Report della Caritas: giovani sempre più a rischio di povertà in Sardegna

Presentato a Cagliari il report della Caritas sull'esclusione sociale in Sardegna: oltre 101mila famiglie sarde vivono sotto la soglia di povertà relativa

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La presentazione del report della Caritas

Oltre 101mila famiglie sarde vivono in condizioni di povertà relativa. Il numero è in lieve diminuzione (erano circa 107 mila nel 2015), ma la situazione è ancora drammatica e soprattutto la Sardegna continua ad essere caratterizzata da un sempre maggiore divario tra ricchi e poveri e da una ormai cronica incapacità delle istituzioni di innescare dei processi di redistribuzione del reddito. Una situazione di cui stanno soffrendo soprattutto i giovani sardi che oggi rischiano di diventare i nuovi poveri. Il report della Caritas sulla povertà e l’esclusione sociale in Sardegna, presentato dalla Caritas Diocesana nella sala transatlantico del Consiglio regionale in occasione della prima Giornata mondiale dei poveri istituita da Papa Francesco, fotografa un’isola dove, nonostante le statistiche, il disagio è ancora drammaticamente tangibile.

Il numero delle persone che si sono rivolte alla Caritas regionale per avere un aiuto è leggermente diminuito rispetto alle edizioni precedenti, ma è estremamente preoccupante che nel 2016 a rivolgersi ai centri siano stati tantissimi giovani: addirittura una persona su cinque ha un’età compresa tra i 15 e i 34 anni.

Questo dato si colloca in un contesto caratterizzato da un elevatissimo tasso di disoccupazione giovanile: la prima provincia in Italia per numero di disoccupati tra i 15 e i 24 anni è il Medio-Campidano, con un tasso del 71,7%. Inoltre in questi ultimi 10 anni l’incidenza dei cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) è stata più elevata in Sardegna rispetto al resto d’Italia.

Nell’isola, è stato sottolineato durante la presentazione del report della Caritas, “si registrano una serie di disagi che intaccano non solo la sfera socio-economica ma anche quella relazionale e scolastica, determinando insuccessi scolastici, fenomeni di abbandono e dispersione. Si tratta di campanelli d’allarme che portano ad affermare che i giovani rischiano di diventare, oggi, i nuovi poveri”.

Il report della Caritas

Secondo le statistiche dell’ISTAT da due anni la povertà relativa in Sardegna è in lieve diminuzione e attualmente si è stabilizzata al 14%, a fronte di una media nazionale del 10,6%.

Complessivamente – si legge nel report della Caritas sarda – le persone che nel 2016 si sono rivolte ai dieci centri di ascolto della Caritas dislocati un Sardegna sono state 7.692. Per la maggior parte si tratta di italiani (73,3%), mentre gli stranieri sono circa 2000, in particolare di nazionalità romena, marocchina e senegalese.

L’età media di chi chiede aiuto è di circa 46 anni e a rivolgersi alla Caritas sono donne e uomini in egual misura (negli anni precedenti si registrava una prevalenza di donne).

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Raffaele Callia, responsabile del Servizio studi e ricerche della Caritas regionale

Dal report della Caritas – illustrato dal responsabile del Servizio Studi e Ricerche della Caritas Raffaele Callia, direttore della Caritas di Iglesias (potete ascoltare una breve intervista al dottor Callia nel podcast presente in questa pagina, ndr)- si tratta nella maggior parte dei casi di persone coniugate, a conferma che la povertà è oggi un fenomeno soprattutto familiare.

Altro dato interessante emerso dall’ultimo report della Caritas è quello relativo all’istruzione: infatti chi possiede un titolo di studio superiore riesce a difendersi meglio dalla crisi.

E’ infatti ancora maggioritaria la quota di coloro che hanno un livello di studio basso o medio basso (81,5%) e in questi 10 anni è diminuita la quota di chi ha un titolo di studio più elevato (laurea, diploma universitario, licenza media superiore): ciò dimostra l’urgenza di contrastare la dispersione scolastica che continua ad essere uno dei principali problemi della nostra regione.

Ma perché si chiede aiuto alla Caritas?

A chiedere aiuto – emerge dal report della Caritas – è nel 63% dei casi chi non ha lavoro, non l’ha mai avuto oppure lo ha perso, ma l’alta quota residuale di occupati e pensionati dimostra che spesso si fa fatica a sopravvivere anche quando in casa c’è qualche forma di reddito.

Che cosa viene chiesto alla Caritas? Ai centri Caritas viene chiesto innanzitutto un aiuto economico, là dove il reddito non consente di far fronte alle esigenze quotidiane oppure non si ha proprio alcuna forma di reddito. Ma anche viveri, accesso alle mense, pagamento delle bollette della luce o del gas o delle tasse. Forte anche la domanda di medicine e cure mediche.

La povertà in Sardegna è però strettamente legata alla disoccupazione perché in tanti si rivolgono alla Caritas per chiedere lavoro. Ma è anche legata alla crisi della famiglia, con tanti casi legati a separazioni e divorzi. In tanti hanno poi problemi abitativi: vuoi per la mancanza della casa o per condizioni abitative precarie. Spesso, inoltre, gli stranieri residenti nell’isola cercano di risolvere attraverso la Caritas problemi relativi a burocrazia, permessi di soggiorno e in genere tutela giuridica.

Quanto agli interventi concreti, oltre a quelli relativi alle emergenze sulle necessità materiali, in questi anni sono aumentati gli interventi di micro-credito e del Prestito della Speranza, che vedono la Sardegna ai primi posti in Italia.

Al 30 giugno 2017 – è stato spiegato durante la presentazione del report – sono stati erogati più di 11,7 milioni di euro con l’analisi di oltre 2.700 domande: 7,4 milioni per il credito sociale e oltre 4,2 milioni per il prestito d’impresa (la Diocesi di Cagliari ha promosso finora l’erogazione del 53% dei finanziamenti erogati: di questi, oltre 3,9 milioni per le pratiche sociali e oltre 2,1 milioni per le pratiche d’impresa a 757 richiedenti).

Inoltre, ci sono stati interventi di orientamento e consulenza professionale.

Molta aspettativa anche per il Reddito di inclusione sociale in Sardegna (Reis) approvato lo scorso anno dal Consiglio regionale e per il quale la stessa Caritas regionale ha fornito un importante contributo di riflessione nell’ambito dell’Alleanza regionale contro la povertà.

A questo proposito, nell’ottica del miglioramento di questo strumento di lotta alla povertà, la Delegazione regionale Caritas ha sottolineato alcune criticità. In particolare sono stati rimarcati difficoltà e ritardi nel coordinamento territoriale degli interventi, nel raccordo degli interventi economici con quelli sociali, lavorativi, formativi, educativi e nella costituzione di équipe multidisciplinari, come comitati locali di garanzia sociali e di altri organismi previsti da legge. Inoltre – secondo la Caritas – è ancora debole l’infrastrutturazione della “rete degli attori” che devono prendere in carico i singoli casi attraverso percorsi personalizzati ed è inadeguato il coinvolgimento degli attori del Terzo settore nella fase di co-progettazione.

Infine, la Caritas ha ricordato per l’ennesima volta l’urgenza di varare l’Osservatorio regionale sulle povertà previsto dalla legge regionale n. 23 del 23 dicembre 2005, sottolineando che esso deve essere uno strumento non fine a se stesso, ma capace di garantire ad esempio un’adeguata valutazione periodica sia della fase d’implementazione che del monitoraggio del REIS.

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