’amorevolezza. Attraverso questi cardini possiamo educare la nostra gioventù per ridargli la speranza e la dignità di futuro che questa società malata non riesce più a garantire. Non so quali siano le motivazioni burocratiche che stanno portando al rischio di chiusura di una così importante Istituzione, però, da uomo umile e forse di altri tempi, invito chi ha la responsabilità di questo, e mi riferisco in particolare al Sindaco Zedda di Cagliari, di operare e di impegnarsi affinché si trovi una soluzione praticabile e dignitosa per risolvere il problema. Ricordo che ognuno di noi è di passaggio su questa terra e che verremo ricordati sopratutto per la traccia indelebile che avremo lasciato della nostra vita, di uomini o come nel suo caso, di amministratori. Sindaco Zedda, lasci un buon ricordo di se e la Comunità, me compreso, gliene sarà grata.
    Fabio Barbarossa

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