Riscatto gratuito della laurea: la mobilitazione parte dalla Sardegna

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La corona d'alloro

E’ partita dalla Sardegna la mobilitazione contro l’ennesima riforma ingiusta varata dall’attuale Governo di centrosinistra: quella che prevede il riscatto gratuito della laurea solo per i giovani nati tra il 1980 e il 2000. Una riforma con cui una classe dirigente incapace di rendere più equo il sistema previdenziale italiano (magari ponendo un tetto massimo alle pensioni d’oro garantite ai super manager e ai beneficiati dalla politica e impedendo a chi percepisce laute pensioni di continuare ad intasare il mercato del lavoro) continua a produrre ingiustizie e sperequazioni. La scelta, pure giusta, di concedere il riscatto gratuito della laurea a chi ha meno di 35 anni non tiene infatti in considerazione tutti quei lavoratori quaranta-cinquantenni che non hanno mai potuto riscattare gli anni di laurea perché non hanno mai avuto un lavoro stabile e tutti quelli che gli anni di laurea se li sono riscattati sborsando una barca di soldi agli enti previdenziali nella vana speranza di avere un giorno la pensione.

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La lettera della disoccupata sarda Elisabetta Caredda ai rappresentanti dello Stato

E’ stata una laureata disoccupata sarda, Elisabetta Caredda, a scrivere qualche mese fa una lettera aperta ai massimi rappresentanti delle istituzioni nazionali, in testa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Paolo Gentiloni, sottolineando l’odiosa discriminazione contenuta nella riforma proposta dal Ministero dell’Economia e giunta lo scorso maggio sul tavolo del ministero del Lavoro.

In una situazione in cui sono proprio gli over 35 a sentire maggiormente gli effetti drammatici della crisi economica come può il Governo finalizzare una proposta per dare protezione previdenziale ai soli giovani anziché preoccuparsi di far arrivare alla destinazione di una pensione quelle generazioni vittime di un sistema viziato e nefasto che non hanno purtroppo mai potuto permettersi il riscatto degli anni di laurea proprio per la mancanza di un lavoro continuo, regolarizzato e riconosciuto con contratto dignitoso?”, scriveva lo scorso aprile Elisabetta Caredda.

Classe 76, laurea, master, dottorato di ricerca e qualche apprezzata esperienza nel mondo lavorativo, la disoccupata sarda sembra incarnare il modello di una generazione che si è fatta il mazzo tra tomi, dispense e sostanziose tasse universitarie, senza ottenere alla fine nulla di concreto. Vuoi perché le vecchie generazioni sono sempre molto restie a mollare le poltrone e i privilegi, vuoi perché oggi il mondo del lavoro sembra preferire a chi ha un curriculum impegnativo i giovani privi di esperienza che pur di far carriera sono disposti a dire sempre sì. Il tutto a discapito di quelle generazioni di 40-50enni che – scrive la Caredda nella lettera aperta in cui chiede il riscatto gratuito della laurea anche per gli over 35 – stanno lottando con una drammatica crisi occupazionale e spesso sono destinatari di piani di riqualificazione per poter rientrare nel mondo del lavoro che spesso non vanno a buon fine proprio per la loro età avanzata.

La protesta della giovane disoccupata sarda, che auspica il riconoscimento di un eguale diritto tra le generazioni, ha trovato larga condivisione sia nei sindacati che nelle istituzioni, sia a livello regionale che nazionale, convogliando l’indignazione di quei cittadini interessati a un possibile riscatto gratuito della laurea e di quelli che lo hanno già effettuato a costo di sacrifici economici immani con la speranza di poter raggiungere la pensione.

La richiesta della estensione del riscatto gratuito della laurea anche per gli over 35è stata ripresa dal centrodestra sardo che in questo periodo si sta dimostrando molto più attento ai diritti delle classi meno abbienti rispetto ad un centrosinistra autoreferenziale che sembra più impegnato nella gestione delle finanze regionali a discapito dei più poveri. E’ stato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia-An Paolo Truzzu a presentare una mozione in cui si chiede al presidente della Regione Francesco Pigliaru di fare pressing sul Governo perché l’agevolazione sia estesa anche a chi è nato prima del 1980.

Secondo Truzzu la riforma annunciata dal sottosegretario al Ministero dell’Economia penalizzerebbe in Sardegna circa 100mila laureati nati prima del 1980: oltre 66mila all’Università di Cagliari, circa 30mila in quella di Sassari. “Il riscatto gratuito degli anni universitari deve poter essere per tutti un diritto ai fini pensionistici e non un optional – sottolinea l’esponente del centrodestra sardo –. Gli over 35 sono già vittime di una perdurante crisi occupazionale, nonché di un mancato ricambio generazionale a causa della Riforma Fornero, situazione che non solo non consente loro di maturare i contributi ai fini di una pensione fra 25-30 anni, ma li considera spesso troppo in là con gli anni per un adeguato inserimento nel mondo del lavoro. Per questi motivi – conclude Truzzu – la Regione sostenga la mobilitazione contro questa riforma iniqua e faccia sentire la sua voce a Roma per difendere i diritti di tutti i cittadini, studenti e lavoratori, e per garantire le più ampie opportunità occupazionali senza distinzioni”.

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