Povertà, varate le linee guida del Reis, il reddito di inclusione sociale

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Il palazzo della Regione Sardegna

Lo scorso agosto, quando il Consiglio regionale lo aveva approvato, era stato ribattezzato in sardo aggiudu torrau. Tecnicamente si chiama Reis, Reddito di inclusione sociale, ed è un assegno mensile, che varia tra i 200 e i 500 euro a seconda della consistenza del nucleo familiare, a fronte del quale il beneficiario dovrà impegnarsi a partecipare a percorsi di formazione professionale o di istruzione e accettare le future ed eventuali offerte di lavoro sulla base di programmi concordati con i servizi sociali. Nell’ottica, ovviamente, dell’auspicabile superamento dello stato di indigenza.

Le linee guida del Reis

Le linee guida del Reis sono state definite dalla Giunta regionale che ha stabilito gli importi minimi e massimi e le soglie di reddito Isee per accedere a questa misura straordinaria di lotta alla povertà per la quale la Regione si è impegnata a stanziare 30 milioni di euro all’anno. Il Reis – al quale potranno accedere persone o nuclei familiari di cui almeno un componente risieda in Sardegna da almeno 60 mesi – dovrà inoltre essere coordinato ad un’altra misura nazionale per la lotta alle povertà: il Sia, Sostegno di Inclusione Attiva, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Gli interventi previsti dalla legge – si legge nella delibera della Giunta sarda – riguardano l’erogazione di un sussidio economico ai nuclei familiari in condizione di povertà, la realizzazione di attività finalizzate al contrasto all’esclusione sociale, al miglioramento dell’occupabilità, la promozione dell’accesso e del reinserimento al lavoro, l’attivazione di misure di sostegno per l’accesso alla casa e per la riqualificazione dei contesti abitativi e l’adozione di azioni finalizzate al contrasto della dispersione scolastica“.

L’Alleanza contro la povertà

L’approvazione delle linee guida della Giunta Regionale sul Reis  sono state salutate con soddisfazione dalla Alleanza contro le povertà che, attraverso il portavoce e coordinatore Fabio Meloni, ha espresso “una valutazione positiva della delibera regionale”, che rispetto alla bozza iniziale recupera il richiamo alla costruzione della rete sociale territoriale, con la partecipazione del Terzo settore e degli altri soggetti solidali. Una impostazione – sostiene Meloni “coerente con la proposta che l’Alleanza contro le povertà porta a livello nazionale ormai dal 2014”.

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Fabio Meloni, portavoce e coordinatore della Alleanza contro le povertà

Il provvedimento, aggiunge Meloni, “ha ora bisogno concreto di una celere adozione per consentire ai beneficiari di ottenere non solo il sussidio ma il sistema dei servizi previsto dalla legge e anche dalla misura nazionale SIA. L’urgenza è dettata dalla gravità e dalla consistenza del fenomeno, come anche richiamato dai numeri ISTAT secondo cui il 28,7% degli italiani sarebbe a rischio povertà, dati che nel mezzogiorno crescono fino ad arrivare al 46,4%“.

Secondo l’Alleanza contro la povertà è necessario attivare ogni adempimento che sia in grado di far funzionare al meglio i servizi del Piano Unitario Locale dei Servizi alla Persona (Plus), un patto sociale attraverso il quale le istituzioni presenti sul territorio uniscono le forze per sostenere le persone con servizi sociali e socio sanitari integrati). Nonché “accompagnare la progettazione connettendola a serie prospettive di sviluppo economico in grado di creare lavoro vero e duraturo“.

Il Reis verrà finanziato dalla Regione Sardegna attraverso un apposito Fondo regionale per l’inclusione sociale, alimentato da risorse europee, statali e regionali e da fondi raccolti da privati. In base alla legge istitutiva, per beneficiare del Reis si dovrà presentare la richiesta al Comune di residenza che la trasmetterà agli Uffici di piano nell’ambito del Plus competente per territorio. La misura, nell’ottica dell’aggiudu torrau, avrà come presupposto un patto fra la Regione e il beneficiario che dovrà, come detto, impegnarsi a seguire un percorso  di inserimento formativo, scolastico o lavorativo mediante programmi d’intervento pianificati dai servizi sociali comunali e dai centri per l’impiego della Regione.

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